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la cartolina è di ORESTE GRANA

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«Non ci si vuole impadronire di Verdi, ma evidenziare la sua scelta di abitare nel Piacentino»

Sull’ipotesi di un museo verdiano nell’ex albergo san Marco il dibattito si scatena

Nuove condivisioni si aggiungono al nostro dossier ex albergo San Marco (oggi al 13esimo capitolo) che raccoglie le esortazioni dei lettori rivolte alla proprietà dell’immobile (Ausl e Comune), a dimostrare maggior consapevolezza sulla necessità di arrestare il degrado di una struttura chiusa dal 2005 e di valutare concretamente l’ipotesi di una destinazione pubblica.

Nel merito della proposta di sede di un Museo Verdiano, viene ricordato il lavoro unico e straordinario per importanza, iniziato dalla storica americana Mary Jane Phillips Matz, che per dieci anni veniva appositamente a S. Agata d’estate e che ha pubblicato “Verdi il grande gentlement del Piacentino” (1992) per la Banca di Piacenza, che lo ha anche ristampato due volte. La ricerca è stata continuata e fissata da Stefano Pronti nella ricostruzione delle vicende verdiane e nelle riproduzioni dei documenti originali selezionati nell’Archivio parrocchiale di S. Agata, nell’Archivio di Stato di Piacenza, nel Catasto di Villanova e nell’archivio notarile di Parma, pubblicati nel catalogo Tipleco 2007.

E’ da questi documenti che si deducono l’origine piacentina e il ritorno di Giuseppe Fortunino Verdi a Piacenza, dopo che il nonno Giuseppe Antonio e il padre Carlo si erano spostati a Roncole di Busseto per aprire un esercizio commerciale. La madre Luisa Uttini era piacentina di Saliceto di Cadeo. Perfino il primo istruttore di musica del bambino Verdi era piacentino.  Per non parlare ancora di Verdi agricoltore nel rapporto con le famiglie che tenevano i suoi terreni, verso cui aveva un comportamento severo e insieme umanitario. Infine si devono citare le sue opere di beneficenza dall’Ospedale di Villanova all’Asilo di Cortemaggiore, alla fiducia nell’assistenza legale. Per ultimo il suo affabile rapporto con il personale delle stazioni ferroviarie di Fiorenzuola e di Piacenza, che gli riservavano sempre un enorme rispetto, riconoscendolo come grande persona.

Con questo - precisa Stefano Pronti - non si vuole impadronirsi della figura del grande Verdi, che lasciò parti della sua biografia anche alle maggiori città italiane, ma almeno si evidenzi la sua scelta di abitare nel piacentino e di investire  un patrimonio di circa 13.000 pertiche, 1.000 ettari. Senza ricordare che alla Villa di S. Agata approdarono musicisti, librettisti, editori, letterati tra i maggiori dell’epoca e proprio lì furono composte le musiche e  le opere liriche “maggiori" dagli anni Cinquanta in poi. Pronti ha anche completato la ricerca (“Verdi da Oberto a Falstaff”) con tutta la storia anagrafica del Maestro a ritroso fino dal 1596 con l’antenato Gerolamo Verdo insediato a S. Agata e i successori di cinque famiglie De Virdis con tutte le loro abitazioni e le loro progenie e con la memorabile mostra alla Fondazione, dotata del ricco catalogo stampato da Tipleco del 2008. Anche nella pubblicazione “Vita di Verdi - Lettere scelte”, per lo stesso editore 2001, emerge la piacentinità di Verdi nel suo fondamentale epistolario, che è un po’ il diario dei suoi giorni e delle sue relazioni con personaggi illustri (individuati in ritratti ritrovati) e piacentini (i suoi fornitori e fattori), perché egli con Giuseppina Strepponi sua moglie scriveva ogni pomeriggio e teneva anche un copialettere, la raccolta delle minute.

Pronti ritiene che sia possibile procedere all’allestimento di un'esposizione museale di documenti  e oggetti (sarebbe l'unica in Italia per la sua  multiforme ricchezza documentaria e  anche per il valore  del sempre animato  mercato dei singoli pezzi). Potrebbero poi essere rese disponibili belle vetrine di legno pregiato: il San Marco sarebbe il contenitore ideale, che nemmeno l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma (straordinaria macchina di acquisizioni bibliografiche e documentali)  e la Villa S. Agata del Maestro nel Comune di Villanova (con i suoi magici ambienti cimeli e spartiti) non possono avere, anche perché nelle grandi collezioni private si accumulano testimonianze altrimenti introvabili e non diversamente acquisibili.

Per tutte queste e altre ben più probanti ragioni, il contenitore del San Marco potrebbe diventare funzionale e significativo per la storia del Maestro, per l’avvio di rapporti promozionali con l’Istituto Verdiano parmense  e con la Casa di Risposo per Musicisti - Fondazione Giuseppe Verdi di Milano.

Evidenziamo - estratto dal contesto di un tema più ampio - un preciso riferimento dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani. «Tutte le volte che passo davanti all’ex Hotel San Marco – dove andava Verdi, dove andava Luzzatti, dopo essere stato alla Banca popolare a Palazzo Galli, nelle sue venute a Piacenza per aiutare lo spirito cooperativo – mi piange il cuore. Come fa Piacenza a lasciar andare in malora questo palazzo, accreditato (ma non so quanto legittimamente, e certo non appropriatamente) all’Ausl, che comunque dovrebbe venderlo invece di pretendere una somma enorme per poi non venderlo? La Fondazione aveva acquistato il palazzo ex Enel per consentire l’allargamento della Ricci Oddi, che ha un migliaio di quadri in cantina, 300 dei quali (già esposti a Palazzo Galli in una mostra temporanea della Banca), avrebbero fatto della Ricci Oddi la prima Galleria d’arte moderna d’Italia. Con i mezzi impegnati là, la Fondazione avrebbe potuto sistemare anche il San Marco. Ad acquistarlo avrebbe dato una mano anche la Banca: Ricci Oddi comunque allargata; San Marco museo di testimonianza della piacentinità di Verdi, che qui aveva gli amici più veri».

ALTRE OPINIONI E TESTIMONIANZE

FEDERICO SCARPA  Perché, quando la Fondazione destinò l’ex Enel a mostra e Laboratorio (da 68) giovani, nessuno che si occupasse già, intervenne? Perché, per settarismo, non si dice neppure cosa ha detto Sgarbi, scoprendo che il ferro battuto è di un grande artista? Perché non si fa a parlare alla Conferenza provinciale della Sanità (massimo organo in materia, composto da tutti i Sindaci della provincia, presieduto dal Sindaco di Castelsangiovanni Lucia Fontana)?

ROSANNA C. Avendo vissuto alcuni anni, per motivi di lavoro e con buoni ricordi, rivedendo quello splendido scalone che salivo ogni giorno, dove al primo piano c'era il mio ambulatorio, ma anche lo studio dell'Ufficiale Sanitario e dell'Assessore all'Igiene e Sanità pubblica (ero una dipendente comunale), veramente mi crea tanta angoscia ed incredulità! Possibile che il degrado sia così avanzato, al punto di non consentire neppure l'intervento di esperti per visualizzare lo stato di criticità in cui versa il palazzo e fare un piano di ristrutturazione?  E' davvero incomprensibile! Spero che le persone autorevoli che hanno rilasciato importanti dichiarazioni, considerazioni e suggerito saggi consigli, siano ascoltate da chi è nelle possibilità di farlo, anche per amore della nostra città.

EUGENIO GENTILE.  L'ASL dovrebbe sentire il dovere di donare al Comune, oppure al FAI, l'ex albergo, non fosse altro che per riconoscenza per tutti gli aiuti che organizzazioni e persone hanno offerto all'ASL durante la pandemia. Mi esprimo a titolo personale e come presidente dell'Ente Farnese. Altrove l'albergo sarebbe già stato valorizzato, da noi le rotonde vanno per la maggiore, anche se invece di snellire il traffico, lo ostacolano e favoriscono l'arroganza di tanti automobilisti.

UMBERTO FAVA- Sembra d'essere in una specie di Deserto dei Tartari. Di là dalla Piazza, sulla porta del Palazzo, si muovono ombre grigie, si odono borbottii, scalpiccii, si attende qualcosa di nuovo, di risolutivo, si attende... Poi finalmente qualcosa si muove. Qualcosa di nuovo, di importante? Finalmente una buona nuova per il San Marco? E irrompe in scena una mandria di cavalli neri, funerei, menagrami. Nel nostro grigio Deserto dei Tartari non era meglio una mandrianella di allegri vispi colorati cavallini a dondolo per i bambini?

EMANUELE B.  Le considerazioni pubblicate sono giustissime, ma quando in un paio di scarpe ci stanno i piedi di due Enti, come ho visto in giro per l'Italia, non si va da nessuna parte. Solo un gruppo di privati autorevoli, garanti di serietà, appoggiati dalla cittadinanza possono fare qualcosa. Ma a Piacenza parlano di fare squadra, stanno bene attenti di non compromettersi. Offrirei perfino un piccolo aiuto, ma in che mani va a finire? Speriamo che il “tavolo” di  Comune e Ausl sia di lavoro e non di vetrina!

STEFANO PRONTI - W VERDI, come si scriveva sui muri e nei fogli a stampa nel 1850-1859 per le opere inneggianti all’indipendenza italiana! Ha interpretato e sostenuto il Risorgimento per l’unità dell’Italia occupata, divisa e oppressa da sovrani stranieri, estranei alla nazione. Non possiamo dimenticare. Insomma sembra che Piacenza debba proprio fare qualcosa in questa direzione: Giuseppe Verdi e Piacenza. Se ognuno fa la sua parte, tutto dovrebbe andare per il meglio.

Cartolina san Marco

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