"Mind The Gender Gap", al Colombini il progetto contro gli stereotipi di genere

Proposto e coordinato dal Centro Antiviolenza di Piacenza insieme a numerosi ed importanti partner. Obiettivo: riflettere sulla rilevanza degli stereotipi di genere nella scelta dei percorsi scolastici e professionali

Il tavolo dei relatori

Riflettere sulla rilevanza degli stereotipi di genere nella scelta dei percorsi scolastici e professionali: è quello di cui si è parlato nella mattinata di lunedì 3 febbraio al liceo Colombini, nell’ambito della presentazione del progetto “Mind the gender gap”, proposto e coordinato dal Centro Antiviolenza di Piacenza insieme a numerosi ed importanti partner come l'Università di Parma, l'Università Politecnica delle Marche, il Laboratorio MultiLab, Confindustria, Metronotte, Aidm Piacenza, Associazione Ragazzi al Museo e Asd Idraghi, insieme all’autore e regista Marco Toscani e con il sostegno della Regione Emilia Romagna.

L’iniziativa ha coinvolto 10 classi terze a partire da novembre e durerà un anno: le operatrici del centro antiviolenza cittadino hanno tenuto due incontri da quattro ore per sezione, cercando di far riflettere gli studenti su quelli che sono ancora oggi gli stereotipi di genere che influenzano, anche in età molto precoce, il percorso e la visione da parte di bambini e bambine: «Nel 2020 sembra assurdo pensare che i ragazzi siano più brillanti o talentuosi delle ragazze, in generale ma anche nelle discipline scientifiche, ad esempio» ha raccontato Ilaria Mantega, operatrice del centro antiviolenza. «Anche nel contesto lavorativo abbiamo analizzato le enormi differenze tra ragazzi e ragazze, a pari livello di istruzione, che vede il sesso femminile pagato circa il 23% meno per la stessa professione rispetto ad un collega uomo, oltre ad avere maggiori difficoltà di accesso a posizioni di alto livello».

«Da tanti anni al Colombini ci si occupa di progetti legati al mondo delle donne, sia perché siamo una scuola prevalentemente femminile, sia perché ci siamo fin da subito resi conto dell’importanza di questo tema» ha esordito la dirigente scolastica, Maria Luisa Giaccone. «Viviamo in un mondo confuso, contraddittorio e da parte nostra vogliamo dare un contributo, non perché ne abbia bisogno il liceo, ma perché ne ha bisogno il mondo, che siamo tutti noi».

«Da quando ho iniziato, dal 1994 ad oggi, tante cose sono cambiate: all’epoca il termine “violenza domestica” non era né conosciuto e né utilizzato, mentre oggi purtroppo è tristemente entrato nel nostro vocabolario» ha aggiunto Donatella Scardi, presidente di Telefono Rosa. «Anche per quanto riguarda il mondo del lavoro, bisogna uscire dal preconcetto che ci siano professioni prettamente maschili o femminili: bisogna riflettere ma soprattutto seguire quelle che sono le proprie passioni e i propri talenti».

Il coinvolgimento attivo di alcune università porterà diversi docenti degli atenei partecipanti ad effettuare workshop, attività e laboratori con gli studenti: giovedì 12 marzo si parlerà di “pari opportunità nelle discipline tecnico-scientifiche” e “donne e matematica”, mentre martedì 24 marzo ci si occuperà di “gender gap in ambito scientifico”, oltre alla carriera della donna in ambito scientifico matematico e degli scenari futuri. Il progetto vede anche un coinvolgimento in ambito teatrale a cura dell’attrice Samanta Oldani, che costruirà insieme ai partecipanti uno spettacolo finale che andrà in scena mercoledì 8 aprile: «Agiremo su quello che significa avere stereotipi dentro di sé e su quello che portano a pensare della propria persona».

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Infine, il significativo intervento di Massimiliano Bengalli di Metronotte Piacenza: «Nella stragrande maggioranza dell’immaginario collettivo, il vigilante è una professione prettamente maschile. Nel 1996 la nostra città assumeva la prima donna vigilante: venticinque anni dopo, le nostre circa 300 unità sono composte per il 20% da donne e fanno capo a una di esse».

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