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«La matematica prima della scrittura», Farnese al completo per i "reperti digitali" raccontati da Odifreddi

Immagini e aneddoti nella conferenza scenica dello studioso piemontese lungo le tracce della storia dei calcoli, dalle tacche sulle ossa al pallottoliere, «primo calcolatore tascabile»

Chi guardando un geroglifico egizio penserebbe che l’uomo raffigurato con le braccia alzate significhi un milione? Quanti sanno che la “bolla di accompagnamento” è nata in Mesopotamia? Anche la matematica ha una propria archeologia visiva, fatta di reperti e tracce millenarie, «un primordiale capace di andare molto lontano» fino a raggiungere l’oggi. A raccontarla sul palcoscenico del cortile di palazzo Farnese - al completo - il noto studioso e matematico piemontese Piergiorgio Odifreddi, che ha proposto al pubblico un breve excursus per immagini della lunghissima storia dei calcoli, dalle preistoriche tacche sulle ossa, lasciate dall’uomo di Cro-Magnon, al pallottoliere, «il primo calcolatore tascabile».

Una narrazione iniziata dalla contemporanea “era digitale”, per ricordare che questo attributo - dal latino digitalis, derivazione di digitus, ovvero “dito” – ha origini ben più lontane e ha a che fare con «cose che si sono sempre fatte», come contare con le dita delle mani, prima di allargarsi all’utilizzo di altri supporti. Segni della matematica e di un passato molto remoto - «non ci sono testimonianze di scrittura così indietro nel tempo» - divenuti pezzi da museo, ad uno sguardo ignaro capaci di celare la propria funzione originaria e le proprie convenzioni. Odifreddi, tra aneddoti e ironia, ha tradotto le immagini dei reperti delle civiltà antiche - pietre di varie forme, sfere di terracotta di accompagnamento alle merci, tavolette incise, nodi nelle cordicelle - in “numeri” e tecniche di calcolo, guidando gli spettatori nella ri-costruzione di un sapere e nella consapevolezza di un'eredità ancora viva, come il sistema sessagesimale dell’orologio, per capire quando lo guardiamo «che stiamo riferendoci a un passato antico».  Un viaggio tra diverse epoche quanto tra differenti culture, dai greci che «sono andati ad abbeverarsi di matematica in Egitto», fino ai contatti tra l’India e l’impero islamico, per arrivare all’introduzione dei numeri arabi in Europa. «Un’archeologia che si riflette nella storia» ha sottolineato lo studioso: come ultima immagine un mappamondo con i Paesi “colorati” a seconda dei sistemi di calcolo utilizzati - «se guardiamo come contano oggi i popoli ci accorgiamo di chi comandava chi» - e una raccomandazione ai presenti: «State attenti, perché se vi dicono vi dò un bilione in Italia equivale a un milione di milioni, ma in America solo ad un miliardo».

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