Nelle terre del Castello di Luzzano la Malvasia di Candia coltivata da Leonardo

Una visita a un simbolo delle vigne dell’Oltrepò Pavese e dell’incanto dei Colli Piacentini

FOTO DI GIORGIO PICCHIONI

Il toponimo Piacenza equivale a “Terra che Piace, per la fertilità delle sue terre e per la vicinanza con il Po”. Così per i Romani. Per i Romani che nel 218 a.c. la fondarono. Innumerevoli le testimonianze rinvenute, alcune visibili, altre ricoperte. Caratteristica della città è stata sempre quella di nascondersi (come l’aver dato nell’869 sepoltura nella chiesa di sant’Antonino, al re ed imperatore Lotario II) o di nasconderla (come per i resti del teatro romano, ricoperti da un nuovo edificio, costruito a dispetto della vicinanza dallo stesso Palazzo Farnese). Ma capita anche casualmente di imbattersi in testimonianze storiche - scoperte stavolta anziché ricoperte - anche nei luoghi più remoti della Provincia. Così è stato quando, guidati dalla proprietaria del Castello di Luzzano, signora Giovannella Fugazza, ci si è trovati, nelle cantine dove erano stati depositati ed ordinati, circondati da innumerevoli resti di manufatti in terracotta di epoca romana, che nella zona erano stati rinvenuti.  A testimonianza che già una preesistente villa, collegata alla via Emilia da una strada di cui se ne è rinvenuto il tracciato, il Fundus Lucianus, si occupava nella zona di attività agricole e di viti. Non è casuale il fatto che già Giulio Cesare, dopo avere soggiornato per un breve periodo nel piacentino ed avere sposato una ragazza del luogo, Calpurnia, tornato a Roma si riforniva del vino dei colli piacentini. Se Piacenza è per tradizione e vocazione terra di confine, nella fattispecie il Castello di Luzzano ne è la naturale rappresentazione simbolica. Infatti il Castello sorge su un crinale collinare: nel lato occidentale l’armonia delle vigne dell’Oltrepò Pavese, sull’altra parte, ad Est, l’incanto dei Colli Piacentini.

Che sia terra di confine lo testimonia anche, in prossimità del Castello, la presenza di una Dogana, un edificio che si presenta oggi, per scelta della Proprietà, dipinto in azzurro Saint Laurant ed in giallo solare.  La dogana, che in origine non aveva i ricercati colori odierni, era stata costruita dai Savoia quando ricevettero, in cambio di alcuni favori, dall’Austria di Maria Teresa, l’Oltrepò Pavese, nel 1747. Il passaggio di Luzzano dall’imperatrice Maria Teresa ai Savoia non fu ben visto dagli abitanti del luogo che in questo anticiparono i sentimenti di antipatia che si manifesteranno da parte di popolazioni di altre regioni della Penisola dopo l’Unità.

Ma la storia, che come dice Montale, si muove a caso: “La storia non si fa strada, si ostina, /detesta il poco a poco, non procede /né recede, si sposta di binario /e la sua direzione /non è nell'orario.” Sì la storia, a Luzzano ci ha rimesso lo zampino, anche in questi giorni. Anche se non era previsto, se non era nell’orario. Infatti non era nell’orario della storia che Luzzano avesse un altro incontro storico, quello con Leonardo Da Vinci!

Ma forse a ben vedere le premesse c’erano tutte. Andiamo con ordine. Nel 1495, Leonardo Da Vinci riceve l’incarico da Ludovico Maria Sforza detto il Moro di affrescare il refettorio del convento della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano, scelta come mausoleo per la propria famiglia. Tre anni dopo il Duca concede al Pittore una vigna di 16 pertiche. In quella zona viene costruito, per volontà del Duca, un quartiere residenziale. Di tutte le costruzioni rimane in piedi solo la Casa degli Atellani. Questa famiglia era anche proprietaria del Castello di Luzzano. In questo modo, la vigna di Leonardo si lega alla casa degli Atellani e tramite la Famiglia degli Atellani, al Castello di Luzzano. Ma non basta! Un altro nome famoso lega le due località: l’architetto Piero Portaluppi.

Portaluppi ha lasciato il segno a Milano dal 1925 al 1940, basta ricordare l’Arengario ed il restauro di Santa Maria delle Grazie, proprio la chiesa del Cenacolo di Leonardo. A Piacenza ha lasciato un bell’esempio di architettura razionalista realizzando la Centrale termoelettrica “Emilia” - Società Generale Elettrica Adamello.

Piero Portaluppi, da proprietario restaura la casa degli Atellani negli anni ’40, negli stessi anni riceve l’incarico dalla famiglia Fugazza di restaurare il Castello di Luzzano che trasforma nella residenza moderna che ancora oggi possiamo ammirare.

Siamo giunti alla quadratura del cerchio: dalla vigna di Leonardo, alla casa degli Antelami, dal Castello di Luzzano alla famiglia Fugazza, all’architetto Portaluppi. Questa la storia. Ma la cronaca è ancora più interessante. Nel 2015, a Milano c’è l’Expo. Per volontà degli attuali proprietari della casa Antelami e della Fondazione Portaluppi si promuovono, con il contributo dell’Università degli Studi di Milano le ricerche sul DNA della vigna di Leonardo, il responso: Malvasia di Candia. Fu così che il vitigno Malvasia di Candia coltivato nei Colli Piacentini è stato identificato come la vite del Pittore. Lo stesso vitigno messo a dimora nell’orto di via Magenta al civico 65, diventa la vigna di Leonardo!

Siamo in una calda giornata settembrina di questo 2018, nella corte del maniero di Luzzano, è arrivata da via Magenta in Milano, dove è stata vendemmiata, l’uva dell’orto di Leonardo. Mani esperte, diraspano l’uva a mano, un’antica tinozza in legno ne accoglie gli acini, mentre ragazzi sorridenti (ma titubanti) tolti i sandali, sono lesti ad immergere i piedi nel contenitore e pigiare. Da parte un grosso orcio toscano in terracotta aspettava d’essere riempito di mosto. Similmente avrebbe fatto (faceva) il toscano Leonardo. C’è solo da aspettare l’autunno, per potere brindare, con il suo stesso vino all’imperitura gloria del nostro Genio Leonardo: Prosit!

Cosa aggiungere, la realtà si trasfigura in poesia, la cronaca nel momento in cui si svolge richiama ed incarna la storia e la storia passata si ripresenta, si attualizza. Forse potrebbe aiutarci, in questo momento, in questo luogo, Benedetto Croce quando sostiene che ogni storia è storia contemporanea, perché pur remoti, gli avvenimenti possono essere considerati sempre attuali, la storia è sempre in rapporto alla situazione presente “nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni”, e di vibrazioni, questi fatti, questi luoghi, questi riferimenti storici che si sono sviluppati nell’arco di mezzo millennio ne propagano a iosa.

P.S. Grazie alla gentile ospitalità della signora Giovannella Fugazza ed alla sua instancabile opera di ricerca storica e valorizzazione dei vini di Luzzano ed in particolare della Malvasia di Candia Aromatica. Grazie agli attuali proprietari di Casa Atellani e dell’annessa vigna di Leonardo per la possibilità di rendere fruibile un bene di rilevanza storica. Grazie a Giorgio Picchioni per il contributo organizzativo all’evento ed il servizio fotografico.

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