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«Noi infermieri possiamo aiutare a organizzare la gestione dei servizi sanitari»

L’appello di due infermiere piacentine: «Nella nostra cultura l’infermiere è ancora poco valorizzato e crediamo ancora poco riconosciuto nella sua veste da professionista autonomo»

Il sentimento di gratitudine dal latino “gratitudo”, derivato da “gratus” cioè grato, riconoscente, esprime una disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, ricordo del beneficio ricevuto e desiderio di poterlo ricambiare. Da molti decenni nella nostra società tale sentimento si è affievolito in quanto si è sempre più portati a pensare di essere capaci, da soli, di risolvere i nostri problemi, di vivere bene senza avere bisogno di aiuto. Addirittura la necessità di essere aiutato viene letta come una condizione di fragilità, vissuta come senso di inferiorità rispetto agli altri. Che la gratitudine giovi a chi la riceve è cosa risaputa, ognuno di noi ha provato sulla propria pelle come un grazie possa cambiare il corso della giornata. Ci fa sentire riconosciuti, apprezzati, valorizzati. L’essere umano vive in relazione ed è dai rapporti personali e professionali che riceve il suo nutrimento, il senso di esistere. La gratitudine è appunto un sentimento che si verifica negli scambi interpersonali quando una persona riconosce di aver ricevuto un beneficio di valore dall’Altro, è uno stato cognitivo-affettivo che è tipicamente associato alla percezione di aver tratto giovamento da un atto altrui accaduto per le buone intenzioni e capacità di un’altra persona. L’aspetto concettuale della gratitudine è legato ad avere memoria di un beneficio ricevuto e con prontezza riconoscerlo. 

Vorremmo soffermarci su questo ultimo aspetto in quanto gli infermieri ora, come da molto tempo, si esprimono quotidianamente nelle aree di cura con competenza e grande senso di responsabilità avendo come obiettivo primario la salute e il benessere delle persone e sicuramente vengono ringraziate e riconosciute dai pazienti che incontrano. Ma non c’è memoria sociale per questi professionisti o meglio non abbastanza. Nella nostra cultura l’infermiere è ancora poco valorizzato e crediamo ancora poco riconosciuto nella sua veste da professionista autonomo che interviene nei processi di promozione, prevenzione e cura della salute della popolazione con un suo bagaglio di conoscenze scientifiche continuamente aggiornate che incidono notevolmente sugli esiti clinico assistenziali delle persone prese in carico. Crediamo che l’infermiere abbia molto da dire e possa portare il suo contributo anche negli ambiti organizzativi di gestione strategica delle aziende e delle strutture socio-sanitarie. La sua presenza in ambito politico diventa fondamentale in quanto profondo conoscitore dei bisogni di salute della popolazione essendo un operatore sanitario che assiste le persone rimanendo al loro fianco, monitorandole e accompagnandole nel percorso di cura.

L’infermiere è in grado di instaurare un rapporto di esclusività e fiducia con l’assistito che permette la personalizzazione delle cure e la possibilità di cogliere tutti gli aspetti che connotano lo stato di salute che come sappiamo non è solo fisico ma anche sociale, psicologico e spirituale. Il valore sociale di un professionista si esprime anche attraverso la retribuzione del suo operato e per l’infermiere italiano è risaputo essere alquanto inferiore ai salari dei altri Stati europei. Anche la visibilità mediatica è carente, quando vengono citati, ancora oggi i paramedici, viene considerato il gruppo infermieristico senza una identità specifica, non vi è mai il professionista infermiere “Dottoressa Rossi”, che come altri professionisti sanitari esprime la sua opinione su un problema di salute o su una possibile iniziativa rivolta al benessere delle persone. Noi siamo infermiere e non ci sentiamo la cenerentola della sanità, però oggi la professione è pronta ad assumere ruoli e posizioni nuove che possono dare un contributo significativo alle diverse e mutevoli necessità di salute della popolazione.

Le infermiere Maria Gaetana Droghi e Lorella Cappucciati

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