Legambiente: «Sulle terme di Bobbio le amministrazioni facciano capire le loro volontà politiche»

La recente candidatura di Bobbio e della Val Trebbia a sito patrimonio Unesco, ha riacceso una questione problematica e che va avanti da anni. Se da un lato c’è l’obiettivo di investire su un patrimonio geologico e paesaggistico del territorio, dall’altro ci sono acque termali che vanno in malora e un terreno degradato che rischia di diventare un ulteriore consumo di suolo

Lino Anelli e Silvana Allesti

Nella mattinata di venerdì 9 novembre è andato in scena l’incontro, indetto dal Comitato terme Val Trebbia, riguardante la questione terme tra Berlina e San Martino di Bobbio. La recente candidatura di Bobbio e della Val Trebbia a sito patrimonio Unesco, ha riacceso una questione problematica e che va avanti da anni. Se da parte dell’Unione comuni Val Trebbia – Luretta e della Regione c’è l’obiettivo di investire su un patrimonio geologico e paesaggistico del territorio, dall’altro ci sono acque termali che vanno in malora e un terreno degradato di 55mila mq che rischia di diventare un ulteriore consumo di suolo, impresentabile per un sito Unesco.

«La situazione deve arrivare verso una conclusione. Per quanto riguarda il terreno di San Martino non ci sarà un rinnovo dell’asta, per cui è probabile che si sia già in una fase di trattativa privata, con la possibilità di portarsi a casa il terreno con un’offerta piuttosto ridotta», ha spiegato Silvana Allesti. «Proprio perché non c’è più tempo e perché i costi di acquisizione sono così bassi, chiediamo direttamente alle amministrazioni di fare un’offerta direttamente al tribunale per aggiudicarsi l’area, visto che il progetto condotto da un privato per la riapertura delle terme è fallito. Cerchiamo di fare il possibile per non chiudere definitivamente il discorso sulle terme, senza prima controllare un piano di fattibilità serio: su questo siamo contenti di aver ottenuto il primo livello, ovvero di un’indagine su come è combinata la faglia della acque termali, per capire quale potrebbe essere la fruibilità, visto che sono in stato di abbandono da decenni».

«Chiaramente la normativa segue un suo cammino, ma almeno sta avvenendo un primo passaggio verso un ragionamento sensato su questa risorsa, in contrapposizione ad un atteggiamento di chiusura adottato dall’amministrazione comunale di Bobbio che, dopo aver cavalcato per decenni l’onda della riapertura delle terme come qualcosa assolutamente a portata di mano, adesso chiude il discorso in maniera totale», ha continuato Allesti. «Il comitato vuole evitare la speculazione edilizia: se un privato acquista il terreno, non è difficile immaginare che non lo faccia per beneficienza, visto che oltretutto è una zona edificabile e a ridosso del fiume. La prima possibilità è quella di assicurarsi il terreno, per poi ragionare con piani accurati che cosa ragionevolmente si può fare».

«Chiediamo incontri urgenti ai vari livelli amministrativi: con il comune di Bobbio ci è stato rifiutato, siamo in attesa della Regione. E’ ora che escano allo scoperto e facciano capire concretamente qual è la loro volontà politica su questo terreno» ha aggiunto Lino Anelli, membro del comitato. «Aspettiamo delle risposte, e la petizione che abbiamo lanciato non è altro che uno strumento in più per cercare di ottenerle».

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