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Il professor Luigi Cavanna

Il professor Luigi Cavanna

«Non si deve vedere la costruzione del nuovo ospedale in antitesi con lo sviluppo della medicina territoriale»

Parla il professor Cavanna: «Il nuovo ospedale è necessario. I malati di Covid-19 devono essere curati precocemente a casa»

Il recente convegno “Dal primo Ospedale Grande a Piacenza, a chi porrà la prima pietra del secondo”, organizzato nell’aula magna del Seminario di via Scalabrini dalla Società Medico Chirurgica Piacenza, Amop e Amci, coordinato dal dottor Carlo Mistraletti Della Lucia, ha offerto un ampio ventaglio di considerazioni e spunti di riflessione di alto livello da parte dei relatori: dottor Carlo Mistraletti Della Lucia: “Storia e Geografia (e ecologia)”; dottor Giampietro Comolli: “Alimentazione e Salute (ed Economia)”, arch. Angelo Benzi, “Urbanistica - Il nuovo ospedale fra città e campagna” e l’ Oncologo-ematologo, dottor Luigi Cavanna che ha sviluppato il tema “Territorio e Ospedale”, con l’intervento che di seguito proponiamo. 

L'intervento del professor Luigi Cavanna

Una comunità deve poter contare su una buona risposta sanitaria ed una buona risposta sanitaria necessita di una buona organizzazione, che deve essere sia territoriale che ospedaliera. Il nuovo ospedale è necessario per la realtà piacentina, il mio non è un giudizio sentimentale, ma consegue alla conoscenza oggettiva dei limiti strutturali dell’ospedale attuale. Non si deve vedere la costruzione del nuovo ospedale in antitesi con lo sviluppo della medicina territoriale, anzi, ospedale e medicina territoriale sono i pilastri portanti, entrambi necessari per rispondere ai bisogni dei malati e per prevenire le malattie. La recente Pandemia Covid-19 ha evidenziato molte problematiche sotto il profilo medico, organizzativo, sociale, economico ed anche più intimamente umano. Dalla Pandemia Covid abbiamo imparato che i malati vanno curati precocemente a casa per ridurre le complicanze, ridurre i ricoveri e ridurre il rischio di morte. Nella realtà di Piacenza personalmente ho seguito assieme al capo sala Gabriele Cremona centinaia di pazienti (oltre 300) con Covid accertato o sospetto, abbiamo fatto la visita a casa, le ecografie del torace, tamponi e poi lasciavamo le medicine direttamente ai malati per iniziare subito le cure, in questo modo nessuno di questi malati è morto ed i pochi che sono stati ricoverati sono tornati a casa. Questo modello rappresenta credo il buon funzionamento organizzativo ospedale/territorio. Ora stiamo rivivendo una ripresa del Covid dopo oltre tre mesi di quiescenza e di relativa tranquillità, ma la riflessione che faccio da sempre è che Covid è una malattia virale infettiva e che va curata precocemente, va evitato il ricovero soprattutto in terapia intensiva.

Purtroppo dalle televisioni o dai giornali sembra che questa malattia la si possa curare solo in ospedale, cosa completamente scorretta: una malattia infettiva deve essere curata precocemente senza aspettare che si aggravi. Ritengo inoltre che in una fase come questa sia importante eseguire interventi, da parte dei medici che hanno curato i malati di Covid-19, nelle scuole al fine di spiegare agli studenti come si trasmette il Covid-19, i danni che può fare sia nell’immediato che nel futuro. In conclusione, l’ospedale nuovo è necessario, anzi, auspico che venga fatto nel minor tempo possibile solo così il territorio ne avrà un importante beneficio. Il nuovo ospedale non sarà solo un luogo di diagnosi e cura, ma anche di ricerca, di insegnamento, di cultura scientifica ed umanistica, un luogo ove verrà sviluppata la prevenzione che si estenderà a tutto il territorio.

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