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“Montagna Nostra”: nel magazine del territorio di Ferriere il bilancio della stagione estiva

Risultato eccellente nel solo mese di agosto; ottimo supporto dagli eventi culturali, ma la viabilità provinciale è sempre più critica

Da sabato 14 settembre, nelle parrocchie e nell’edicola di Ferriere - dove  alla famiglia Calamari è subentrata Vanessa Labati, che ha scelto di “impegnarsi” per la sua terra natale - sarà in distribuzione “Montagna nostra” il periodico edito dalla Parrocchia di Ferriere, diretto da Paolo Labati.

L’editoriale evidenzia l’esplosione di suoni, di voci e di passi che sono stati il segno della estate di una  montagna che è viva e che vuole vivere, anche se, in fatto di presenze, il periodo d’eccellenza è stato limitato al solo mese di agosto: «Accontentiamoci di quello che la Provvidenza ci riserva e con le nostre forze lavoriamo affinché questi periodi propizi siano allungati anche in altre stagioni dell’anno. Non aspettiamoci nulla dal “pubblico”, dalla “politica”, dal “governo del territorio”, che a distanza di ben 4 anni non ha neppure ricostruito il ponte di Folli sulla strada per Selva, un simbolo a dimostrazione di quanto la viabilità in alta Valnure sia da terzo mondo. Da pochi giorni l’Italia ha un “nuovo” governo. Ci congratuliamo con l’onorevole Paola De Micheli per la prestigiosa nomina a Ministra delle Infrastrutture e Trasporti;  come “amica” del territorio auspichiamo che voglia e possa lavorare per dare segnali di speranza alla montagna».

«A proposito di viabilità - osserva Giampaolo Mainardi, consigliere comunale Ferriere, che tra tutte le strade che ultimamente ha percorso quella più disastrata è certamente la Provinciale 654 che collega Bettola a Ferriere e che poi prosegue sino al passo dello Zovallo - «per percorrere i 21 chilometri che separano i due capoluoghi occorrono normalmente 40 minuti. Frane, smottamenti, asfalto sconnesso, non c’è un tratto di almeno100 metri senza un avvallamento, un cedimento, una frana o una buca. I vari politici di turno – evidenzia Mainardi - ne hanno parlato tante volte prima delle varie elezioni ma poi sul problema è sempre calato il silenzio. Tante sono le difficoltà per i pochi montanari che ancora si ostinano a vivere sull’Appennino. Montanari che per la verità si stanno riducendo drasticamente e la conseguenza è un territorio che si degrada sempre più, dove la vegetazione in poco tempo ricoprirà e cancellerà il lavoro e l’opera di decine di generazioni. Già scompaiono i terrazzamenti, si sgretolano i muri a secco, i seminativi non più coltivati si trasformano prima in roveti, poi in boscaglia, si chiudono canali, scompaiono gli scoli e ogni pioggia si trasforma in alluvione mentre le frane la fanno da padrone».

Nelle successive pagine del magazine si richiamano diverse iniziative culturali, sociali e benefiche che hanno accompagnato e sostenuto la stagione turistica nel capoluogo e nelle frazioni;  si raccontano le attività di gruppi e associazioni, si presentano i nuovi nati e i neo laureati o diplomati, si ricordano i fratelli che hanno raggiunto la casa del Padre.

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