I mistèr d'una vòta di Piacenza

Ricordiamo insieme alcuni degli antichi e umili mestieri che svolgevano i nostri nonni o genitori: e voi ne conoscete altri?

Sono tanti i mestieri di un tempo scomparsi o diventati una rarità. Di alcuni, i più giovani, non ne conosco nemmeno l’esistenza o non ne hanno mai sentito parlare, se non nei racconti dei nonni o dei genitori. E’ quasi impossibile certificare tutti i mestieri umili che i nostri antenati svolgevano per “sbarcare il lunario”. Di seguito cercheremo di citarne il più possibile: come sempre, se ve ne vengono in mente altri, non esitate a ricordarceli!

La Buslanera (la ciambellaia)

Si vedeva spesso nei mercati o nelle feste di paese, con al collo e sulle braccia lunghe file di ciambelline infilate con uno spago come collane. I dolci potevano essere classici con burro e zucchero molto friabili oppure molto duri, fatti apposta per durare a lungo e che per essere degustati dovevano essere ammorbiditi in bocca oppure inzuppati (puccià) nel vino.

Al Molòta (l'arrotino)

Questo artigiano, affilatore di lame, annunciava il suo arrivo alle massaie con rumorosi richiami. Sulla sua bicicletta aveva installato una mola collegata alla catena ed a forza di pedalate faceva girare il disco sul quale affilava gli utensili da taglio.

Strasèi (lo straccino o robivecchi)

Girava con un carretto sul quale deponeva, in contenitori separati, i vari elementi che raccoglieva. Li pesava in maniera superficiale, con una bilancia sui quali piatti disponeva da una parte la mercanzia e dall'altra dei pesi di ghisa ed in base ad un prezzo concordato (un tant al chilù) pagava il venditore. I materiali raccolti venivano a loro volta venduti ad artigiani o ad officine che li riutilizzavano e riciclavano.

Al Patunèr (venditore di castagnaccio)

Il venditore di castagnaccio (la patòna), di solito viaggiava su un triciclo a pedali con un cassone foderato di lamiera e chiuso con un coperchio scorrevole, così il prodotto rimaneva tiepido a lungo. Questo commerciante, nella stagione fredda, vendeva anche i "Bastùrnon" (castagne abbrustolite sulle braci) e i "Balitt" (gli stessi frutti bolliti nell'acqua). In estate invece proponeva la vendita di bevande fredde e di granite.

I Brumisti e Carrater (i vetturini e carrettieri)

I vetturini erano gli antenati dei moderni taxisti, visto che con le loro belle carrozze portavano in giro le persone. I cavalli erano sempre lucidi e strigliati ed i loro paramenti venivano cambiati in occasioni particolari che potevano essere feste di paese, matrimoni o funerali. I carrettieri invece trasportavano materiali di ogni genere .

L’umbralàr (l'ombrellaio)

Erano artigiani ambulanti che accomodavano gli ombrelli rotti e svolgevano il loro lavoro sui sagrati delle chiese, nelle fiere o nei mercati.

Stringaru (venditore di stringhe)

Era un ambulante che invece di usare carretti o scatole per adagiare ed esporre la propria mercanzia, usava il suo corpo: si appendeva addosso i legacci per le scarpe, che una volta avevano le estremità metalliche, creando uno strano effetto ottico e sonoro quando lo stringarù si muoveva.

Bughandèri (bucataie o lavandaie)

Il loro lavoro veniva svolto sia in Estate che in Inverno, all'aria aperta. L'acqua usata per lavare veniva portata in ebollizzione dentro a grandi contenitori di ferro (i fugòn), sotto al quale veniva acceso un fuoco che ardeva per molte ore. Dentro a questo bollitore veniva messa a sciogliere della cenere, un po’ di polvere di lisciva e poi i panni sporchi, che venivano continuamente rigirati con bastoni di legno (La canela). Queste lavanderie a cielo aperto venivano allestite in prossimità di pozzi o corsi d’acqua, perché gli indumenti così trattati andavano abbondantemente sciacquati.

Scranàr (l'impagliatore di sedie)

Lo Scranàr era un artigiano al quale le donne portavano le sedie sfondate e che lui aggiustava al momento intrecciando spaghi e lische di saggina.

Al magnan (lo stagnino)

Questo operaio era sempre sporco di nero, in quanto accomodava le pentole bucate con l'ausilio di antichi attrezzi e stagno che saldava sui recipienti. In dialetto si usa dire di una persona sporca "al'e negar c'me un magnan".

Mòtaro (fabbricatore di Mattoni d’Argilla)

Impastavano l'argilla che si estraeva lungo il Po, con le mani o con l'aiuto di piccole zappe. Poi versavano l'impasto ottenuto negli stampi di legno, che veniva lasciato ad essiccare all'aria. Una volta induriti, i mattoni venivano tolti dagli stampi e cotti in grandi forni (Fòrnàsi). Al Cavatur ad Gerra, (cavatore di sabbia e ghiaia dal Po), questo massacrante lavoro svolto con la forza delle braccia e con l'aiuto di badili, era molto in voga tra la povera gente ed era uno dei lavori più antichi e umili. 

Al Zavattèin (il ciabattino)

Si tratta di un mestiere antico come le origini del genere umano, purtroppo oggi quasi del tutto scomparso.

Al Materasser (rinnovava i materassi di lana)

Una volta era richiesto solo dalle persone ricche, che lo chiamavano al bisogno nel proprio palazzo o casa signorile. Le persone povere si confezionavano da soli i materassi, utilizzando le foglie delle pannocchie di granoturco.Verso gli anni ’50 iniziò anche ad essere richiesto nelle case più umili. Per il suo lavoro utilizzava aghi, attrezzi per cardare, spago, lana e stoffa.

Al Mulnàr (il mugnaio)

Spesso il mugnaio abitava nello stesso edificio che ospitava il mulino, che in tal caso era di dimensioni più consistenti. Il macchinario non era ingombrante e molto dello spazio era destinato al deposito dei sacchi delle granaglie e della farina macinata. 

Strillon (lo strillone)

Girava per la strada e a gran voce e segnalava i titoli più eclatanti dei giornali in vendita.

Spazzadòr (lo spazzino o spazzon)

Non quello che oggi noi identifichiamo nell’operatore ecologico che spazza le strade, ma quell’ometto che, sacco in spalla, passava casa per casa a svuotare le pattumiere.

Carbònein (il carbonaio)

Commerciante del carbone di legna indispensabile per le cucine di una volta.

Sòrbattèr (il gelataio)

Girava per le strade e le piazze con un carrettino di legno, montato su un triciclo, decorato a vivaci colori. Ironico e opportunista, il suo motto era: “Ragazzo, piangi piangi, che la mamma ti compera il gelato".

Al Sagristàn (il sagrestano)

Le attività del sagrestano erano molteplici ma la più importante era quella del suono delle campane. Il sagrestano provvedeva a ricaricare il pendolo salendo fin quasi alla sommità del campanile.

Al Maiulcar (venditore di stoviglie)

Venditore di stoviglie e di oggetti in rame per la casa. Girava con un carrettino per le vie a proporre la sua mercanzia.

Al Basulon (venditore di generi alimentari)

Vendeva generi alimentari di vario tipo.

Al fattòr (il fattore)

Si trattava di una persona che godeva della massima fiducia del padrone dell’azienda agricola, ed era un vero e proprio organizzatore del lavoro.

Al Camper (camparo-contadino)

Dipendente che era addetto alle mansioni nei campi ed era sotto la dipendenza del fattore.

Al Manzòlàr (mandriano)

Gestiva il bestiame nelle stalle e curava gli animali, dalla mungitura delle vacche ai vitelli all'ingrasso.

Al Cavallànt (cavallaro o cavallaio)

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Si trattava di un dipendente che era addetto alla cura dei cavalli e ai vari carri, carretti e biròcc di vario genere.

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