Lunedì, 20 Settembre 2021
Attualità Castel San Giovanni

«Mio nonno avrebbe compiuto cento anni, voglio ricordare chi fosse»

Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Ilaria Platè dedicato al nonno Dante che oggi avrebbe compiuto cento anni. Un modo per evidenziare che discendiamo sempre da qualcun altro che per noi ha fatto tanto e che ci passa il testimone

Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Ilaria Platè dedicato al nonno Dante che oggi avrebbe compiuto cento anni. Un modo per evidenziare che discendiamo sempre da qualcun altro che per noi ha fatto tanto e che ci passa il testimone.

Classe 1921, alpino, partigiano. Mio nonno Dante nacque il 28 agosto a San Nazzaro in Alta Val Tidone, da Giuseppe e Domenica, quarto di sette fratelli (il primo dei quali era stato adottato, dopo essere rimasto orfano di entrambi i genitori). Tutta la famiglia viveva e lavorava nella corte di una grande azienda agricola, insieme ad altre cinque o sei famiglie. La madre morì prematuramente, e Dante e i suoi fratelli più piccoli vennero cresciuti dalla sorella maggiore, Maria. Frequentò le scuole a Pianello, fino alla quinta elementare, con grande impegno, e si rammaricava spesso in seguito di non aver potuto “andare avanti a studiare”.

Dante era un ragazzo solare, amava la vita e la compagnia, amava la montagna, andava a caccia, cantava nel coro della chiesa e i canti popolari all’osteria. Si innamorò presto di una ragazza dai capelli biondi di un paese vicino, ma la troppa differenza di ceto sociale ostacolò la loro unione. Egli tuttavia conservò sempre una foto di lei, custodita tra le pagine di uno dei suoi libri.

nonno Dante-2Appena diciottenne, dopo il servizio militare, partì per il fronte: era scoppiata la seconda Guerra Mondiale. Assegnato al corpo degli Alpini, cui rimase profondamente legato per tutta la vita, evitò grazie all’aiuto di un amico la partenza per il fronte russo, dove tanti giovani persero la vita. Tornato a casa nel 1943, si unì alla Resistenza partigiana. Insieme ai fratelli, le sorelle e tanti compagni fu costretto a nascondersi nei boschi e nelle grotte intorno a Rocca d’Olgisio, lottando sempre per la libertà. Vivere gli anni della resistenza lo segnò indelebilmente: per tutta la vita ne lesse e ne raccontò a tutti coloro che erano disposti ad ascoltare.

Conobbe (la nonna) Ines dopo la guerra, durante una festa di paese. Ballarono insieme, si piacquero, e dopo non molto si sposarono, già più che trentenni. Nacquero subito i due figli: prima Giuseppe (mio padre) e poi arrivò Vincenzo. Li battezzarono con i nomi dei rispettivi padri, come si usava fare un tempo. Cambiarono tante case, spostandosi dove il lavoro da “bergamino” e agricoltore offriva prospettive migliori. Dopo un grave incidente in motocicletta rimase ferito ad una gamba e da quel momento diventò invalido. Trovò lavoro come bidello al Liceo di Castel San Giovanni, dove rimase fino alla pensione, amato e stimato da tutti. Gli alunni che più gli erano affezionati, per il pensionamento gli regalarono un bel libro, conoscendo la sua passione per la lettura.

Fu per me, mio fratello Marco e mia cugina Chiara un nonno amorevole e giusto, ci insegnò ad apprezzare le bellezze della natura, il valore e il gusto delle cose semplici, l’amore per la libertà, il valore dell’onestà e la dignità del lavoro, l’importanza di essere curiosi e di imparare sempre. Nei suoi biglietti e nelle sue lettere ci augurava di avere “un bell’avvenire”. Ci ripeteva spesso che gli sarebbe piaciuto arrivare a vivere fino ai cento anni, perché era curioso di vedere come sarebbe andato il mondo.

Carissimo nonno, anche se non hai potuto raggiungere questo da te ambito traguardo (la malattia ti ha strappato al nostro affetto nel 2008, a 87 anni), noi ti festeggiamo lo stesso e ti ricordiamo così: mentre lavori nel tuo orto, che è come un giardino bellissimo, e sorridi sotto i baffi, col tuo cappello in testa.
Ilaria Platè

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