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Nella seconda metà del 2020 turismo nel capoluogo e comparto alberghiero in difficoltà

L'analisi di "Piacenza Economia": i dati relativi ai flussi turistici in provincia di Piacenza a consuntivo del 2020 confermano sostanzialmente la dinamica fortemente negativa già osservata nella prima parte dell’anno

I dati relativi ai flussi turistici in provincia di Piacenza a consuntivo del 2020, l’anno della pandemia da COVID-19, confermano sostanzialmente la dinamica fortemente negativa già osservata nella prima parte dell’anno e della quale si è dato conto nel precedente numero di Piacenz@ relativo al primo semestre, dinamica che incorpora comunque i miglioramenti intervenuti nei mesi estivi a seguito dell’allentamento del lockdown.         Il 2020 registra in particolare per il turismo piacentino, a confronto con quello regionale e delle province limitrofe, una certa resilienza a livello di pernottamenti complessivi (-42% sul 2019 contro il -45% medio dell’Emilia-Romagna), meno con riferimento agli arrivi dei turisti (-55% contro -51%), anche se il dato risulta migliore rispetto a quello delle altre province emiliane. In questo contesto appare inoltre evidente il notevole recupero delle aree a forte vocazione turistica della Romagna, pesantemente penalizzate invece nella prima fase (come anche riportato nel n. 38 di Piacenz@).  

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Fonte: elaborazioni Ufficio Statistica Provincia di Piacenza su dati Regione Emilia-Romagna

Andando ad analizzare i dati, nel 2020, per il complesso degli esercizi ricettivi, gli arrivi sono stati 121.134, in calo rispetto al 2019 del 55,4% (circa 150mila in meno), mentre le presenze si sono attestate a 309.808, anch’esse in diminuzione sull’anno precedente ma ad un ritmo inferiore, -41,9% (circa 225mila in meno). Aumenta di conseguenza la permanenza media dei turisti, da 2 giornate nel 2019 a 2,6 nel 2020 (+30,1%).

Arrivi e presenze turistiche in provincia di Piacenza, anno 2020 e var. % su 2019.

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Rispetto a questo andamento complessivo, si possono comunque osservare significative differenze della congiuntura tra i vari comparti, come evidenziano in particolare la forte flessione del settore alberghiero e della domanda estera, in contrapposizione alla maggior tenuta dell’extralberghiero e della domanda domestica.

Negli esercizi alberghieri, infatti, sono stati rilevati 90.494 arrivi e 179.014 presenze, i primi in calo sul 2019 del 57,1%, le seconde invece del 49,6%, e con la permanenza media in aumento da 1,7 a 2 giornate. Negli esercizi “extra-alberghieri” d’altra parte, sono stati registrati 30.640 arrivi, in flessione rispetto all'anno precedente del 49,5%, e 130.794 presenze, in questo caso in diminuzione “appena” del 26,7%, mentre la permanenza media sale da 2,9 a 4,3 giorni. Dal punto di vista invece della provenienza, mentre i turisti italiani contengono le perdite ad un -49,4% a livello di arrivi e ad un -33,9% a livello di presenze, i turisti stranieri – a causa degli impedimenti agli spostamenti internazionali dovuti alle norme di protezione dal virus messe in campo nei vari paesi - calano invece del 70,3% nel primo caso, e del 64,5% nel secondo. Anche in questi casi, essendo la riduzione dei pernottamenti inferiore a quella degli arrivi, la permanenza media registra un aumento su entrambi i fronti, portandosi a 2,7 giornate per gli italiani e a 2,2 per gli stranieri.

I grafici sotto riportati relativi all’andamento mensile delle presenze nel 2020 a confronto con quelle del 2019 sono molto eloquenti nel mostrare l’impatto della pandemia sul turismo piacentino nel corso dell’anno, un periodo caratterizzato da variazioni negative comprese tra il 75-85 per cento tra marzo e maggio, la fase iniziale e più cruenta della pandemia, da un alleggerimento della pressione (con tassi tra -20 e -30 per cento) tra luglio e ottobre a seguito del miglioramento della situazione epidemiologica e dell’allentamento delle misure restrittive, e da una ripresa degli effetti della crisi in corrispondenza con la seconda ondata pandemica di novembre e dicembre.

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L’analisi dei dati mensili disaggregata tra comparto alberghiero e comparto extra-alberghiero mostra come per quest’ultimo settore la congiuntura sia sempre stata meno negativa, in particolare nella seconda parte del 2020, quella della “ripresa”, con le variazioni delle presenze che hanno oscillato attorno al -10/-15 per cento, mentre gli alberghi - anche dopo la prima e più pesante fase pandemica - hanno continuato a subire flessioni consistenti, da -30 fino a -60 per cento circa tra luglio e dicembre.

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Queste dinamiche sono in qualche modo correlate anche a quelle che si rilevano distinguendo la provenienza dei turisti, italiani e stranieri. Il sostanziale azzeramento del turismo estero – sia per motivi di svago sia per motivi di lavoro - durante la prima fase della pandemia, ma anche la sua mancata ripresa nel secondo semestre 2020, hanno penalizzato infatti in particolare il settore alberghiero, maggiormente legato ai flussi internazionali.

Al contrario, la componente domestica della domanda turistica – tra l’altro molto più consistente dal punto di vista quantitativo – ha visto, soprattutto nei primi mesi della seconda parte dell’anno, variazioni negative delle presenze inferiori, aiutando in tal modo il settore extralberghiero piacentino, più legato al turismo nazionale.

Analizzando i principali flussi turistici dall’estero, i rumeni sono stati i più presenti tra visitatori stranieri della nostra provincia nel corso del 2020, con circa 7.600 pernottamenti, ed anche quelli che hanno registrato la minor variazione negativa rispetto al 2019, -23%; seguono francesi (6.800), tedeschi (5.000), svizzeri (4.100), poi olandesi, inglesi e belgi (circa 2.000/2.500 presenze), per arrivare infine a spagnoli, polacchi e croati, tutti con circa 1.000/1.500 presenze. In questi casi la contrazione dei pernottamenti rispetto all’anno precedente è stata molto più elevata, specie per i turisti provenienti da Spagna, Belgio, Germania e Francia.

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ANALISI TERRITORIALE

A livello territoriale, i movimenti turistici si sono concentrati nel 2020 per oltre il 50% nel capoluogo Piacenza (64mila arrivi e 159mila presenze), mentre l’Appennino (compreso Bobbio e i comuni collinari) ha assorbito una quota attorno al 20% (circa 23mila arrivi e 65mila presenze); ai rimanenti comuni di pianura e bassa collina si riferisce la restante quota del 30% dei flussi registrati (quasi 34mila arrivi e 85mila presenze).

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In questo contesto, l’impatto della pandemia sul turismo locale è stato particolarmente severo per la città di Piacenza (anche perché maggiormente specializzata a livello alberghiero e più attrattiva nei confronti del turismo estero, i due settori più penalizzati da questa congiuntura), con gli arrivi che calano infatti rispetto al 2019 di quasi il 60%, e le presenze di oltre il 40%. D’altra parte, riescono a registrare un andamento meno negativo gli ambiti di collina e dell’Appennino (certamente grazie alla maggior presenza in queste aree del comparto extralberghiero (agriturismi, bed&breakfast, …) e di un turismo di provenienza nazionale - i settori meno penalizzati), “limitando” la flessione degli arrivi al 50% e soprattutto quella dei pernottamenti al 35%.

LA DINAMICA DI MEDIO-LUNGO PERIODO

In conclusione, leggendo i dati in un’ottica di medio-lungo periodo, si può osservare come il turismo piacentino, a causa della pandemia nel 2020 abbia completamente annullato la fase di recupero sperimentata dal comparto a partire dal 2013, portando gli indici a livelli di poco superiori al 40% con riferimento agli arrivi, e al 50% per quanto riguarda le presenze, rispetto a quelli rilevati nel 2011. Rimane da capire quanto ampio sarà il “rimbalzo” atteso per il 2021, quando con l’avvio e il consolidamento della campagna vaccinale a livello globale e il conseguente progressivo allentamento delle restrizioni dal punto di vista degli spostamenti, sarà possibile per il settore turistico riprendere più normali livelli di attività.

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LA CONSISTENZA DELLE STRUTTURE RICETTIVE TURISTICHE IN PROVINCIA DI PIACENZA. DICEMBRE 2019. (dati di struttura anno 2020 non rilevati).

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