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Liotti (Libera): «L’impressione è che la città abbia rimosso la vicenda Caruso»

La referente dell’associazione antimafia: «Bisogna conoscere le persone con cui si fa politica per prevenire». Soresi e Zanardi (Fd’I): «Un partito non ha gli strumenti per capire». Chiappa (Fi): «C’è una falla, nessuno conosceva realmente Caruso»

Al centro, Antonella Liotti di Libera (foto di repertorio pre Covid)

«Non è che risolviamo la questione Caruso sottolineando che le azioni commesse nella vicenda “Grimilde” riguardavano momenti antecedenti alla sua elezione da presidente del Consiglio comunale». Antonella Liotti, referente provinciale di “Libera” durante la commissione consiliare “antimafia” (presieduta dal forzista Ivan Chiappa) ha voluto ribadire la posizione dell’associazione in merito all’arresto e alla condanna in primo grado dell’ex presidente Giuseppe Caruso. Com’è noto, l’ex esponente di Fd’I (espulso dal partito il giorno dell’arresto), è finito coinvolto nella vicenda giudiziaria per il ruolo di funzionarioGiuseppe Caruso-5 delle Dogane di Piacenza e non per l’incarico politico che stava svolgendo dall’estate del 2017.

Però “Libera” invita la comunità e la politica locale a farsi due domande. «È un argomento che fa molto male – ha precisato Liotti a Palazzo Mercanti - è una ferita per i consiglieri comunali, me ne rendo conto. Ma come è successo? Andava scelta la persona migliore per presiedere l’aula del Consiglio...Le persone bisogna conoscerle prima di votarle».

L’appello di Liotti è a «studiare i fatti» e non abbandonarsi alla “damnatio memoriae”. «Fermiamoci un attimo a riflettere su quello che è successo – aggiunge la portavoce dell’associazione di don Luigi Ciotti - invece che non parlarne perché “i fatti non ci riguardano”. Dire che sono vicende che non riguardano quest’aula non va bene. Studiamo gli atti processuali, invitiamo i magistrati per sapere cosa è successo. Abbiamo avuto l’impressione che nella nostra città ci sia stata una rimozione della vicenda Caruso».  

Per questo “Libera” è tornata a chiedere un tavolo di confronto su questi temi - a pochi giorni di distanza dalle misure interdittive fatte scattare dalla prefetture a due attività del territorio - insieme ai sindacati e alle istituzioni. «Chiediamo che Comune e Provincia accettino questa proposta».

Caruso era insospettabile? «Come si fa a capire anteriormente ai fatti contestati – è l’obiezione mossa da Sara Soressi (Fd’I) - se una persona ha rapporti mafiosi o no? Un partito non ha gli strumenti per comprendere se una persona merita laSara Soresi e Gloria Zanardi-2candidatura o no. C’è stato un danno enorme, lo sappiamo, ma mancano gli strumenti per prevenire. Caruso non aveva precedenti nel 2017, non risultava indagato». «Servono curriculum competenti – ha aggiunto ancora Liotti di Libera - la dichiarazione dei redditi e gli stati patrimoniali prima della candidatura, oltre alla fedina penale pulita». «C’è una falla – è stato l’intervento del presidente della commissione Ivan Chiappa - perché tutti noi già presentiamo queste cose. Noi non sapevamo nulla di questa persona, che aveva tutti questi documenti pubblicati sul sito internet del Comune». «L’unico modo – è la conclusione finale di Liotti - è conoscere veramente bene le persone con cui si fa politica insieme, nello stesso partito».

«Un conto è pensare che una persona non sia adeguata al ruolo politico per la sua competenza o capacità – è l’osservazione di Gloria Zanardi (Fd’I) -. Se bastassero il curriculum e il casellario giudiziario per conoscere le persone… Comunque anche un individuo che non ha un curriculum ricco può e deve far politica, altrimenti sarebbe una cosa elitaria e andrebbero avanti sempre gli stessi. Su Caruso non c’erano strumenti per capire». «Caruso era indagato dal 2016 – ha concluso Lorella Cappucciati (Lega) - perché lo abbiamo saputo anni dopo, quando era candidato ed eletto? Come mai i magistrati non hanno segnalato niente? Serve un “alert” prima, un cambio di normativa a livello nazionale».

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