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Metafisica della biologia di Periti, il documento illustrato nel terzo appuntamento dell'Every Day

I relatori del convegno Mastrantonio-Mistraletti Della Lucia-Rabaglia

Nel terzo incontro del ciclo Periti Day - Every Day 2019 svoltosi il 30 gennaio nell’auditorium di San Pietro, si è parlato di  “Metafisica della Biologia”. Questo titolo suggestivo racchiude il saggio che il compianto Pierfrancesco Periti, cattedratico di Patologia Generale a Pavia, aveva illustrato a un affollato convegno  aperto al pubblico, al cinema Plaza di Piacenza nel novembre del 1997, circa un anno prima della sua morte avvenuta nel 26 dicembre 1998.

Il testo che evidenzia il forte rigore filosofico e la ben nota cultura umanistica e scientifica dell’autore, è stato letto puntualmente da Francesco Mastrantonio e Nando Rabaglia. Nel commento e analisi del documento, Carlo Mistraletti Della Lucia ha ripercorso la storia della “Metafisica”, dagli albori del pensiero greco fino a Platone e alla “seconda navigazione”. Ha poi riassunto la classicità aristotelica e tomistica anche nella sua evoluzione temporale - che il Periti ritiene ancora attuale - per arrivare allo “stato dell’arte” alla fine del XX secolo con gli insegnamenti di Popper, Antiseri, Reale ed altri. Tutto questo per contestualizzare il pensiero peritiano.

Per scoprire, almeno in parte, la genialità prospettica di Pierfrancesco Periti – ha proseguito  Carlo Mistraletti – “occorre ripercorrere il ricco, ma talora controverso, percorso internazionale della Filosofia ontologica, dell’Epistemologia  e della Bioetica fino ai nostri giorni. Il testo peritiano evidenzia posizioni teoretiche, miste a pertinenti e confortevoli (pur contingenti) esempi, che vanno meditati e approfonditi ancora oggi per il loro contenuto, che osiamo dire profetico. Tanto più alla luce dei dilemmi e dei conflitti attuali (complicati da idealismi ed esistenzialismi presuntuosi o annichilenti, tutt’ora in voga). Vi è un finalismo nel funzionamento del corpo umano, molto studiato non solo in Medicina”.  Vi è altresì un “ordine” reale e intellegibile nel cosmo- ha concluso Mistraletti - e la Storia ha un senso?!  Potremmo dire che basilari osservazioni e risposte metodologiche sono racchiuse in questo testamento morale (vero scrigno epistemico) di Pierfrancesco Periti, articolato nei sette mirabili capitoli, culmine di un percorso comune, che proponiamo.

Metafisica della Biologia

1- Non si può parlare di bioetica senza aver accennato all'etica, né di etica senza aver introdotto la metafisica, benché sia risibile parlare di metafisica nel secolo di Sodoma e Gomorra nel quale ci troviamo a vivere.

2- In ambito scientifico è prevalente l'opinione che sussista un'assoluta inconciliabilità fra ogni scienza sperimentale ed ogni sorta di metafisica. Tutti sono convinti della sostanziale equivalenza della metafisica col pregiudizio (bias), e tutti vagheggiano il sogno ed il miraggio di una scienza impersonale, "oggettiva" ed assolutamente priva dì pregiudizi. In realtà i pregiudizi, e con essi la metafisica, non possono essere eliminati da nessun algoritmo conoscitivo, come si coglie anche dalla più tenue infarinatura di teoria delle probabilità, e sono anzi assolutamente necessari all'acquisizione di una qualsiasi forma di conoscenza. Il pregiudizio siamo noi stessi, col nostro linguaggio, la nostra storia ed educazione, le nostre limitazioni e debolezze, la nostra esistenza effimera, le nostre emozioni e passioni, le nostre smanie di potere e di ricchezza, le nostre suggestioni ed illusioni  personali e collettive, le nostre fobie, le nostre colpe.

3- Chi più aborrisce i pregiudizi e nega la metafisica è di solito il primo a reintrodurla nella stessa scienza sotto diversi altri nomi quali operativismo, empirismo, materialismo, marxismo, evoluzionismo di stretta osservanza, positivismo, e via dicendo, magari perfino inconsapevolmente, come accade nel caso di chi è affetto da analfabetismo filosofico grave.

4- L'ateismo scientifico nelle sue versioni più grette (nonché purtroppo universalmente condivise ed apprezzate in ambiente  accademico internazionale ) sta ormai assumendo varie forme dogmatiche, ovviamente complete di rituali bigotti cosi come di censure, sacre inquisizioni, iscrizioni all'indice, ossessioni e tic psicopatici e via dicendo. Una delle forme estreme ed intollerabili di questa bigotteria consiste nella negazione dell'esistenza di ogni finalismo, bollato ad esempio come "pregiudizio della mente umana" da Richard Dawkins sulle pagine dello "Scientific American" ed ospitato con rilievo persino su "Science", ma sostenuto energicamente anche dai nostri Colleghi italiani.

5- AI contrario, se esiste una sola importante proposizione metafisica che riguarda tutti, senza eccezione, i fenomeni della biologia, mi pare che sia proprio l’esistenza di un finalismo stupefacente per la complessità e la perfezione. Negare questo fatto, cioè negare che all'occhio ed alle vie ottiche sia  preposta  la finalità della visione o che il rene abbia lo scopo di filtrare cataboliti dal plasma, per limitarsi ad affermare che tutto è soltanto conseguenza di mutazione e selezione e di null’altro, sarebbe come dire - ad esempio - che il duomo di Milano è un enorme catasta di mattoni, che la Divina Commedia è un'interminabile successione di caratteri alfabetici o che un essere umano equivale ad un ammasso di letame, purché - prego - della stessa identica massa e composizione atomica. Sarebbe come ignorare le leggi dei gas per il solo fatto che a livello microfisico valgono leggi fisiche assolutamente diverse o negare l'esistenza del nostro stesso pensiero a causa della mera presenza di recettori colinergici ed adrenergici o di altro tipo nei nostri neuroni: si tratta comunque di demenza pura.

6- Dunque in biologia tutto ha un fine, la stessa evoluzione deve avere un fine anche se supremamente misterioso. L'intera storia umana e la stessa esistenza di ogni essere umano devono avere un fine e un significato, come severamente ammoniscono il libro di Giobbe o per esempio il capitolo quinto dell'Apocalisse, e come ripete Tommaso da Celano (" ... Liber scriptus proferetur / in quo totum continetur/ unde mundus judicetur…" ). Esempi meno angosciosi di mistero: che razza di vantaggio evoluzionistico può mai aver conferito alla specie umana la capacità di esprimersi artisticamente, nonché di percepire bellezza dell' opera d'arte?

Perché mai in uno scherzo per pianoforte ed orchestra di Mendelssohn viene percepita dalla nostra mente una bellezza ed eleganza suprema, mentre un qualunque brano di Rock risulta volgare, monotono e ributtante fin dalla prima nota? Come mai Puskin (ovviamente nel testo russo) è pervaso di realistico umorismo e di romantica, struggente malinconia, mentre un romanzetto della collana "Harmony" fa pensare a vicende da marciapiede?

Perché sono opere mirabili quelle di Omero, Prassitele, Virgilio, Dante, Michelangelo, Shakespeare, mentre quelle dei loro epigoni ed imitatori suscitano fastidio e noia? Che cosa è dunque il genio? Eppoi, esistono davvero bontà e cattiveria, giustizia ed ingiustizia? E quale conoscenza si può effettivamente ricavare dall'osservazione e dall'esperimento? E perché nella vita umana esistono dolore, malattia, decadimento e morte?

7- Per affrontare simili quesiti non resta altro atteggiamento ragionevole che quello, di un ritorno alla metafisica aristotelico-tomistica, l'unica che possa dare un senso accettabile all'esistenza umana ed un fondamento credibile perfino alla scienza moderna, giustificando, e conferendo merito, alla nostra pretesa ed al nostro sforzo di violare in ogni possibile segreto dell'Universo, per il solo vanto dì essere figli di Dio creati a sua immagine e somiglianza.

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