Maltempo, Coldiretti: «Campi allagati nel piacentino»

Agricoltori al lavoro per mettere in salvo produzione e attrezzature. Volontari Coldiretti nelle aree golenali di Rottofreno

La situazione a Santimento

Maltempo nel piacentino. Dopo le forti e incessanti precipitazioni, sono ore di preoccupazione per gli agricoltori di Coldiretti Piacenza. Sott’acqua sono finiti molti campi e si teme per il colmo di piena del fiume Po atteso nella notte. In seguito alla disposizione di evacuazione di tutti i residenti nelle aree golenali del fiume Po di competenza del comune di Rottofreno, una squadra di agricoltori di Coldiretti coordinata dai funzionari ha prestato aiuto a Camilla Rossi dell’azienda Cà Milla per mettere in salvo la sua produzione – aglio e ceci – dall’inondazione.

«Nei terreni allagati la pioggia– spiega Coldiretti – compromette le tradizionali semine autunnali. Le piante officinali sono tutte sott’acqua, abbiamo messo in salvo il lavoro di un’intera annata», commenta al riguardo Camilla Rossi, che ringrazia per gli aiuti ricevuti.

Stessa situazione a Sarmato, dove Gianni Alussi denuncia una situazione molto grave: «Era dal 2000 che non vedevo un allagamento simile, il Po si è espanso per tre chilometri e mezzo, con oltre 100 ettari di terreno sott’acqua e impraticabili. Stiamo mettendo in salvo i mezzi e le attrezzature perché l’acqua ha raggiunto il cortile dell’azienda». Coldiretti Piacenza, con le sue sedi territoriali, monitora la situazione e invita i soci a segnalare le criticità.

L’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne.  Per evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza – conclude Coldiretti –servono interventi strutturali che vanno dalla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica fino a un vero e proprio piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca, con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti.

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