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Domenica, 16 Giugno 2024
L'allarme

«Liste d'attesa lunghissime e "chiuse" ma anche interventi dirottati. Dove andranno i 30 milioni stanziati dalla Regione?»

Claudio Malacalza (Spi Cgil), Aldo Baldini (Fnp Cisl) e Pasquale Negro (Uilp Uil): «Molto amareggiati e preoccupati dal comportamento di questo gruppo dirigente, non siamo stati coinvolti come previsto dalla delibera»

Code e code, sempre più lunghe e affollate, nella sanità pubblica. Ad esserne allarmati più di tutti le pensionate e i pensionati di Cgil Cisl Uil. «Basti considerare - sottolineano i sindacati - la lista d'attesa per chirurgia a Piacenza, giunta ora ad affrontare solo l’80 per cento delle richieste registrate nel 2022, mentre ritardano in coda le prenotazioni effettuate nel 2023 e nel 2024. Attualmente molti interventi minori vengono dirottati a Piacenza in cliniche private. Alcuni visite ambulatoriali vengono spostate alla Clinica Piacenza/San Antonino, al Centro Rocca o Inacqua, ma anche in questo caso le date possono essere molto in là, nel futuro. Se un utente ha bisogno di un intervento, è costretto a rivolgersi a Cremona, Parma, Fidenza, perfino a Milano».  «Non solo: prosegue l’inaccettabile fenomeno della lista d’attesa “chiusa” che, cioè, non consente prenotazioni. All’Ausl dicono che le liste delle visite ambulatoriali sono sempre aperte, ma non è così», puntualizzano i pensionati.

«Gli utenti - spiegano - vengono a lamentarsi da noi dicendoci di tanto in tanto che sono chiuse. A farne maggiormente le spese gli utenti fragili. Riceviamo spesso lamentele di familiari di anziani, spesso soli e impossibilitati a spostarsi, dovuti spesso alla distanza dalle strutture, soprattutto per i pochi servizi, particolarmente nel distretto di levante, sia per prestazioni ambulatoriali che chirurgiche».

Per Cgil, Cisl, Uil, la nuova riforma DM 77 (Riorganizzazione della medicina territoriale: “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale”) che introduce i Cau, Centri di assistenza e urgenza alternativi al pronto soccorso, è utile solo se è accompagnata dalla sostituzione almeno dei medici che sono andati in pensione e se si coinvolgessero soprattutto i medici di medicina generale su tutto del territorio, non fare solo prescrizioni, ma per fare una prima diagnosi sul paziente e verificarne le condizioni, con una vera presa in carico».

Per tutte queste criticità, vecchie e nuove, la posizione dei tre sindacati è assolutamente unitaria: «Non ci siamo proprio - dicono Claudio Malacalza (Spi Cgil), Aldo Baldini (Fnp Cisl) e Pasquale Negro (Uilp Uil), in particolare proprio a Piacenza. La nostra regione ha fatto una delibera e ha messo a disposizioni per risolvere il problema delle liste d'attesa 30 milioni di euro, come previsto dal Protocollo firmato con le organizzazioni sindacali Confederali, dei Pensionati e di Categoria e ha chiesto a tutte le provincie di fare un piano di Produzione specifico».

«Nonostante la delibera regionale prevedesse espressamente la condivisione con i sindacati del piano provinciale, da noi questo documento è stato illustrato l’11 maggio ma senza nessun nostro coinvolgimento, nonostante che il Protocollo sulle Relazioni Sindacale firmato sette mesi fa prevedesse il confronto preventivo. Quindi siamo molto amareggiati e preoccupati dal comportamento di questo gruppo dirigente. Dove andranno a finire questi soldi stanziati dalla Regione? Il rischio che anche questi denari vadano alla fine a beneficio di strutture private non ci sembra impossibile. Noi siamo invece per rilanciare la Sanità Pubblica a partire dal richiedere le risorse necessarie al Governo e siamo impegnati su tutto il territorio piacentino a rivendicare un reale ed effettivo sviluppo della Sanità Territoriale e a migliorare i servizi sanitari in tutti i Presidi Ospedalieri, a partire dal nosocomio di Piacenza che deve assolutamente risalire la classifica in cui Newsweek  l’ha collocato al 92esimo posto su 108 posizioni».

«Per queste ragioni nel prossimo incontro con l’ Ausl chiediamo impegni precisi e dettagliati, se questo non accadrà saremo costretti ad aprire una Vertenza Sanità insieme alle Confederazioni e con il coinvolgimento della Conferenza Socio Sanitaria Territoriale, nell’ottica di una effettiva tutela del diritto alla salute , evitando indebiti costi a carico dei cittadini o la rinuncia alle cure».

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