rotate-mobile
In Valdaveto / Ferriere

Emigrati giovanissimi per lavoro, poi il richiamo del paese natìo: «A Noce le nostre radici»

Lodovica, Renato, Maria Rosa hanno lasciato la frazione della Valdaveto per cercare un futuro, oggi sono tornati “a casa” per godersi la pensione: «La vallata è bellissima, peccato che si sia spopolata»

“Guardare ogni giorno, se piove o c’è il sole, per saper se domani si vive o si muore e un bel giorno dire basta e andare via…”. Tutta la sofferenza che può causare l’emigrazione - dal Sud, dalle montagne, dalla provincia, da un Paese straniero - la descrisse in poche e struggenti parole Luigi Tenco. Lasciare la propria terra, per migliorare la propria condizione economica e sociale, lo si fa sempre a malincuore. Ma c’è anche chi, raggiunta l’agognata pensione, ha scelto di tornare. A Noce, piccolo paesino della parrocchia di Brugneto, in Valdaveto, ad esempio, l’emigrazione di ritorno ha riacceso la luce in diverse case. Noce di Brugneto-2

I coniugi Maria Rosa Carini ed Enrico Collini, entrambi 77enni e sposati da 52 anni, se ne sono andati dalla Lombardia vent’anni fa. Lei è di Noce, lui è di Vanzago (Milano). Maria Rosa lasciò il paese prestissimo, per cercare un futuro altrove, a soli 13 anni. «Andai a lavorare a Novara - racconta - ospitata dalle suore, ho svolto diversi mestieri. A 15 anni a Milano in una ditta di medicinali che faceva esperimenti sui topi. Poi Concorezzo e Vimercate (Monza-Brianza), occupata nella “Telettra”. Enrico ha fatto l’impiegato all’Alfa Romeo e già da giovanissimo, conoscendo la famiglia e il luogo natio della moglie, si è integrato da subito: «La prima volta che arrivai qui, non c’era neanche il bagno in casa. Erano altri tempi». Maria Rosa non nasconde le difficoltà che viveva questa montagna povera. «Non c’è da vergognarsi, quand’ero una ragazzina ci si lavava nel mastello, i capelli li bagnavo alla fontana. A 6 anni pascolavo le vacche, d’inverno le pecore, da sola. Più che altro erano gli animali a controllare me, una bimba da sola sui monti per tutto il giorno…Cose impensabili per i tempi di adesso». I coniugi avevano acquistato casa a Vanzago: pensavamo di trascorrere gli anni della pensione nel milanese. «Abbiamo cambiato idea vent’anni fa, venendo a Noce, dove c’erano le mie radici». Nel 2000 il paese è già spopolato. «Emigrai che c’erano sessanta residenti, tornai e ce n’erano dieci. Prima erano tutti agricoltori e allevatori, ora nessuno». Enrico coltiva le patate, cerca i funghi, i tartufi e pesca. Anche a Maria Rosa piace andare a funghi e raccogliere i fiori. Ha una grande passione per gli animali, che cura con molto amore. «L’aria è buona, a Milano e in Brianza non si sta così bene. Ho scelto di tornare perché mi mancavano le persone, gli affetti, i propri cari, non è stata la nostalgia per il paese in sé ad avermi fatto fare dietrofront. Enrico, milanese, non si è pentito. «Vado a Vanzago una sola volta al mese, sto bene a Noce». «Per ora – conclude la moglie – rimanere è la scelta giusta. Poi, se la salute traballa, non lo so. Riponevamo speranze nell’ospedale di Bobbio, credevamo che diventasse un vero ospedale, potenziato, in grado di curare gli anziani. Ma non è ancora così».Noce (foto di don Ezio Molinari)-2

Anche Renato Zanelli, pluricampione di trail, è tornato. «Ero emigrato a 14 anni, prima a Lodi, poi a Piacenza». Dopo 18 anni in Enel ha lavorato con la società spagnola “Endesa” e la tedesca “E.On”. Oggi settantenne, da nove è in pensione. «Per un po’ sono rimasto a Piacenza, aumentando la mia presenza a Noce. Poi ho scelto di non spostarmi più e stare in Valdaveto. La vallata è bellissima, tranquilla, purtroppo poco sfruttata dal punto di vista turistico, è un peccato che sia così spopolata». Ogni mattina da Noce parte per i suoi allenamenti, proficui visti i risultati ottenuti nei vari weekend di gara: Zanelli primeggia nelle categorie dei veterani. «Coltivo la mia passione, correre in montagna, in un ambiente pulito, sano. Spesso parto con il buio, anche alle 4 di mattina». Quando ha un po’ di tempo, Renato tiene pulito il paese e i sentieri. «Coltivo la mia verdura, amo mangiare sano». I piacentini (di città) che vengono a trovarti a Noce, cosa dicono? «Più o meno tutti sostengono che il posto sia bellissimo, ma che loro non ci vivrebbero mai. E chiedono come posso, dopo quarant’anni di lavoro in giro per l’Italia, rimanere sull’Appennino». Cosa rispondi? «Faccio molta fatica a rimanere in città, è impensabile starci. È un luogo di caos, inquinamento, traffico. Quando scendo a Piacenza non vedo l’ora di risalire». È una scelta che consiglieresti ad altri pensionati, quella di tornare al paese natio? «Lo consiglio senz’altro, ma capisco che sia difficile per chi ha nipoti da accudire e i figli da aiutare. Molti lo vorrebbero fare ma non possono, devono dare una mano in tempi di crisi».

Ha scelto di vivere qui, ad esempio, la 62enne Lodovica Carini. Dopo aver svolto la professione di operaia in varie realtà del Piacentino, da pensionata è tornata nel paese natio, lasciato all’età di 11 anni. «Abitavo a Pontedellolio, dove torno poco. A Noce ho la tranquillità, pace e libertà che desidero, mi sono trasferita appena raggiunta la pensione, c’è tutto quello che mi serve». Libertà condivisa anche dai suoi amatissimi cani, che partecipano volentieri alle sue quotidiane escursioni tra i boschi. «Non mi manca davvero nulla».

Non abita tutto l’anno a Noce - ma per alcuni mesi all’anno rinuncia a Parigi - anche la sessantaquattrenne Camille Tourand. I suoi nonni erano emigrati in Francia, il suo avo si occupò di serramenti e cancelli, aiutando altri abitanti della zona a emigrare nella capitale transalpina. Lei nasce negli Usa, perché il padre, dopo aver lavorato all’ambasciata statunitense in Francia nel dopoguerra, si era trasferito oltreoceano. «Sono nata a Santa Monica, in California - racconta lei stessa -, mentre le mie sorelle a New York e Hollywood (Los Angeles)». Nella sua vita è stata anche vent’anni nella colonia francese della Nuova Caledonia, dove era direttrice di un’agenzia di viaggi. Poi, il ritorno a Parigi, per lavorare in una società di investimenti immobiliari e assicurazioni. Ora è in pensione e a Noce trascorre tutta l’estate. «Vivere tutto l’anno in Valdaveto no, i miei due figli abitano a Parigi, però sto pensando di allungare la permanenza a 4-5 mesi l’anno. A Noce sono legatissima, mi sento proprio attaccata al paese dove vivevano i miei nonni». È anche un discorso di radici. «I miei genitori sono venuti a mancare e stare qui mi fa sentire più vicina a loro, perché amavano moltissimo questa montagna».

Noce 2-2

L'APPENNINO RESISTENTE E I SUOI PROTAGONISTI: TUTTE LE STORIE

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Emigrati giovanissimi per lavoro, poi il richiamo del paese natìo: «A Noce le nostre radici»

IlPiacenza è in caricamento