“Montagna viva”, l'Appennino piacentino merita un futuro

Tenere accesi i riflettori sui piccoli e grandi protagonisti della montagna piacentina, per segnalare i disagi, i problemi, ma anche per mettere in luce alcune possibili soluzioni e idee: parte "Montagna viva", un racconto a puntate de "IlPiacenza.it" dalla parte di chi vive sul nostro Appennino

Montagna viva, ma anche «viva la montagna». “IlPiacenza.it”, da oggi, fa partire un’iniziativa particolare. Il quotidiano cercherà di raccontare, nel corso delle prossime settimane, l’Appennino piacentino. Prestando ancora più ascolto, orecchio a terra, a chi vive nelle vallate piacentine.

Cercheremo, con tutti i nostri limiti e le nostre forze, di provare a percorrere un po’ di chilometri su e giù, per tenere accesi i riflettori sui protagonisti della montagna: gli abitanti. Quelli che ancora scelgono di rimanere e non cedono per andare incontro alle legittimo desiderio di comodità della città e della pianura, e tengono vive le piccole comunità in cui sono nati e cresciuti. Storie di vita, di mestieri (sappiamo tutti quanto è più complesso fare l’imprenditore, il commerciante, l’artigiano qui), riflessioni di chi vive la montagna.

Un’iniziativa semplice, che vuole raccontare problemi e disagi della montagna piacentina. Ma anche la vitalità di chi è rimasto e non vuole arrendersi. E, perché no, si vuole provare a offrire anche qualche soluzione. D’altronde si avvicina un appuntamento politico importante: il prossimo autunno si terranno le Elezioni Regionali. Con uno Stato sempre più distante e una Provincia destrutturata e sprovvista di risorse, è la Regione l’unico ente che potrebbe provare a cambiare la rotta della montagna.

Sarebbe bello, dando voce ai protagonisti della montagna, invogliare qualcuno a frequentare più spesso il nostro Appennino, da turista estivo o da visitatore nel weekend. Azzardiamo: per invertire il trend demografico, sarebbe vitale che qualcuno tornasse indietro, a risiedere in montagna.

LO SPOPOLAMENTO: UNA PIAGA SOCIALE

La montagna piacentina non può estinguersi. Se guardiamo ai numeri, la situazione è impietosa e non promette nulla di buono per il futuro. Nei comuni del Piacentino vivono sempre meno persone, l’età media è alta e le scuole sono vuote. Un trend negativo, ovviamente, non solo nostro. Tutto l’Appennino tosco-emiliano soffre, come anche le aree interne del Meridione, a causa dello spopolamento. Dai tempi del boom economico degli anni ’50 e ’60, la provincia italiana – lontana dai grandi centri urbani e agricola – si è trasferita in massa verso le città e le cinture urbane. Si è trasferita per migliorare le proprie condizioni di vita, per trovare un lavoro che non fosse quello dei campi, e per avvicinarsi a servizi presenti ed efficienti.

In Molise ad esempio, nella provincia di Isernia, hanno provato a profetizzare l’ora “X”. Un gruppo di ricercatori del team “Rionero 2020” ha provato a calcolare l’anno esatto in cui diversi comuni di quell’area geografica non avranno più alcun residente. L’Italia si urbanizza e centralizza, e la montagna – tranne quella che riesce veramente a sostenersi grazie a un forte turismo – è la prima a svuotarsi di famiglie e abitanti. Purtroppo il tema della montagna è sparito da anni dall’agenda di ogni Governo. Riemerge fuori a ogni alluvione o evento franoso che provoca vittime e ingenti danni. Eppure la dorsale Appenninica che attraversa il Paese coinvolge 2.157 comuni (il 27%), 94mila chilometri quadrati (il 31%) distribuiti su quattordici (delle venti) regioni, per dieci milioni di abitanti. Con un milione di imprese che producono il 14% del Pil italiano. Se, progressivamente, tutti abbandonassero il territorio, le conseguenze sociali e ambientali sarebbero devastanti anche per le pianure e città più vicine.

Inoltre, tra queste righe, si può leggere anche una presa di posizione forte, che a molti può apparire ingenua, ma poco importa: vivere in montagna significa fare parte di una realtà piena di calore umano, vivere una ricca vita di comunità, di paese, di gruppo. Tutte cose che non possiamo permetterci di perdere.

LE STORIE E LE INTERVISTE

1 - Gianni Rocca, il basulon della montagna piacentina 

2 - Domenico Sordi, emigrato di ritorno nella sua "Vaio" di Centenaro: "Pensionati, tornate come me"

3 - Il sindaco Castelli: "L'agricoltura viene prima del turismo, in montagna troppa superficie abbandonata"

4 - Alberto Kalle, la sua fisarmonica e la sua terra: Groppallo

5 - Marco Boletti, dalla Brianza a "I Frè": muratore con la passione per lo zafferano

6 - Le vecchie osterie di montagna tenute aperte dalle donne

7 - Pier Luigi Bersani: "Misure choc per la montagna, dieci anni senza fisco per chi investe"

8 - Davide Galli, il presidente delle guide ambientali d'Italia: "L'Appennino è bellezza e sacrificio"

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