Liberali Piacentini, un programma di iniziative per ricordare il trentennale della Caduta del Muro

Il 9 novembre 1989 fu abbattuto il muro di Berlino. Lungo i suoi 155 chilometri furono uccise 138 persone

Danilo Anelli, Antonio Coppolino e Corrado Sforza Fogliani

Entra nel vivo “l’operazione verità”, la serie di eventi lunga una settimana organizzata dall’Associazione dei liberali piacentini Luigi Einaudi. Dopo l’affollata anteprima dei giorni scorsi, martedì 5 novembre, alle ore 18 viene inaugurata la mostra di  immagini raccolte nel corso dei viaggi organizzati dalla Associazione Liberali Piacentini, in Kazakhistan, in Crimea e negli stati baltici (Lituania, Estonia e Lettonia), per fare memoria sulle condizioni di vita disumane nei campi di lavoro sovietici. Obiettivo della mostra - inserita in un ampio contesto di celebrazioni e che rimarrà aperta nella sede di via Cittadella 39 sino alle ore 18 di sabato 9 novembre - è l’avvio di un processo di conoscenze per equiparare il ricordo del “Il giorno della Libertà” al “Giorno della Memoria”. Entrambe le ricorrenze possono offrire ogni anno nelle Istituzioni e nelle scuole l’occasione per illustrare il valore della democrazia e della libertà, evidenziando realisticamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti, con l’obiettivo di promuovere lo studio e l’analisi delle tragiche realtà costituite dai campi di concentramento nazionalsocialisti e sovietici che hanno segnato la storia europea del ventesimo secolo e la loro simbolica cancellazione con la caduta del muro di Berlino, evento storico commemorato il 9 novembre di ogni anno come “Giorno della libertà” con la legge n. 61 del 15 aprile 2005.

Il muro di Berlino, Antifaschistischer Schutzwall (Barriera di protezione antifascista), sancì la divisione, non solo della città tedesca e dell’intera Germania, ma anche di tutto un continente e del mondo tra opposte ideologie. Fu il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra le zone controllate da Francia, Regno Unito e U.S.A. e quella sovietica, durante la guerra fredda.

Il muro ha diviso in due Berlino e l’Europa per ben 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale si vide costretto a decretare la riapertura delle frontiere con la repubblica federale. La caduta del muro è uno degli eventi simbolo del XX secolo, che ha segnato per sempre la storia dell’umanità.

Prima di cadere, il muro ha fatto almeno 138 morti, la maggior parte dei quali uccisi dalle guardie di confine, l’ultimo è stato un ragazzo di vent’anni, Chris Litfin, crivellato di colpi a Neukoelin mentre tentava di superarlo, impresa assai ardua: era lungo 155 chilometri, di cui 43 nella città di Berlino.

Abbiamo definito queste nostre celebrazioni “operazione verità”, – hanno affermato in sede di conferenza stampa, il presidente della Associazione Antonino Coppolino, insieme a Danilo Anelli e al presidente emerito Corrado Sforza Fogliani - per documentare gli orrori del comunismo anche attraverso il reportage di alcuni viaggi. Il più recente è stato nei paesi Baltici, per la prossima occasione, vista la ricorrenza della caduta del Muro, ci recheremo proprio a Berlino. In Lituania, Estonia e Lettonia si possono visitare musei che documentano attraverso fotografie e ricostruzioni l’occupazione sovietica; soprattutto, le prigioni della polizia segreta (di cui si ignorava l’esistenza) con le celle del Kgb, tutte uguali, sotto terra; da lì i morti venivano fatti uscire e caricati su camion anonimi. Il segretario della Conferenza episcopale lituana ci ha raccontato che i russi non hanno mai ammesso di avere detenuti politici. Dicevano all’Onu che rinchiudevano i malati di mente. Ai sacerdoti imprigionati venivano fatte iniezioni che facevano girare la testa, per far sembrare pazzi prigionieri che non lo erano. Dire queste cose in Italia è qualcosa di innovativo, visto che ai giovani viene raccontata solo la mezza verità dei lager, che va benissimo, ma i professori non devono essere cattivi maestri e iniziare a togliere il velo sull’altra mezza verità, affinché tutte le dittature siano considerate uguali, di qualunque colore politico siano.

Ora evidenziamo come, con la caduta del muro, ci fosse la sensazione di essere all’inizio di una nuova era, mentre a trenta anni di distanza si cerca ancora di erigere dei muri. Non si possono però paragonare le due cose, perché sono diverse: i muri di oggi vengono eretti per evitare l’ingresso di persone, quello di Berlino aveva l’obiettivo di evitare di farle scappare.

L’avv. Sforza Fogliani ha anche mostrato compiacimento perla decisione della Amministrazione comunale di tributare un riconoscimento ufficiale a Pietro Amani (98 anni), reduce dal campo di concentramento di Karakandain Kazakistan, unico dei militari piacentini sopravvissuti all’orrore dei gulag sovietici, le cui vicissitudini erano state raccontate il 3 novembre 2017 a Palazzo Galli- Banca di Piacenza in un evento ripreso anche dalla stampa nazionale di risonanza nazionale.

Mercoledì, sempre nella sede dei Liberali Piacentini (via Cittadella, 39), alle ore 18, omaggio alla memoria del partigiano Bisagno (nome di battaglia Aldo Gastaldi) Medaglia d’oro al valor militare, per il quale il cardinale e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco ha avviato la causa di Beatificazione: proiezione del documentario di Marco Gandolfo “Bisagno. La Resistenza di Aldo Gastaldi”. A seguire, dibattito.

Dei successivi appuntamenti riferiremo giorno per giorno.

La storia del piacentino Amani: 

https://www.ilpiacenza.it/cultura/l-angoscia-e-l-orrore-dei-gulag-sovietici-il-racconto-del-piacentino-pietro-amani.html

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