Martedì, 21 Settembre 2021
Attualità

«Nel polichirurgico il campus di formazione universitaria e la parte antica per gli anziani»

Comolli dopo la presentazione della sua osservazione al nuovo ospedale in Consiglio ribadisce un possibile scenario per l’area di via Taverna: «Il progetto ospedaliero è una chance unica per una intera visione urbana e veicolare della città»

Nuovo ospedale. Tra le osservazioni inerenti il nuovo ospedale militare discusse e respinte dalla Commissione 2, una (la n.2) era firmata da Giampietro Comolli, il quale ci affida questa replica a commento soprattutto sull’analisi tecnica fatta dagli uffici del Comune e come la sua testi è stata presentata.

«Nella piena e calda estate scorsa la dirigenza del Servizio di Pianificazione Urbanistica Ambientale scriveva e determinava che: “…chiunque può presentare osservazioni alla variante, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi, entro il 22 agosto di quest’anno, indirizzate al SPUA del Comune di Piacenza, in carta semplice…” in merito alla costruzione del nuovo ospedale di Piacenza.

Cogliendo proprio questa dichiarata opportunità di “...fornire nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi”, come semplice cittadino e senza alcuna carica degna di nota e totalmente inesperto in materia sia medica che ingegneristica, mi sono permesso in data 18 agosto 2020 di inoltrare secondo le disposizioni dirigenziali una nota corposa. Corposa perché la materia Sanità-Salute è complessa e la possibilità di fornire nuovi elementi permetteva di andare oltre la osservazione alla variante urbanistica e entrare nel merito del progetto motivazionale sanitario presentato a ottobre 2016! Quindi ho racimolato diversi pareri di amici alti dirigenti medici e direttori europei per offrire un contributo valutativo e conoscitivo a 360 gradi, e non “fuori temino del bambino delle elementari” come è stato scritto almeno ineducatamente nella nota dell’ufficio tecnico comunale. Ho asserito che al finanziamento cospicuo annunciato, magari con una ulteriore integrazione Covid o Mes, non si deve rinunciare per il bene di tutta la città e che può aumentare ancora con la partecipazione di enti e imprese locali. Mi sono permesso di richiamare l’attenzione su “…una visione nuova della città e provincia in ottica sostenibilità, ecoambientale, demografica, lungimirante, new generation…” privilegiando diversi ambiti e aree demaniali a costo zero, recuperando immobili esistenti, lasciando come ultima ratio l’uso di nuovo terreno agrario. Ho portato un elenco, constatati di persona, di altre città italiane ed europee di dimensione simile alla nostra che da 10-20 anni non costruiscono più mega-nosocomi di 5-7 piani, soprattutto progetti superati dai fatti pericolosi recenti. Ho sostenuto che non bisogna perdere tempo, ma che i cospicui investimenti-spese nel Guglielmo negli ultimi anni con i soldi destinati ai piacentini non sono da dimenticare e buttare.Giampietro Comolli-7

Portavo esempi di “sistemi sanitari-salutari” all’avanguardia dove le scelte logistiche-reparti-organizzazione non sono più basate sull’economia di scala, la concentrazione, la sovrapopolazione, le medicine aggregate, gli ascensori comuni…ma si stanno formando o ingrandendo centri sanitari di comunità, di territorio in base ai reali “…servizi necessari diversificati per tipi diversi di malati e loro condizioni generali.” come scrive il Consiglio d’Europa. Da qui la mia proposta di dedicare gran parte del Guglielmo-polichirurgico al campus-formazione universitaria e tecnica di figure assistenziali con un parcheggio utile alla città e la antica struttura dedicati ai più anziani autosufficienti e non autosufficienti, integrando il Vittorio Emanuele e Maruffi perché di anziani piacentini ce ne saranno ancora! Anche la metro di superficie collegata avrebbe una logica di servizio e di miglioramento della salute cittadina.  Sicuramente sono da prevedere altre 2 strutture sanitarie con efficaci pronto soccorso, day-biday hospital, grandi spazi e camere dedicate, immersi in grandi parchi, facilmente raggiungibili con strade esistenti o da costruire in modo da completare “il modello sanitario-salutare” guardando alla New Generation Pc.

Di altri è la alta competenza per la ottimale suddivisione dei reparti in base alla migliore logistica di accesso e servizio assistenziale per l’utente, ma le distanze, la capacità dei volumi e dei ricoveri, il legame con strutture private, la aggregazione primariale e le connessioni implementate degli ospedali di Bobbio, Castello, Fiorenzuola devono entrare in una logica-logistica organizzativa. Quindi zona 5 o zona 6, variante o non variante, sono solo un corollario di un tema più importante nel 2021 per i piacentini, che può lasciare il segno politico a Piacenza per i prossimi 30-40 anni. Il progetto ospedaliero è una chance unica per una intera visione urbana, residenziale, viaria, veicolare e ambientale a Piacenza. Ci sarebbero fondi anche dalla transizione ecoambientale collegata al recupero e riuso di quei tanti immobili che abbiamo ereditato.

La mia osservazione non era rivolta all’Amministrazione comunale, quanto piuttosto ai dirigenti dei settori pubblici coinvolti al fine di proporre una diversa visione: dalla costruzione ex novo per i prossimi 5 anni chiedevo di passare alla “organizzazione tecnico-operativa-funzionariale-innovativa della assistenza sanitaria e della salute organica in base alle necessità dei diversi tipi di malati e malanni che i piacentini avranno davanti”. Mi spiace che qualcuno non abbia capito il vero spirito e motivo della osservazione. Mi auguro che i vertici distrettuali politici “centrali come è scritto” regionali e locali leggano almeno queste osservazioni di un ordinario cittadino qualunque. Mi sembra che la maggior parte delle osservazioni arrivate in Comune, chi più chi meno, abbiano toccato anche gli stessi tasti».

Giampietro Comolli

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