La vita nella Legione Straniera di Danilo Pagliaro fa centro, successo per la presentazione del nuovo libro

Un momento della presentazione

Una serata che poteva continuare fino a notte fonda tanta era la curiosità che la vita di Danilo Pagliaro ha suscitato nelle persone che hanno voluto incontrare il brigadier chef italiano tuttora in forza alla Legione Straniera francese. L'evento che si è svolto alla palestra Le Club, organizzato da Drone Fly Italia, ha visto la presentazione del secondo libro del militare: "La scelta. La mia vita nella legione straniera", il primo era "Mai avere paura".  Pagliaro, che nella Legione è entrato negli anni Novanta con il nome Pedro Perrini, ha raccontato la sua vita e le sue avventure durante le tante missioni Nato nell'ex Jugoslavia, a Sarajevo, e nella Repubblica Centrafricana. Ha ripercorso le tappe dell'arruolamento, dei tanti e difficili addestramenti in molteplici e ostili scenari. Decine le domande sulla vita in Legione che negli anni è stata avvolta da un alone di mistero e, a detta di Pagliaro, mistificata: «Ricevo tantissimi messaggi di giovani che vogliono arruolarsi, curiosi e impazienti di mettersi alla prova». La sua mission è quella di raccontare la Legione così come è, per restituirne alla società un'immagine veritiera e corrrispondente al vero: «Non siamo killer mercenari». Impossibile non parlare della vita privata e del rapporto con la moglie e la madre: «Non sapeva chi fossi diventato. Ho sempre avuto un rapporto problematico con lei, tanto che non mi sono mai ricordato il suo compleanno, ma il destino ha voluto che se ne andasse il giorno del mio arruolamento, come una sorta di pena del contrappasso». Si è poi parlato dei giovani e dell'educazione: «Ora manca l'autorità e il suo riconoscimento. La Legione, e in generale la vita militare rispecchia la società civile perché da lì "prende" i suoi uomini. Ora i genitori sembrano essere diventati i sindacalisti dei figli, venendo meno al proprio ruolo creando dei buchi comportamentali dove si pretendono dirtti e mai doveri, ed è per questo che anche la vita militare si sta snaturando. La forze della Legione era che tutti si era uguali, ora la situazione sta cambiando». «Non è  - ha concluso - che non si deve avere paura, la paura c'è e deve esserci, quella che non si deve avere è quella di andare avanti, nonostante tutto. Si è vivi, sani, si ha un lavoro. Via dalla faccia le smorfie di tristezza o il broncio (per il quale si veniva puniti), ci si stampa un sorriso e si va, sempre avanti». 

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