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Fondo Ambiente e Territorio Piacenza / Via Beverora

«Lavori imminenti alla casa d’interesse storico, l’Amministrazione garantisca la tutela»

L’organizzazione di volontariato chiede di verificare che l’intervento di recupero in progetto in via Beverora «rispetti lo spirito e i contenuti delle norme in materia di restauro e risanamento conservativo»

«Lavori imminenti alla casa d’interesse storico al civico numero 5 di via Beverora, l’Amministrazione garantisca la tutela». Ad intervenire con una nota - indirizzata anche a sindaco e consiglieri comunali del comune di Piacenza - l’associazione Fondo Ambiente e Territorio di Piacenza Odv. L’organizzazione di volontariato chiede di verificare che «l’intervento di recupero in progetto rispetti lo spirito e i contenuti delle norme in materia di restauro e risanamento conservativo». «Intorno alla casa di viale Beverora numero 5 è stata eretta da alcuni giorni la staccionata di un cantiere edile, per l’imminente inizio di lavori» scrive l'associazione. «Sulla staccionata è affissa l’immagine del nuovo prospetto dell’edificio dopo la conclusione dei lavori, certamente diversa dallo stato attuale. La casa è di interesse storico e, come tale, è sottoposta a tutela dal Regolamento Urbanistico Edilizio comunale (Rue). L’intervento ammesso dal Rue è il “restauro e risanamento conservativo”. L’antica casa è assolutamente unica nella sua tipologia a Piacenza. Significativi sono anche il portico, unico della tipologia a Piacenza, e il sottostante acciottolato, pure unico in città essendo realizzato in sassi piccolissimi e ben conservato in gran parte, salvo qualche vecchia riparazione con gli stessi materiali».

«L’edificio - prosegue - è raffigurato sulla mappa di Piacenza del Ponzoni del 1571 e risulta identico a oggi, nelle sue dimensioni e nel suo portico (dal quale si passava per accedere al ponticello sul rio Beverora, allora scoperto, che portava alla chiesa di San Giovanni in Canale). Riportiamo quanto scritto da Leonardo Fanelli e Angelo Marchesi su Panorama Musei del 2012, in un articolo sulla mappa citata: "Ad esempio si nota la casetta medievale ancora oggi esistente in via Beverora al numero civico 5, con l'antistante portico che si affacciava sul canale...". Il 7 febbraio sono stati avviati i lavori preliminari a una ristrutturazione che, dall'unica immagine presente al momento all’esterno del cantiere, modificherà il prospetto con spostamento e allargamento delle aperture, come pure il piano del tetto che parrebbe rialzato, con sicuro sventramento dei piani interni attuali».

«Il Regolamento Edilizio comunale (RE) approvato nel 2019 - dichiara la nota - stabilisce che le opere ammesse nell’ambito degli interventi di restauro e risanamento conservativo sono le seguenti: 87.2 Restauro e risanamento conservativo. Il tipo di intervento prevede: a) la valorizzazione degli aspetti architettonici, per quanto concerne il ripristino dei valori originali, mediante: il restauro e il ripristino dei fronti esterni ed interni; su questi ultimi sono consentite parziali modifche purché non venga alterata l'unitarietà del prospetto e siano salvaguardati gli elementi di particolare valore stilistico; il restauro e il ripristino degli ambienti interni nel caso in cui vi siano elementi di documentata importanza; il consolidamento con sostituzione delle parti non recuperabili, senza modificare la posizione dei seguenti elementi strutturali qualora gli stessi siano tipologicamente originali: murature portanti sia interne che esterne; solai e volte; scale; tetto, con ripristino del manto di copertura originale o simile all'originale; sporti di gronda senza modificarne le caratteristiche dimensionali; l'eliminazione delle superfetazioni come parti incongrue all'impianto originario ed agli ampliamenti organici del medesimo, che possono concorrere all’opera di risanamento, funzionale e formale, delle aree e degli spazi liberi. l'inserimento degli impianti tecnologici ed igienico-sanitari essenziali nel rispetto delle norme di cui ai punti precedenti».

«Il restauro e risanamento conservativo - spiega l’associazione - è finalizzato alla conservazione delle architetture di interesse storico della città, affinché non scompaiano, sostituite da altre nuove. Per questo il Regolamento Edilizio prescrive il restauro e il ripristino degli elementi costruttivi ed architettonici antichi e consente l’adeguamento alle moderne esigenze di vita nel rispetto delle caratteristiche tipologiche e strutturali degli edifici sottoposti a tutela. Il Piano Regolatore del Centro Antico di Piacenza, in vigore dal 1979 al 2001, disciplinava in modo chiaro e puntuale gli interventi possibili su ciascun edificio della città storica. In seguito, le norme del Centro Antico sono diventate meno vincolanti, oppure sono state interpretate in modo estensivo. Di fatto gli interventi sull’edilizia storica spesso, anziché conservare gli edifici tutelati, li trasformano in altri completamente diversi, fatta eccezione, e solo talvolta, per le facciate». «È quanto è accaduto per esempio, recentemente - aggiunge la nota - nell’intervento di restauro e risanamento conservativo della casa di via Verdi-angolo via Santa Franca, di epoca seicentesca, sventrata dal primo piano in su, quindi con la sostituzione delle strutture antiche verticali e orizzontali con altre moderne e il mantenimento delle facciate. L’impossibilità tecnica di restaurare/ripristinare, con materiali dello stesso tipo di quelli esistenti, parti strutturali deve essere dimostrata con fotografie e documentata con inoppugnabili relazioni tecniche convalidate da prove; non può essere semplicemente attestata dal progettista con una dichiarazione. Altrimenti, come avviene, le norme di legge, urbanistiche e regolamentari vengono eluse e il tessuto edilizio storico risulta menomato in odo sempre più diffuso perché l’intervento di restauro è meno conveniente economicamente della demolizione e ricostruzione. La casa di via Beverora 5 sarà in tempi brevissimi sottoposta ad un intervento di restauro e risanamento conservativo, essendo già stata realizzata una staccionata che, di fatto, impedisce la visione del portico e dell’acciottolato esistente».

«Chiediamo - conclude la nota - che lo stato di fatto dell’edificio e delle sue pertinenze sia descritto e documentato con fotografie di tutte le parti e ambienti esterni e interni e sia accompagnato da una relazione storica; che l’intervento autorizzato rispetti tutte le prescrizioni di tutela vigenti, con particolare riferimento a quelle dell’art. 87.2 del Regolamento Edilizio; che “il restauro e il ripristino dei fronti esterni e interni” sia preceduto dalla rimozione degli intonaci allo scopo di riportare alla luce le strutture murarie o gli intonaci antichi. In mancanza di un’applicazione attenta e rigorosa delle norme in questo e in altri casi, preannunciamo il ricorso a vie legali».

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