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Lo sguardo amabile di Adriano Vignola nella mostra degli "Amici dell'Arte"

Il noto e stimato neuropsichiatra riconferma le sue doti artistiche, dando voce grafica ai “personaggi pubblici” del piacentino

Successo per la mostra personale di Adriano Vignola all’Associazione “Amici dell’Arte”.

Il noto e stimato neuropsichiatra riconferma le sue doti artistiche, dando voce grafica ai “personaggi pubblici” del piacentino. E lo fa col garbo e la benevola sottigliezza che lo contraddistinguono: satira e sarcasmo non gli appartengono e neppure l’umorismo tagliente e sprezzante; piuttosto un antico e nobile osservare, costruttivo, partecipe e insieme distaccato, che ha un possibile lontano ascendente in Giuseppe Novello. Ma mentre quest’ultimo punta la lente di ingrandimento sulle relazioni familiari e sociali, Vignola, nella mostra Visti in bianco e nero 2, aspira a “vedere in profondità” le singole persone, colte nel loro ruolo sociale e di rappresentanza.

Più ritratti, che caricature: puntano alla verisimiglianza del volto, lasciando al resto di accennare, suggerire, evocare: corpi proporzionalmente ridotti; posture “sentite” come rappresentative del carattere; vestiario fantasioso, che riconduce i ruoli agli antichi fasti; simboli che collocano i soggetti ritratti nel loro ambito d’azione.

Adriano Vignola è innanzitutto un eccellente disegnatore: definisce ogni ritratto mediante contorni tracciati con mano sicura, rispettosi di proporzioni, lineamenti, volumi del volto. Tratti raramente corretti e ispessiti, tali da far immaginare una scorrevole rapidità esecutiva: siano essi capigliature che assumono consistenza e movimento reali rispetto al modello, o ombre graffite in punta di penna, che scavano e modellano volti e corpi, o segni guizzanti che incidono rughe d’espressione e pieghe di panneggi.

Straordinaria poi la sua capacità: sul piano fisico, di far insorgere dal bianco e nero il colore dei capelli, la chiarezza specchiante degli occhi, la consistenza tessile delle vesti; sul piano dell’essenza – dell’anima - di cogliere bagliori, tormenti, disincanti, solidi sensi di sé, modestie, sfide, malinconie, giocosità, ispirazioni ed aspirazioni, seriosità, provocazioni.

Non tutti i ritratti, ovviamente, sono altrettanto felici: alcuni eccellono per somiglianza, altri per tipica espressione, altri ancora per simpatica suggestione.

I visitatori si sono potuti dilettare nell’osservarli e riconoscerli e nel vederne delineate caratteristiche talmente uniche che talora, anche coprendo il volto, si potrebbe risalire alla persona ritratta: novanta volti diversi della “piacentinità”, scelti senza preconcetti né settarismo, ciascuno rappresentante aspetti che, tutti insieme, fanno del territorio una fucina di eccellenze, una terra energeticamente dotata, stimolante, curiosa, intelligente, inventiva, ma ancora incapace di dare sufficiente respiro a chi desidera farla avanzare e trasformare, evolvere e mostrarsi, pur nella modestia.

Adriano Vignola, ritraendo chi il rischio di mettersi in gioco se l’è assunto fino in fondo, incita i giovani a non lasciare vuoti nelle molteplici attività umane, nelle quali prosperano e sono riconosciuti per i loro meriti coloro che li sopravanzano per età.

Un inno al futuro insomma, ma ora e qui, nel presente.

                                        

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