Lunedì i primi malati nell’ospedale militare

Quasi ultimato l’ospedale campale modulare, all’interno del Polo di mantenimento. Il generale Santamaria: «Ragazzi motivati. Grazie a chi ha messo uno striscione di incitamento, ha rincuorato tutti i soldati». Nella struttura di 40 posti, tre di terapia sub-intensiva, c’è anche la farmacia. Al lavoro 80 soldati del 1° Reparto sanità

Alcuni militari al lavoro nell'area dedicata (foto Gisimage)

«La struttura sanitaria non è al collasso. Noi siamo qui per offrire un aiuto all’ospedale civile e a chi soffre a causa del coronavirus. Il grazie più grande va a questi ragazzi che lavorano 24 ore al giorno, agli abitanti di Piacenza che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza, al personale del Polo di mantenimento. Un omaggio doveroso va alle vittime piacentine, 257, un abbraccio alle loro famiglie e una preghiera per i deceduti». Il tenente generale Sergio Santamaria, direttore del Polo, spiega alla stampa come sta nascendo l’ospedale da campo all’interno dell’ex arsenale. Nel grande piazzale l’attività è frenetica: soldati del 1° Reparto sanità “Torino” che cominciano ad allestire le tende che ospiteranno 40 malati, di media gravità - alleviando così il carico all’ospedale civile - carrelli elevatori che trasportano i carichi più grandi, elettricisti, montatori, specialisti, fanno nascere l’ospedale campale modulare. Le grandi tende verde scuro, con la croce rossa sul tetto, non si sono mai viste nella nostra città. L’impegno di tutti è al massimo.

«Mi ha fatto piacere - ha scandito Santamaria - vedere lo striscione “forza ragazzi” appeso a uno dei balconi delle case vicino al Polo». Vicino a lui c’è il tenente colonnello Donatello Scarano, comandante del reparto sanità. Già da stasera arriveranno i primi uomini della sanità, medici e infermieri (in totale saranno una ventina), che assisteranno i malati. Il lavoro in team è stato fondamentale. Il generale ricorda che a preparare il terreno per il futuro ospedale sono stati altri soldati “piacentini”: i pontieri del 2° reggimento Genio, sempre pronti a intervenire, comunque, per le necessità che si dovranno presentare.

«Il nostro lavoro potrà portare sollievo ai cittadini - continua Santamaria - e noi ce la stiamo mettendo tutta. Entro sabato l’ospedale sarà terminato entro sabato sera e i primi pazienti dovremmo riceverli domenica mattina. Siamo in contatto con il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e con le altre istituzioni, a partire dall’Asl. Guerini ha voluto dare un bell’impulso. Tutte le quattro Armi stanno dando il loro aiuto al Paese, 5mila gli uomini impiegati finora, in questo cratere che ormai è diventata l’Italia». I soldati impegnati, ha affermato Santamaria, difendono gli interessi della nazione in territori lontani come Afghanistan, Libano o Libia «ma venire qui fa sì che i nostri ragazzi vedano nei malati un padre, una sorella, uno zio. E tutta l’energia che ci mettono si trasforma in una motivazione che va al di là dei compiti istituzionali. Quello che vedete non è un miracolo, ma il frutto di un lavoro che va avanti di 24 ore in 24 ore».

Sono 80 gli uomini dell’Esercito impegnati nella costruzione dell’ospedale campale modulare, che ha anche tre posti di terapia sub-intensiva, una farmacia, un’accettazione. L’ala maschile è separata da quella femminile. Il personale militare è sistemato nelle tende, distante dall’ospedale. Anche il resto del Polo è separato da sbarramenti, in modo da garantire la sicurezza al personale che vi lavora. Oltre al reparto sanità, ricorda Scarano, ci sono anche specialisti dell’11° reggimento Trasmissioni di Sacile che gestiranno i collegamenti tra l’ospedale militare e quello civile.

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