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Martedì, 17 Maggio 2022
Sicurezza sul lavoro

Nel 2021 lieve calo degli infortuni a Piacenza ma aumentano le malattie professionali: +71,9%

I dati Inail diffusi dalla Cgil Emilia-Romagna che si è dotata di un “Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali". A Piacenza nel 2021 denunciati 4.220 infortuni (-0,8%): 13 quelli mortali

La Cgil Emilia-Romagna si è dotata di un “Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia Romagna” e ha divulgato i dati resi disponibili dall’Inail. «Vogliamo monitorare costantemente e denunciare quanto avviene nella nostra regione riguardo alla sicurezza dei luoghi di lavoro», scrivono in una nota spiegando che nel 2021 l’Osservatorio nel periodo gennaio-dicembre 2021 ha registrato 74.066 infortuni denunciati (+9,2% rispetto ai 67.816 del 2020), 110 denunce di infortunio con esito mortale (-7,6% rispetto alle 119 del 2020), 5.578 malattie professionali denunciate (+34,9% rispetto alle 4.136 del 2020).

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A Piacenza nel 2021 gli infortuni denunciati sono stati 4.220, con una diminuzione dello 0,8% rispetto al 2020, quando erano stati 4.252. Nel 2021 quelli mortali sono stati 13 (uno in meno rispetto al 2020). Per quanto riguarda le malattie professionali, nella nostra provincia nel 2021 ne sono state denunciate 153, con un aumento del 71,9% rispetto al 2020 (erano state 89), prima in regione per crescita percentuale.

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I settori che nel 2021 hanno registrato il numero maggiore di morti sul lavoro in Emilia-Romagna sono:

  • trasporto e magazzinaggio (20 infortuni mortali denunciati);
  • costruzioni (18);
  • agricoltura (8);
  • commercio e riparazione (8);
  • metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (5);
  • industrie alimentari (4);
  • fabbricazione di altri macchinari (6).

«Dopo un 2020 drammatico – scrivono dal sindacato in una nota -, il 2021 ha rappresentato il tentativo di agganciare la ripresa economica dopo le restrizioni dovute alla pandemia. Purtroppo, però, registriamo un nuovo aumento degli infortuni sul lavoro, che colpiscono in maniera più dura le lavoratrici e i lavoratori dei settori più fragili ed esposti (donne, migranti, precari, il sistema degli appalti e dei subappalti). Basta osservare i dati dei settori in cui si registrano il maggior numero di denunce di infortunio: 5.391 denunce nella sanità (in cui si evidenziano gli effetti del Covid-19), 4.925 denunce nel commercio, 4.273 denunce nel settore del trasporto e magazzinaggio, 3.867 denunce nel settore delle costruzioni, 3.700 denunce in agricoltura e agroindustria. I dati consegnano un imperativo: il tema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro deve tornare ad essere una priorità assoluta per le istituzioni a tutti i livelli. Nel 2021 in Italia hanno perso la vita sul lavoro 1.221 lavoratrici e lavoratori (una media di più di 3 al giorno), dei quali 110 in Emilia Romagna. Una strage insopportabile».

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Cgil chiede «con forza investimenti sulla prevenzione, sul rafforzamento dei controlli e degli organismi ispettivi, sulla formazione, sulla partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alla definizione dei modelli organizzativi che garantiscano la loro sicurezza. C’è un legame indissolubile tra la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e la buona occupazione. Dove, al contrario, persistono fenomeni di sfruttamento, precarietà e illegalità, maggiore è il rischio di infortuni e morti sul lavoro. Per queste ragioni, continuiamo a rivendicare più formazione – a partire dalle scuole e per ogni lavoratore e lavoratrice che comincia la sua attività in ogni luogo di lavoro -, più prevenzione, più controlli e sanzioni (nel quadro di una nuova stagione legislativa), più agibilità sindacali perché il sindacato e la contrattazione sono il primo antidoto contro le violazioni delle norme a tutela della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori».

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