rotate-mobile
Festival del Pensare Contemporaneo

«Loro non hanno scelta, noi di fare quella giusta: salvarli»

Cecilia Strada a bordo della nave impegnata da giorni nei soccorsi in mare con la Ong ResQ – People saving People: «Adesso barche in ferro, trappole mortali. Vi racconto la cosa più spaventosa che abbia mai visto»

Era attesa a Palazzo Gotico per un incontro dal titolo "Di mare in peggio" nell'ambito del Festivale del pensare contemporaneo ma era a bordo della nave dell’ong di Resq impegnata, con l’equipaggio, a salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo. Cecilia Strada ha però fatto una diretta Instagram nella quale ha raccontato quanto è accaduto nell’ultima settimana. «Siamo a Licata in attesa di poter ripartire dopo il maltempo e ci esercitiamo a lanciare salvagenti in mare, a formare i volontari che ogni missione possono cambiare e ci dedichiamo a tutte le attività necessarie al soccorso», ha spiegato Strada.  La scorsa è stata una settimana impegnativa: siamo tornati in mare dopo mesi di cantiere per questa “signora” del 1951 e ci siamo diretti sulla rotta tunisina».

«La nuova terribile novità sono le barche in ferro, trappole mortali per chi ci naviga e per chi soccorre: sono molto taglienti e le saldature si rompono con la pressione dello scafo sull’acqua. E quando il ferro va giù, affonda senza scampo come un sasso. Mercoledì ci sono arrivate moltissime segnalazioni. Nel buio vediamo una lucina intermittente: era qualcuno che cerca di attirare l’attenzione. Mettiamo in gommoni in acqua e ci avviciniamo. E’ stato un soccorso tranquillo e abbiamo salvato 49 persone». Ma è poco dopo che si scatena l’inferno:

«E’ stata la cosa più spaventosa che io abbia visto nella mia vita», dice Cecilia. «Si era come materializzata dal nulla una barca: stava affondando, era piena d’acqua e persone. Urlavano disperati e si aggrappavano allo scafo già quasi sommerso. E in quel momento che dobbiamo cercare di farli sedere e farli stare fermi per dare loro i giubbini. Solo dopo possiamo prenderli a bordo». «Erano 47 vivi, e li abbiamo salvati. Purtroppo una donna era già annegata, ma siamo riusciti a recuperare in un secondo momento il corpo per darle la dignità di cui aveva diritto. Era la nonna di una ragazzina di 12 anni che faceva parte del gruppo».

Come prevede il protocollo poi la nave ha comunicato di aver bisogno di un porto sicuro e si sono diretti verso Trapani: «Quando il 96esimo ha toccato terra ci ha ringraziato e noi gli abbiamo detto grazie a voi perché avete resistito ma lui ha ribattuto: Noi non abbiamo avuto scelta, ma voi sì e avete fatto la cosa giusta. Ecco per me questa è l’Europa: noi abbiamo la scelta di fare propaganda per avere una poltrona, lasciare scoppiare Lampedusa o di pensare di trovare un altro modo che non sia questo schifo».  «Chiudere le porte della fortezza vuol dire non lasciare altra scelta che rotte illegali e fare così la fortuna dei trafficanti illegali. E’ un enorme giro di soldi, i nostri soldi vanno a chi controlla i confini, ma tutti questi si usassero per creare un’accoglienza dignitosa per chi arriva e per chi accoglie, sarebbe un mondo migliore. Noi vorremmo diventare inutili».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Loro non hanno scelta, noi di fare quella giusta: salvarli»

IlPiacenza è in caricamento