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Operai morti in autostrada, «Ancora 5 vite spezzate, ennesimo infortunio sul lavoro»

Bruno Carrà (Cgil): «Emergenza che richiede interventi tempestivi, da inizio anno al 30 aprile 48 i decessi di lavoratori in itinere»

(repertorio)

«Ancora 5 vite spezzate, l’ennesimo infortunio sul lavoro». Bruno Carrà, responsabile dell’Ufficio salute e sicurezza della Camera del Lavoro di Piacenza, torna a parlare dell’emergenza vittime del lavoro. «I 5 uomini, 3 italiani e due di nazionalità marocchina, tutti residenti tra la provincia di Brescia e di Bergamo, e dipendenti di due ditte edili della provincia di Brescia, morti il 3 Giugno in autostrada nei pressi di Fiorenzuola, mentre tornavano a casa dopo una giornata di lavoro, con tutta probabilità svolgevano un lavoro dato in subappalto, quando soprattutto bisogna fare armature, tetti ed altre opere. Ancora cinque vite spezzate, di nuovo 5 operai morti - sottolinea - questa volta causa un incidente stradale, un ennesimo infortunio sul lavoro, ma questo in itinere dopo una giornata lunga ed estenuante passata in un cantiere edile. Il furgone che trasportava i cinque operai morti sul colpo, i quali lasciano le loro famiglie, i loro ricordi ed un futuro irrimediabilmente interrotto in pochi istanti, si è schiantato contro un camion finendo sotto il rimorchio e riducendosi ad un ammasso di lamiere contorte. Ancora morti quindi in situazioni riconducibili al mondo del lavoro. Ricordo che i lavoratori che afferiscono a questi tipi di particolari mansioni normalmente si alzano all’alba e non passano mai meno di 15 ore almeno prima che rientrino alle loro abitazioni. Ed in più il 4 giugno, solo il giorno dopo, ci sono stati altri 5 morti in diversi incidenti direttamente in diversi luoghi di lavoro sparsi in tutta la nostra penisola. Secondo i dati Inail quest’anno al 30 aprile sono stati 48 i decessi in itinere, e sempre nello stesso periodo, cioè nel primo quadrimestre di quest’anno, i morti in occasione di lavoro sono stati 306, con un incremento del 9,3% rispetto al medesimo periodo del 2020, mentre sempre nel 2020 dodici furono i morti sul lavoro avvenuti solo nel piacentino».

«L’infortunio in itinere - ricorda - è stabilito e definito in modo preciso dalla Legislazione vigente, ed è tutelato ed indennizzato nello stesso modo di un infortunio che occorre ad un lavoratore sul proprio posto di lavoro perché trattasi di una situazione equiparata ad ogni livello. L’Inail, infatti, è impegnata a tutelare anche i lavoratori che sono colpiti da infortuni avvenuti durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro. È comunque evidente che si sta presentando un 2021 sempre più tragico, una vera emergenza sociale che richiede interventi mirati e tempestivi per cercare di fermare questa scia di sangue che sta caratterizzando una strage che sembra non avere fine, e dove continuiamo a contare i morti sul lavoro dentro un elenco di innumerevoli decessi. Questi dati allarmanti arrivano proprio mentre i sindacati confederali sono impegnati in una mobilitazione contro gli infortuni dal titolo “Fermiamo la strage sul lavoro”». «Quando capitano degli incidenti sul lavoro - aggiunge il sindacalista - bisogna ribadire e precisare che non si tratta mai di fatalità, ma significa che qualcosa è andato storto, che ci sono responsabilità precise e che è venuto a mancare qualcosa, sino alla prontezza di riflessi causa troppa stanchezza, condizione anch’essa che non va mai sottovalutata. Serve volontà politica per garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, quindi bisogna mettere gli investimenti adeguati al primo posto insieme a quelle azioni concrete che possano rafforzare il sistema dei controlli e l’attività ispettiva nei luoghi di lavoro. Oltre a questo, c’è il tema dell’organizzazione del lavoro all’interno dei processi produttivi che sta in capo all’impresa. I datori di lavoro devono garantire pertanto tutte le misure necessarie che salvaguardino l’incolumità di lavoratrici e lavoratori in ogni luogo dove viene prestata un’attività lavorativa. Le persone devono poter andare al lavoro sapendo che è tutto in ordine e che è stato organizzato al meglio ogni cosa per prevenire ogni tipo di infortunio o incidente, e qualsivoglia eventualità in questo campo». Le nostre rivendicazioni, che sono molteplici, in sostanza possono riassumersi nella richiesta che vengano attivate le iniziative necessarie da cui discendano azioni sicure sul lavoro - conclude - affinché si affermi una cultura della sicurezza in tutte le realtà lavorative del nostro territorio come nel Paese intero, e non soltanto qua e là. E perché si arrivi a questo in ogni luogo di lavoro che la Cgil di Piacenza continuerà la propria azione ed impegno per quello che riguarda la realtà del nostro territorio, perché dopo il dolore e lo sgomento bisogna proseguire a chiedere che la vita delle persone valga sempre più del profitto e che il lavoro ritrovi il significato di sostegno, di appoggio e non di pericolo e di morte».

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