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Lunedì, 23 Maggio 2022
Attualità

Le fastose nozze di Alessandro con Maria di Portogallo

I contributi scientifici degli studiosi protagonisti del recente convegno sulla dinastia farnesiana

Notevole interesse ha accompagnato la giornata di studi del convegno internazionale organizzato dall’Istituto Araldico Genealogico Italiano e dalla Banca di Piacenza al PalabancaEventi, con il patrocinio della Confédération Internationale de Généalogie etd’Héraldique dal titolo “I Farnese, una grande dinastia, nascita, affermazione ed alleanze nella storia europea”.

La cortese disponibilità del presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano – IAGI, Pier Felice degli Uberti, unitamente a quella di Marco Horak, ci consente di offrire in lettura un’estesa sintesi delle relazioni presentate dai numerosi studiosi protagonisti del Convegno

Oggi presentiamo il contributo “MATRIMONIO DI ALESSANDRO FARNESE CON MARIA DI PORTOGALLO”.

L’AUTORE: Mariano Andreoni, ha abbinato per molti anni l'attività di insegnante, per la quale è oggi a riposo, con quella di ricercatore storico e pubblicista, collaborando con diverse testate piacentine e con il quotidiano "Libertà". Ha dato alle stampe negli ultimi anni due importanti volumi, entrambi dedicati all'approfondimento della storia dei Farnese: il primo dal titolo I Tesori dei Farnese (due tomi), il secondo intitolato Grandi Eventi in Casa Farnese.

In Spagna, la famiglia aveva cominciato a pensare al suo matrimonio. I genitori Ottavio e Margherita d’ Austria e lo zio cardinale Farnese pensavano a una principessa italiana; hanno pensato ad una figlia di Cosimo dè Medici e soprattutto alla sorella maggiore del duca di Ferrara, Lucrezia d’Este. Ma tutto era subordinato all’ approvazione dello zio, il re spagnolo Filippo II, che scartò tutte le aspiranti delle case d’ Italia e scelse Maria di Portogallo, figlia di Isabella di Braganza e dell’ infante Edoardo, deceduto nel 1540, fratello del re di Portogallo.

   In questa decisione di Filippo II si può intravvedere la sollecitudine del Re per suo nipote e l’ importanza che casa Farnese rappresentava per la Spagna, difatti il Portogallo era sempre stato importante per la Spagna. Basta ricordare che un’altra Maria aveva sposato lo stesso Filippo ed era la madre del figlio don Carlos.

    Ma sembra che Alessandro non fosse molto entusiasta della scelta (Maria aveva sette anni più di lui e non era una gran bellezza), tuttavia la proposta fu accettata dai Farnese sperando così di poter raggiungere un secondo obiettivo politico, molto importante: la restituzione del castello di Piacenza, che dopo il riacquisto della città nel 1556 era rimasto sotto controllo spagnolo. La sovranità di Ottavio Farnese nel suo Stato risultava limitata da questa presenza militare spagnola e Margherita d’Austria, moglie di Ottavio e sorella di Filippo II, aveva accettato la carica di Governatrice dei Paesi Bassi che il fratello le aveva offerto nel 1559, sperando di accelerare la fine della presenza spagnola nel castello di Piacenza, quale ricompensa dei favori resi al re di Spagna.

     Le trattative per la stesura del contratto nuziale con i portoghesi erano state condotte tra le parti a Madrid e la firma del contratto avvenne il 25 marzo 1565 e poco tempo dopo Alessandro Farnese poté partire da Madrid per Bruxelles, dove alla corte della madre Margherita si sarebbero svolte le nozze.

     Per il matrimonio vero e proprio Filippo II aveva scelto Bruxelles come voleva Madama Margherita che in quel periodo ricopriva, come abbiamo detto, la carica di Governatrice dei Paesi Bassi. Ricordiamo anche che Alessandro Farnese, all’età di undici anni, era stato inviato nei Paesi Bassi alla corte dello zio Filippo II e lo aveva poi seguito in Spagna, per ricevere una educazione adeguata, in realtà ostaggio per garantire la fedeltà del padre Ottavio verso la potenza spagnola, egemone nell’ Italia del Cinquecento.

     Dal contratto nuziale si deduce che Maria di Portogallo portava in dote la somma di 70.000 scudi pagati in due tempi: valore di 20.000 scudi in gioielli, oro e argento al momento delle nozze; 50.000 scudi da versare a un anno del matrimonio sulle piazze di Anversa, Roma, Milano o Lisbona, senza che i Farnese dovessero pagare commissioni nell’ incasso della somma. Ottavio Farnese avrebbe concesso alla sposa 9.000 scudi all’anno per il mantenimento della casa e 12.000 scudi sempre all’anno al figlio. Alessandro inoltre avrebbe ereditato dai genitori un reddito annuo di 150.000 scudi e il ducato di Parma, mentre riceveva subito il marchesato di Novara che Ottavio aveva ereditato dal padre Pier Luigi.

     La cerimonia per procura fu celebrata nella cappella del Palazzo Reale di Lisbona il 13 maggio 1565 (1). Lo sposo Alessandro era rappresentato dall’ambasciatore spagnolo in Portogallo ed erano presenti il re Sebastiano, di soli undici anni, la regina Caterina, nonna di Sebastiano, e il cardinale Enrico, zio del re e reggente del paese. Avevano solennizzato le nozze vari banchetti nel Palazzo Reale, cui aveva fatto seguito il tipico intrattenimento della corte portoghese in cui si fondevano musica, poesia e danza.  Intanto una flotta con vari pezzi di artiglieria e alcune navi mercantili era salpata il 12 agosto 1565 dal porto di Vlissingen in Zelanda per prelevare la sposa in Portogallo.

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(1) Le nozze di Alessandro Farnese del 1565 sono descritte con minuzia di dettagli nella Relazione di FRANCESCO DE MARCHI, capitano di Margherita d’ Austria:” Narratione delle gran feste fatte in Portogallo e in Fiandra nello sposalizio di Alessandro Farnese e Maria di Portogallo”, Bologna 1566. Francesco De Marchi fu al servizio di Margherita d’Austria fin dai tempi del primo matrimonio con Alessandro de’ Medici e poi a Roma, a Parma, a Bruxelles. Era dunque presente alle nozze di Alessandro; non solo, ma ha partecipato all’ organizzazione dei festeggiamenti.

     Un altro prezioso aiuto per la ricostruzione del grande evento di Bruxelles è dato   dall ‘Album di Varsavia. Si tratta di un album di miniature di un artista anonimo (forse della scuola di Frans Florìs) che ha immortalato su fragili pergamene di pelle di daino le feste del matrimonio di Alessandro Farnese. L’ Album è conservato presso la Biblioteca Universitaria di Varsavia.

Cfr. anche: EMILIO COSTA, Le nozze del duca Alessandro Farnese, Battei, Parma 1887.

- P. FEA, Le nozze del duca Alessandro Farnese, Parma 1887.

- MARIANO ANDREONI, I grandi eventi di Casa Farnese, Tipleco, Piacenza 2020.

Sulle navi erano imbarcati dame, gentiluomini e paggi della corte di Margherita, con i loro servitori, un medico, un cerusico, un confessore, due frati per curare gli ammalati, musici e tutti gli ufficiali necessari per assicurare il servizio di tavola. In totale le persone imbarcate erano più di mille e cento. Per le necessità alimentari erano stati caricati sulle navi animali vivi (buoi, vitelli, montoni), grano, vini, limoni, lardo, burro, pesce salato e 3.400 uova nel sale per meglio conservarle.

     Il viaggio di ritorno durò un mese e mezzo incontrando due tempeste, un incendio, il naufragio di un’ imbarcazione della flotta e l’ incagliamento in un banco di sabbia nel Canale della Manica ( 2 ).

          La principessa Maria il 2 novembre 1565 sbarcò in Zelanda, dove attraccavano le navi di grandi dimensioni dirette in Fiandra. Dopo aver incontrato brevemente lo sposo ed i suoceri Margherita d’ Austria e  Ottavio ed essersi riposata per alcuni giorni, si era messa in viaggio per Bruxelles.

     Maria di Portogallo era molto attaccata alla religione, tanto che allo scoppio dell’ incendio durante il viaggio si era preoccupata di salvare le reliquie anziché i suoi gioielli e per un’estrema pudicizia aveva proibito di essere toccata da coloro che volevano metterla in salvo. E fino a Parma era seguita da un confessore gesuita, Sebastiào de Morais.

     Ai festeggiamenti per le nozze di Alessandro parteciparono centinaia di persone. Maria di Portogallo entrò in città su un carro dorato, progettato dal capitano Francesco De Marchi (Fig.1). Madama Margherita ha introdotto per la prima volta nel cerimoniale l’ uso della carrozza che verrà a sostituire a poco a poco l’ ingresso a cavallo. La carrozza risultava sontuosa e magnifica per il largo impiego di materiali preziosi e per la decorazione artistica ( 3 ).

(2) Il viaggio di Maria di Portogallo e del suo seguito è descritto dal gesuita portoghese Sebastiao de Morais, suo confessore, in una lettera, inviata da Parma il 12 agosto 1566, ad un confratello a Lisbona, e nel testo da lui scritto nel 1578 dopo la morte della principessa, “Vita et Morte de la Seremissima Principessa di Parma e Piacenza”, Bologna 1578.

(3) STEFANO PRONTI, Le carrozze: storia e immagini riviste attraverso la collezione civica piacentina, Piacenza 1985.

La sposa era preceduta dai più notabili cavalieri del Toson d’oro e accompagnata dai rappresentanti delle compagnie degli archibugieri, degli arcieri e dei balestrieri che reggevano torce accese secondo il costume del paese. Il percorso, che si snodava dalla porta della città al Palazzo Reale, passando per la Grand-Place, era illuminato da barili di pece infiammata, posti su pali.  Il palazzo Reale di Bruxelles, ove risiedeva Margherita d’Austria in quanto Governatrice dei Paesi Bassi, era per l’occasione delle nozze decorato dalle vecchie e nuove serie di arazzi che formeranno la grande collezione di arazzi fiamminghi della famiglia Farnese. La principessa raggiunse il Palazzo tra le acclamazioni popolari la sera dell’ 11 novembre 1565 e il matrimonio venne celebrato dall’ arcivescovo di Cambrais, Massimiliano de Berghes, nella cappella dove si trovava un prezioso altare di alabastro (di Jan Mone, 1541), ora collocato nella cattedrale di San Michele di Bruxelles (Fig.2). Dopo la cerimonia nuziale si svolsero diversi banchetti; ricordiamo in particolare quello del 18 novembre e quello del 30 novembre sempre del 1565 offerto da Ottavio Farnese ai cavalieri del Toson (4). La sposa Maria era sempre ammirata per le sue conoscenze linguistiche: parlava perfettamente anche lo spagnolo con Alessandro e con il suocero Ottavio. I banchetti offerti per celebrare le nozze erano caratterizzati dalla presenza di scalco, coppiere e trinciante, cariche ricoperte da nobili al servizio della corte.     La musica aveva una funzione importante: l’arrivo dalla cucina di ogni portata era segnalato dal suono di strumenti a fiato e a percussione, e un concerto di strumenti a corda, flauti e voci accompagnava il pranzo. Anche Orlando di Lasso e Filippo di Monte cantarono tre madrigali festivi collegati in gruppo e scritti appositamente. Al termine della serata vennero offerte ai convitati, in una sala apposita, due dolci ”colazioni di zucchero”: si trattava di composizioni scolpite, vere e proprie opere d’arte che, eseguite sicuramente da abili scultori, conclusero i banchetti; alla fine della  festa le dame ne staccavano dei pezzi che conservavano come ricordo, pur con il rammarico di distruggere creazioni eccezionali. La “colazione” eseguita dai cuochi di corte riproduceva una tavola imbandita fatta interamente di zucchero; quella offerta dalla città di Anversa invece rappresentava realisticamente il viaggio della principessa, composta da più di tremila pezzi, del valore di tremila scudi.

(4) - GIOVANNI DREI, I Farnese: grandezza e decadenza di una dinastia, Parma 2009 (prima edizione: Roma 1954).

- GIUSEPPE NASALLI ROCCA, Maria del Portogallo, madre di Ranuccio I e moglie di Alessandro, in “Strenna Piacentina”, 1891, pagg. 7-38.

     Il capitano De Marchi ci fornisce anche dati sui mezzi impiegati per realizzare il banchetto, oltre ai nomi dei cuochi: tre cucine e tre pasticcerie con centodieci addetti avevano lavorato per quindici giorni; la legna usata sarebbe stata sufficiente per far fondere il metallo di quattro fornaci di artiglieria.

     La vita musicale dei Paesi Bassi era importante, tanto è vero che anche uno strumento musicale a percussione d’origine araba è presente nel banchetto e nel torneo, l’altoballo che è riprodotto nella miniature dell’ Album di Varsavia in cui è rappresentato il banchetto nuziale (Fig. 3). Due mascherate erano seguite al banchetto: una di fanciulli e una di dame e cavalieri. Questi intrattenimenti con musica erano usuali dopo i banchetti, e nel testo di De Marchi (1) ne sono descritti cinque. La mattina successiva alla consumazione delle nozze i suoceri hanno presentato, secondo la tradizione, doni alla sposa, frutto di una lunga concertazione epistolare fra Ottavio e la moglie Margherita, che si trovava a Bruxelles, e il coinvolgimento di numerose persone a Madrid, a Bruxelles e in Italia. I doni presentati dal suocero Ottavio furono stoffe italiane eseguite appositamente a Firenze e a Milano.

  Filippo II incaricò il suo ambasciatore in Inghilterra di acquistare un gioiello  da

regalare alla sposa. De Marchi descrive minuziosamente gli abiti indossati dagli sposi e dagli altri personaggi di riguardo, dato che l’abbigliamento aveva grande considerazione nella vita di corte. La sposa era vestita di raso bianco, tutto ricamato d’oro e aveva “cinque o sei braccia di coda”. Addosso aveva tanti gioielli che sembrava “un cielo stellato che lucesse”. Sono parole di De Marchi.

     All’arrivo Maria e la sua dama  portavano un cappello diverso da quello delle altre signore, probabilmente perché era tipico del loro paese. Inoltre faceva parte del seguito una donna vestita di bianco, con abbigliamento particolare: forse la nutrice che l’accompagnava, avendo ricevuto a Lisbona in custodia i gioielli.  

     Era tradizione che all’ ingresso di un principe la città di Bruxelles organizzasse un torneo sulla Grand-Place, cui faceva seguito un banchetto all’ Hotel de Ville; entrambi, rappresentati in tre miniature dell’ Album di Varsavia, si svolsero il 4 dicembre, dopo aver subìto rinvii a causa del maltempo. Il torneo fu in parte rovinato dalla pioggia, ma non si poteva rimandare ancora per il temuto deterioramento degli alimenti preparati per il successivo banchetto.

     Due carri allegorici sfilarono nella piazza: quello del Sole apparteneva a una squadriglia di quattro cavalieri e riportò il premio per la migliore entrata; l’altro carro, Venere e Cupido, del principe d’ Orange, era trainato da tre cavalli, due bianchi e uno nero nel mezzo, che rappresentavano gli elementi. Al torneo hanno partecipato esponenti della più alta nobiltà dei Paesi Bassi, che avevano sostenuto spese ingenti per le livree del seguito, composto da padrini, lacchè e suonatori, oltre che per le armature e per le bardature dei cavalli. I premi assegnati, per lo più gioielli da donare alle dame per le quali i cavalieri avevano combattuto, erano quattro.

    Altre due giostre, collegate con i festeggiamenti delle nozze, si svolsero il 9 dicembre 1565 e il 14 gennaio 1566 nel parco del Palazzo Reale; in quest’ultima occasione si erano affrontati il figlio del conte Egmont di 8 anni e il figlio del principe d’Orange di 11, a capo di due squadre contrapposte. Un torneo a piedi, consueto nelle feste di nozze principesche, si svolse dopo il banchetto nella sala del Palazzo Reale.

  La partenza del duca Ottavio Farnese per l’ Italia il 14 dicembre, affrettato probabilmente dalla notizia della morte del papa Pio IV (9 dicembre 1565) e dell’ imminente conclave, da cui i sostenitori dei Farnese speravano l’elezione del cardinale Alessandro, segnò la fine dei festeggiamenti. Seguì la partenza di Alessandro e quella della sposa Maria, mentre Margherita d’Austria lasciò i Paesi Bassi alla fine del 1567, dopo aver fronteggiato l’ inizio della rivolta antispagnola

Entrata solenne di Maria di Portogallo a PARMA nel 1566

Maria di Portogallo (1538-1577), fresca sposa di Alessandro Farnese, dopo le nozze, partì il 10 maggio 1566 alla volta di Parma da Bruxelles, dove aveva soggiornato alla corte della suocera Margherita d’Austria.  L’ ingresso a Parma di Maria di Portogallo avvenne nel pomeriggio del 24 giugno 1566. Erano andati incontro alla principessa ad alcune miglia dalla città il duca Ottavio, Alessandro Farnese (che era arrivato a Parma prima, il 13 giugno), Vittoria, duchessa di Urbino e sorella di Ottavio, i nobili di Parma e anche quelli di Piacenza, che si erano recati appositamente a Parma per far la loro corte alla nuova principessa.

     L’ ingresso avvenne attraverso la porta S. Michele e sul percorso, lungo il quale tutte le case erano tappezzate di drappi di lana variopinti, erano stati realizzati tre archi.

     La principessa giunse alla cattedrale, dove la Comunità le presentò in regalo alcuni vasi d’argento e d’oro. Di poi si ritirò nel Palazzo Vescovile, concesso dal cardinale Alessandro Sforza di Santafiora, vescovo di Parma ma residente a Roma; in questo palazzo la principessa avrebbe fissato la sua residenza, invece il duca Ottavio alloggiava in un complesso di edifici ristrutturati che davano sull’attuale via Garibaldi. L’artiglieria del castello e gli archibugieri disposti lungo il percorso avrebbero dovuto sparare a salve, ma il duca lo impedì per lo stato di gravidanza della principessa, mentre si accesero fuochi e suonarono le campane (6).

(5) GIUSEPPE BERTINI, Le nozze di Alessandro Farnese: feste alle corti di Lisbona e Bruxelles, Milano 1997.                                     

(6) L’ ingresso a Parma di Maria è descritto da BONAVENTURA ANGELI, Historia della città di Parma et descrittione del fiume Parma, Parma 1591.

 Di questa e di altre fonti fa tesoro GIUSEPPE BERTINI per il suo saggio L’entrata solenne di Maria di Portogallo a Parma nel 1566, in “D. Maria de Portugal, princesa de Parma (1565-1577) e o seu tempo. As relacòes culturais entre Portugal e Italia ne segunda metade de Quinhentos”, 1999 Porto, pagg. 69-81.

Entrata solenne di Maria a PIACENZA nel 1568

Per gravidanza della principessa il suo ingresso nella capitale dell’ altro ducato farnesiano, Piacenza, era stato rimandato in un primo momento al dicembre 1566 e successivamente al gennaio del 1567, qualche tempo dopo la data prevista del parto, ma a causa di un’ ulteriore gravidanza, dell’aborto e della nuova gravidanza ed il parto della principessa Margherita, nata nel novembre del 1567, il solenne ingresso a Piacenza ebbe luogo soltanto il primo febbraio 1568 (7).

     La Comunità piacentina aveva deliberato nella seduta del 28 gennaio del 1566, in occasione delle nozze di Alessandro e Maria, un donativo di 18.000 scudi, da suddividere 14.000 al duca e 4.000 in regali agli sposi: una spesa maggiore di quella sostenuta da Parma.

   Fu posto un quadro sulla porta di S. Lazzaro e vennero innalzati cinque portoni e tre archi:

1) uno lungo la strada di S. Savino (attuale via Roma),

2) un altro alla fine della via Dritta (attuale via XX Settembre),

3) l’ ultimo presso la Cittadella.

     I soggetti delle rappresentazioni sugli archi e sui portoni furono forniti agli artisti da Giulio Landi e da Ettore Lusardi. I tre archi erano dedicati alla celebrazione della famiglia reale portoghese, della famiglia del principe Alessandro e dunque dei Farnese e anche alla celebrazione della famiglia degli Asburgo.

     La principessa non alloggiò nel palazzo della Cittadella, perché sarebbe stato occupato dalla sua proprietaria, Margherita d’ Austria, di cui si attendeva in quel periodo il rientro dai Paesi Bassi, ma in casa di Maddalena Dal Pozzo, vicina alla Cittadella, precisamente in via alle Saline (oggi via Cavour). La corte della principessa e quella di Alessandro Farnese dovettero sistemarsi in edifici vicini.

     Il giorno dopo l’ingresso in Piacenza il Consiglio comunale deliberava un ulteriore donativo per Maria: otto forme di formaggio, otto vitelli, ventiquattro torce di cera bianca, venti salsiccioni, sessanta staia di spelta e vasi d’ argento.

     Maria di Portogallo si trattenne a Piacenza due mesi, ma negli anni che trascorse in Italia (Parma) vi soggiornò ancora nei primi mesi del 1571 con marito e figli per assistere alle fastose celebrazioni delle nozze fra la sua dama portoghese Cecilia de Castro ed il conte Antonio Della Somaglia. In questa occasione passò a Piacenza qualche mese. Vi ritornò ancora nel luglio 1574 con i due figli maggiori per incontrare il famoso zio don Giovanni d’ Austria.

Per concludere

      Maria non è mai diventata duchessa in quanto è morta precocemente nel luglio del 1577, a soli 39 anni, quando erano ancora vivi il duca Ottavio e la duchessa Margherita d’ Austria. Non ha avuto modo di assistere al calvario della figlia Margherita (sposa di Vincenzo Gonzaga e subito ripudiata e poi monacata), né all’ascesa del figlio Odoardo a cardinale nel 1591, né del figlio Ranuccio a duca nel 1592. Non ha potuto neanche gioire delle imprese militari del marito Alessandro nelle Fiandre per le quali passerà alla storia e riceverà il Toson d’oro nel 1585 (8).

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(7) L’ ingresso di Maria di Portogallo e del suo seguito in Piacenza venne descritto da TIBERIO PANDOLA nell’ opuscolo “Apparato per la entrata della ser.ma principessa di Piacenza et di Parma, fatta nella sua città di Piacenza il primo di febbraio MDLXVIII”, Cremona 1568.

Cfr. GIUSEPPE BERTINI-GABRIELE NORI, L’entrata solenne di Maria di Portogallo a Piacenza nel 1568, in “Maria di Portogallo sposa di Alessandro Farnese, principessa di Parma e Piacenza”, atti giornata di studio 25 settembre 1999, Parma.

 - CRISTOFORO POGGIALI, Memorie storiche della città di Piacenza, X, Piacenza 1761.

(8)  CARMEN ARTOCCHINI, Principesse, infant e duchesse. Storie al femminile tra Farnese e Borbone, Edizioni Tipleco, Piacenza 2011.

- GRAZIA BIONDI, Donne di Casa Farnese. La corte al femminile, in “I Farnese, arte e collezionismo”, Studi, a cura di L. Fornari Schianchi, Milano 1995.

- ACHILLE PELLIZZARI, Portogallo e Italia nel secolo XVI. Studi e ricerche, Napoli 1914.

- ANTONELLO PIETROMARCHI, Alessandro Farnese: l’eroe italiano delle Fiandre, Roma 1988.

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7- continua

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