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Lo specialista

Libano, un pontiere piacentino disinnesca gli ordigni improvvisati. «La mia è una scelta di vita»

Il sergente maggiore Vigliotti nel team di artificieri della missione di peacekeeping Unifil. Si occupa dei mezzi che operano da remoto. «La mia famiglia non è preoccupata, qui si impara molto dal punto di vista professionale e umano. E con la Folgore mi sento a casa»

«In ogni missione si cresce, sotto l’aspetto professionale e sotto quello umano». Pasquale Vigliotti, sergente maggiore del 2° reggimento Genio pontieri di Piacenza, è nella base di Shama in Libano come specialista e fa parte del team Iedd (gli artificieri che intervengono quando si ritrovano ordigni improvvisati). In particolare, il sottufficiale è uno specialista dei mezzi per operare da remoto, tra cui il robot che si avvicina a un oggetto sospetto di contenere esplosivo e che può essere disinnescato a distanza.

Al seguito della missione Unifil (United nations interim force in Lebanon) si trova sotto il comando del Settore Ovest (in totale 3.600 soldati di 17 nazioni), guidato dal generale Roberto Vergori, comandante della brigata paracadutisti Folgore. Finora - «e per fortuna» sottolinea Vigliotti – non c’è stato bisogno del suo intervento.

Sposato e con due figli di 11 e 14 anni, Vigliotti abita a Piacenza: «A casa non sono preoccupati. In ogni caso, l’Esercito ha un nucleo sostegno famiglia in caso ce ne fosse bisogno». Il sergente maggiore rimane per la maggior parte del tempo nella base a pianificare il lavoro e mantenere operative le attrezzature. «Le missioni fuori area – riprende – ti mettono alla prova. E poi, la mia è una scelta di vita legata alla professione di soldato. Con la brigata Folgore mi trovo bene e loro ti fanno sentire come a casa».

Nel 2012, i pontieri “piacentini” furono impiegati in numero maggiore nel Paese dei cedri. Un plotone Minex (gli sminatori) era addetto alla bonifica delle mine lungo la Blue line (la linea di demarcazione tra Israele e Libano, dopo la guerra del 2006 e che è uno degli obiettivi della risoluzione Onu 1701 per il mantenimento del cessate il fuoco e della pace). Le mine erano state lasciate dagli israeliani in ritirata e avevano reso pericolosa, e non utilizzabile per l’agricoltura, una lunga zona. Negli anni, Unifil ha provveduto a toglierne quante più possibile. Un lavoro lungo che dura tuttora.

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