«Non si risolve il degrado dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo abbattendo tutto»

Italia Nostra contro la demolizione dell’ex mercato ortofrutticolo: «Occorre riqualificare, demolendo si perde l'architettura razionalista e un pezzo di storia del commercio cittadino»

«Lo demoliremo, una volta per tutte. La struttura deve essere abbattuta nell’ambito del progetto di riqualificazione con Terrepadane. La procedura si è rallentata a causa del Covid, ma l’area sarà sistemata dal Comune con o senza la compartecipazione privata. Non si può più aspettare». All’affermazione dell’assessore all’urbanistica Erika Opizzi riferita all’ex mercato ortofrutticolo, ha fatto riscontro una a dir poco indignata conferenza stampa di Italia Nostra, che ha esposto i motivi della sua contrarietà alla demolizione.

Nell’introduzione il presidente Carlo Emanuele Manfredi è andato giù deciso qualificando le intenzioni della giunta come «qualcosa di urtante e insensato».  La ragione principale è rappresentata dalla consapevolezza che il predetto edificio, sorto negli anni Trenta del Novecento, secondo lo stile architettonico razionalista, rappresenta ancora oggi, nonostante il degrado in cui è stato abbandonato dall'ente proprietario (il Comune di Piacenza), un esempio dello stile architettonico che, tra le due guerre, ha lasciato alcuni importanti edifici pubblici (Liceo Classico, ex Casa della GIL ora Liceo Scientifico ecc,) nella nostra città. La decisione di abbatterlo, per creare un parcheggio per auto al suo posto, provoca la perdita di una testimonianza assai rilevante dell'architettura razionalista e di un pezzetto di storia dell'economia commerciale piacentina del Novecento.Carlo Emanuele Manfredi-2

Senza considerare che il Comune non è affatto tenuto a fornire parcheggi in quel comparto urbano, dove Terre Padane (già Consorzio Agrario) ha un progetto di "valorizzazione" dell'enorme area di sua proprietà, con la previsione di insediamenti di supermercati e di edifici abitativi, ma anche con l'obbligo di dotare tali nuovi insediamenti di adeguati parcheggi. «L’'ex Mercato - ha concluso il presidente di Italia Nostra -  recuperato e restaurato, potrebbe venire riutilizzato come sede di attività culturali, in particolare di attività teatrali, come recentemente proposto da vari gruppi teatrali locali».

Altrettanto determinato l’intervento dell’architetto Anna Lalatta. «Si toglie di mezzo un fabbricato in stato di degrado diventato meta e ricovero di sbandati, con tutti gli annessi e connessi di illegalità nato dal fatto che per anni non si è intervenuti neanche con le minime opere di manutenzione ordinaria. Non la dismissione ma il colpevole abbandono ha favorito, di fatto, le condizioni per episodi d'illegalità che portano a quel degrado ambientale che favorisce la percezione dell'immagine collettiva di un’architettura irrecuperabile, per poi intervenire percorrendo la strada più facile: distruggere tutto, cancellare ogni immagine, ogni traccia, radere al suolo sloggiando e spostando malavitosi e senzatetto da qualche altra parte. Oggi si propone un parcheggio, anche se poco coerente con l'intento di spostare in via Sant'Ambrogio il terminal delle corriere o la disponibilità futura di molte aree libere limitrofe. Ho leggo poi che bisogna affrettarsi, anche per non perdere il finanziamento del bando periferie che consentirebbe la realizzazione dell'intervento in piazza Cittadella e dintorni. Spiace però ricordare che la Cassazione, con sentenza dell’11 novembre scorso, ha ribadito e ricordato ciò che sembra non sia mai stato recepito dall’amministrazione Comunale, anche se affermato dai tanti interventi di persone autorevoli, o anche solo sensibili: che le pubbliche vie, strade, piazze e altri spazi urbani, laddove rientranti nell'ambito dei centri storici, sono qualificati come beni culturali indipendentemente dall'adozione di una dichiarazione di interesse storico artistico. Beni culturali rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela del codice dei beni culturali. Un vincolo diretto dunque per piazza Cittadella e dintorni, che, mi sembra, non contempli la possibilità di trasformazioni né, tanto meno, di demolizioni alcune».Italia Nostra-3

A seguire il dottor Pietro Chiappelloni ha ricordato che a fine mandato della giunta Dosi, l’assessore Cisini aveva espresso la scelta di non demolire la struttura, mentre «l’intendimento degli attuali amministratori è quello di cancellare la storia della città e dei cittadini favorendo un’operazione di tipo speculativo nella quale il Comune mette a disposizione del privato un’area pubblica e non viceversa. Ha poi richiamato una corposa serie di indicazioni fornite da persone autorevoli favorevoli al mantenimento della struttura anche con proposte di un piano di riutilizzo per la struttura».

E’ dell’ottobre 2019 la proposta di Italia Nostra: Vista la necessità di ampliamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in nuovi spazi, si propone l’utilizzo dell’ex Consorzio Agrario come campus a servizio delle università piacentine, con la tutela e il recupero di numerosi edifici dell’ex Consorzio e dell’intero ex Mercato Ortofrutticolo. «E sarebbe bello che l’altra Università, il Politecnico, provasse a immaginare come potrebbero essere riqualificati gli edifici dell’ex Consorzio agrario e dell’ex Mercato ortofrutticolo conservandoli. Esercizio più faticoso, certo, della demolizione per la costruzione degli ennesimi capannoni e condomini, ma che darebbe bellezza alla nostra città mantenendo la sua storia, anziché cancellarla come si è fatto per esempio all’ex Manifattura Tabacchi».  

Recentemente un gruppo di associazioni teatrali e culturali ha indirizzato all’Amministrazione un documento (del quale forniremo in successivo articolo il contenuto), nel quale si propone per l’ex mercato ortofrutticolo la riqualificazione a Cittadella della Cultura e Spettacolo. Drastica la conclusione della conferenza stampa: «dal Comune in questi anni risposte zero; sono quindi di attualità le conclusioni di una lettera di Umberto Fantigrossi del 29 ottobre, riguardo l’ospedale nuovo ma che si possono applicare a questo e tanti altri casi piacentini. «Se i promotori, eletti o non eletti, del nuovo ospedale “cattedrale nel verde” vogliono perseverare nella loro (sciagurata) scelta lo possono certo fare, ma non si prendano anche la libertà di farlo senza mettere in campo argomenti che possano ragionevolmente superare quelle obiezioni. Altrimenti lo si dica chiaro che la democrazia a Piacenza non c’è e che l’unica cosa che conta sono gli interessi di qualcuno».

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