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La storia

Nomi, cognomi e luoghi del medioevo piacentino

Non poche persone "prendevano" per cognome il loro luogo di nascita e di residenza

Scartabellando i volumi del “Registrum Magnum” del Comune di Piacenza facciamo un’incursione rapida tra nomi di persona, cognomi e luoghi in uso circa 800 anni fa. Ci si fa poco caso, anche perché sono frammischiati a testi notarili in rigoroso latino, ed allora proviamo a farne una scelta. Uno tra i nomi di persona, ben diffuso nel medioevo Piacentino, è “Iohannes”, Giovanni, che a decine ricorre citato nelle carte secolari e probabilmente si deve alle “predicazioni” che inneggiavano a San Giovanni il Battista. Invece tra quelli di donna “Agnesia, Agnesina” ha buona diffusione, anche in questo caso probabile sia dovuto alla devozione per Sant’Agnese martire, patrona dei barcaioli e che a Piacenza vantava un “proprio” quartiere, lo stesso d’oggi. Ma tanti piacentini si chiamavano anche “Albericus” e il classico “Francischus”, e già 800 anni fa, un nome maschile “moderno” diffusissimo era “Albertus” con il classico “Antonius” e “Gerardus”. Probabilmente sono nomi riferiti uno al Santo abate guaritore dal famigerato "fuoco" e del quale nella località "S. Antonio extra muros" era la chiesa con convento ed ospedale e l'altro al piacentino San Gerardo divenuto vescovo e patrono di Potenza.

Tra le donne spiccano “Sibilia, Mabilia, Isabella, Egidia, Imelda” tutti nomi che hanno un che di veramente medievale, che sanno di "romanzo di gesta cavalleresche" ben famosi in quel tempo. Tra i nomi propri molto estrosi, abbiamo letto di uomini chiamati “Acerbus, Loxius, Manzus, Niger, Spicigus, Ruffa, Ugitio”; nei cognomi invece la fantasia dell’uomo medievale si sbizzarrisce senza limiti e sfiora il comico. Così nel territorio di Piacenza troviamo nelle carte di notaio i cognomi “Bucadasina” (Bocca d’asina), un certo “Burrinus”, un “Cacaterra”, un “Bocabadada” (Bocca badata, aperta), un certo “Gnaccus”, un “Gratarola” con “Scovaluccus”, quindi “Codeporcus” (testa di porco) e “Cacaincampo” con "Buccapicinam".

Tra i luoghi citati nel “Registrum Magnum”, cioè borghi e frazioni d’antica fondazione, ad esempio leggiamo di persone “de Tuna”, “de Peccoraria”, “de Bubiano”, “Cavursium” (Caorso), “Rivalgario”, “Torano”, “Vicomarino” e “Preducca” con molti altri, dalle terre del Po e quindi alla collina e su fino alla montagna.

Non poche persone "prendevano" per cognome il loro luogo di nascita e di residenza, si trova citata tra la documentazione praticamente buona parte di tutta la nostra provincia. Uomini e donne piacentini, che ancora ci parlano di medioevo, per mezzo di queste vecchie carte ingiallite, del loro curioso approccio senza fronzoli verso nomi e cognomi, che venivano appiccicati dalla nascita. E dietro ad ogni nome curioso ai nostri occhi, si nasconde una persona particolare, unica, che ha calpestato lo stesso suolo piacentino sul quale anche noi oggi camminiamo.

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