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“Le vie delle miniere”: Farini avrà un museo dedicato alle attività estrattive

Nel capoluogo verrà allestito uno spazio dedicato all’archeologia industriale del territorio, attraverso il recupero delle cisterne e delle strutture di stoccaggio del materiale che proveniva dalle cave. L’ultima attività risale al 1975

Farini avrà un museo dedicato alle antiche attività estrattive del suo territorio. Verranno affidati entro la fine dell’anno i lavori di realizzazione di questo nuovo polo museale nel capoluogo. La struttura dovrebbe essere pronta per l’estate 2022. «Questo progetto di “archeologia industriale” – commenta il sindaco Cristian Poggioli - venne presentato dalla precedente Amministrazione Mazzocchi ed è stato finanziato dal “Por-Fesr dell’Emilia-Romagna” per le aree interne. L’abbiamo chiamato “Le vie delle miniere” perché erano numerose le zone del nostro territorio dalle quali si estraeva. Porteremo nei prossimi giorni in Giunta il progetto e i lavori verranno affidati entro la fine dell’anno». Il museo è frutto di unminiera Vigonzano-2 finanziamento di 86.400mila euro della Regione, al quale il Comune farinese aggiunge 21.600mila euro, per un totale di 108mila euro.

Gli immobili che ospiteranno il museo dal 2017 sono di proprietà del Comune e sono situati dietro alla chiesa parrocchiale, a pochi metri di distanza dalla piazza del paese e dal municipio stesso. «Il progetto – aggiunge Maurizio Delmolino, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Farini - ha l’obiettivo recuperare la parte più a valle del complesso industriale. Arrivando da Bettola la prima tettoia sul lungo Nure ospitava forni e cisterne dell’industria mineraria “Mitas-Aina”, poi dismessa, per la lavorazione della calcopirite. Riqualificheremo le cisterne e le strutture di stoccaggio e trasformazione del materiale di cava. Verranno installate in questa sorta di museo diverse bacheche illustrative e una zona di sosta riparata con panchine, in un’area verde. Alcuni pannelli informativi verranno installati a Vigonzano, lungo il cammino che porta alla vecchia miniera, per informare sull’importante attività estrattiva frazione». Il progetto del museo è stato affidatomuseo miniere Farini-3all’architetto Fausto Cesena. L’area verde sarà collegata anche con il vicino “Farini Bike”.

Il progetto di valorizzazione ambientale e storico-culturale del “sistema” delle miniere nel territorio farinese passa attraverso il recupero dei luoghi del lavoro: dall’impianto di stoccaggio e di trasformazione fino all’ambito di estrazione della miniera di Vigonzano. Qua si estraeva la calcopirite, mentre nella zona di Groppallo il talco. Ma attività estrattive vi erano anche nelle aree meno conosciute di La Rocca, San Bassano, Ceno, Monte Rocchetta. Aspetti storici un po’ dimenticati, o forse mai approfonditi, soprattutto dai più giovani. Per questo il Comune ha deciso di portare avanti questo progetto. Il museo e i cammini verso le miniere potrebbero diventare oggetto di studio per gli studenti della Valnure e non solo, con anche l’opportunità di gite sul posto.

LA STORIA

Nel 1939 la società Mitas (una delle tre incaricate per la lavorazione di materiale estrattivo minerario dell’ampio territorio appenninico Piacentino-Parmense) apre all’estrazione, stoccaggio, lavorazione e trasformazione del talco (importante per cosmetici e profumi), minerale proveniente della cave naturali dei territori della zona di Farini e di alcune aree in comune di Ferriere. Nel ’41 – come ricorda l’architetto Cesena nella sua relazione progettuale - il materiale estratto viene portato a Farini, dove subisce un trattamento nei frantoi della fabbrica della Mitas. Questo fino al ’43: per motivi bellici la società estrattiva dovette chiudere e licenziare gli operai (una decina in tutto e del territorio). Dopo la guerra l’attività riprese attraverso le iniziative di alcuni privati, che non riuscirono comunque ad evitare il fallimento del processo produttivo legato al talco. A metà anni ’50, la società “Aina Giovanni” acquistò la fabbrica dalla Mitas e iniziò un nuovo ciclo di lavorazioni legato, stavolta, alla calcopirite, estratta dalla miniera di Vigonzano, da cui si ricava il rame. Fu una nuova stagione, di slancio, per l'industria di Farini. Almeno fino agli anni ’70. Dal ‘70 al ‘75 la fabbrica venne utilizzata per la produzione dello zolfo. Rimasta poi di proprietà degli eredi Aina, venne utilizzata come officina meccanica per poi essere dismessa. Nel 2017 l'acquisto da parte del Comune.

museo miniere Farini-3

museo miniere Farini-4

progetto Farini-2

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