Migranti: in Emilia-Romagna meno permessi, crescono le acquisizioni di cittadinanza

Nel 2016 quasi 24 mila cittadini non comunitari sono diventati italiani, tra loro soprattutto marocchini e albanesi. I permessi si chiedono per famiglia e lavoro, in aumento quelli per protezione umanitaria. I dati del Report dell'Osservatorio regionale dell'Emilia-Romagna forniti da Redattore Sociale

Meno permessi e più acquisizioni di cittadinanza. Tra i permessi con scadenza, i principali motivi della richiesta rimangono ricongiungimenti familiari e lavoro, ma aumentano quelli per protezione umanitaria. I permessi di lungo periodo sono il 66% del totale. I minori sono più del 16% dei residenti, i nuovi nati da entrambi i genitori stranieri sono un quinto del totale. E' quanto risulta dal Report "L'immigrazione straniera in Emilia-Romagna" curato dall'Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio dal quale risulta che un cittadino residente su 10 è di origine straniera, confermando l'Emilia-Romagna come prima regione in Italia per incidenza di residenti stranieri sul totale della popolazione: gli stranieri residenti sono 531 mila, pari all'11,9% del totale. Le province nord-occidentali mostrano un'incidenza maggiore: a Piacenza il tasso è del 14%, a Parma del 13,5%, quella più bassa è a Ferrara (8,7%). «Dai dati si coglie un crescente processo di maturazione della presenza e dell'insediamento della componente straniera della popolazione residente, in parte oscurato da quanto suggerito dalla fotografia dell'immigrazione fornita dalla narrazione politica e massmediatica, concentrata sulla dimensione emergenziale e sull'idea che gli stranieri arrivino solo da fuori».

In calo i permessi, crescono i cittadini italiani. Sono 427 mila i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Emilia-Romagna (dati al primo gennaio 2017), un dato in calo rispetto al 2015 quando erano 470 mila. I motivi? «La diminuzione va ricondotta a diversi fattori - si legge nel Report - fra cui emergono le innovazioni nel trattamento dei dati che permettono di individuare in modo più efficace i permessi non più in corso di validità e l'aumento dei flussi in uscita per effetto delle acquisizioni di cittadinanza italiana». Nel 2016 sono quasi 24 mila i cittadini di origine straniera, in primis marocchini e albanesi, che hanno acquisito la cittadinanza italiana (erano stati 15.700 nel 2014 e quasi 21 mila nel 2015). Famiglia, lavoro e protezione umanitaria. Sono i motivi che portano i cittadini stranieri in Italia ma «nel 2016 si nota una contrazione di tutte le tipologie dei permessi e si conferma il deciso incremento dei richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria».

Nel complesso i permessi di soggiorno con scadenza si contraggono, registrando un -10,6%. I permessi per lavoro calano, pur rimanendo il secondo motivo in ordine di importanza dopo quelli per ricongiungimento familiare: sono 49.638 (pari al 34,4% dei permessi) mentre l'anno precedente erano 63.661 (39,5%), con un calo pari a -22%. I ricongiungimenti familiari sono il più rilevante motivo di ingresso (49,6% dei permessi) ma in diminuzione rispetto all'anno precedente: al primo gennaio 2017 sono 71.495 rispetto ai 77.318 del primo gennaio 2016 (-7,5%). Crescono, invece, i permessi per asilo e protezione umanitaria: sono 15.682 (il 10,9% dei permessi in scadenza): +38,9% sul 2015. Nuovi ingressi. Nel 2016 sono stati rilasciati 22.559 nuovi permessi (2.340 in più rispetto all'anno precedente, con un aumento dell'11,6%). Calano quelli per lavoro (-332), per studio (-832), residenza elettiva, religione e salute (-541), aumentano quelli per motivi famigliari (+2.350) e per asilo o protezione umanitaria (+1.695). Questi ultimi sono cresciuti nel tempo: dai 935 del 2013 ai 6.487 del 2016 (+594%). Le donne sono meno rispetto agli uomini, il 44% dei nuovi ingressi e la maggior parte sono arrivate per motivi di famiglia (il 71,9%). Meno significativi per le donne asilo e protezione umanitaria (il 10%) così come studio, residenza elettiva, religione, salute. Molto ridotti i permessi per motivi di lavoro, sono appena il 4%. Tra gli uomini invece al primo posto troviamo i motivi di asilo e umanitari (43,5%), seguono i ricongiungimenti famigliari (40%), lavoro (7%), studio, residente elettiva, religione, salute.

«I cambiamenti sono determinati dalla crescita di persone in fuga da guerre e instabilità politica, dalla contrazione del mercato del lavoro italiano che riduce l'attrattività nel nostro Paese e dalla richiesta di ricongiungimento da parte di chi è già stabilizzato». Per quanto riguarda i Paesi di cittadinanza, al primo posto c'è il Marocco (con 3.263 ingressi): in questo caso il motivo principale è il ricongiungimento familiare (73,6%) ma sale il valore dei richiedenti asilo (18,8% rispetto al 3,5% del 2015). Al secondo posto c'è l'Albania (2.357 ingressi), sempre per motivi familiari (67,4%). La Nigeria è la terzo posto (1.954 ingressi), soprattutto per asilo e motivi umanitari (77,6%). Seguono Pakistan e Cina.

Sono 283 mila i permessi Ce si lungo periodo (a tempo indeterminato, può essere richiesto dal cittadino straniero che possiede un permesso di soggiorno da almeno 5 anni, un determinato reddito e la conoscenza della lingua italiana) con un'incidenza pari al 66,3%, dato che pone l'Emilia-Romagna al terzo posto dopo Trentino Alto Adige e Veneto. Il valore supera la media nazionale (60,7%), le donne sono più rappresentate (66,8%).

Sono 50 mila gli alloggi di edilizia residenziale pubblica occupati a fine 2016, di cui 41.400 da cittadini italiani (82,7%) e i restanti da cittadini stranieri (comunitari e non). Tra le province, le prime per incidenza di alloggi assegnati a cittadini stranieri sono Reggio Emilia (30,5%), Piacenza (23,5%) e Modena (18,1%). Quella con l'incidenza più bassa è Rimini, il 10%.

Nel 2016 le persone di cittadinanza non italiana occupate in Emilia-Romagna erano 258 mila, il 13,1% degli occupati totali (di cui 118 mila donne). Rispetto al livello di occupazione si registrano 43 mila disoccupati (il 29,6% del totale), di cui 25 mila donne. Il tasso di occupazione è pari al 61,7%, inferiore di 6,7 punti a quello complessivo. Al contrario quello di disoccupazione è oltre il doppio del livello relativo a tutta la popolazione. L'occupazione straniera è molto giovane, con i due terzi dei lavoratori che non superano i 45 anni. L'87,5% lavoratori sono dipendenti. Una quota significativa è costituita da lavoratori in proprio, il 7,6% del totale.

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