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Martedì, 7 Febbraio 2023
Dal 1981 / Corso / Via del Tempio

Da 41 anni negozio di musica e centro di ritrovo: «Ad Alphaville l’algoritmo non ha cittadinanza»

Lo storico punto vendita di piazzetta Tempio oltrepassa la soglia dei 40 anni di attività a Piacenza: «Negozi così sempre più rari, restare autentici ci ha mantenuto in salute fino ad oggi» 

«Una nostra cliente una volta ha detto una cosa simpatica: “Alphaville è il luogo dove l’algoritmo non ha cittadinanza”». Nel negozio di musica e film di piazzetta Tempio la profilazione dei gusti degli utenti passa per altre strade, da più di 40 anni. Non ci sono risultati, ma frequentazione e suggerimenti, a cui Antonio Curtoni dà voce dal 5 dicembre 1981, data d’inaugurazione di quello che, volto al presente, è lo storico punto vendita di dischi di Piacenza. Circa due decenni dopo, nella mia cerchia di (allora) giovani amici, musicisti o appassionati del settore, Alphaville era spesso tappa del tour in città del sabato pomeriggio. In atteggiamento serissimo e riguardoso verso chi vantava maggiore esperienza, nella scoperta e scelta di cosa ascoltare, mi parevano riporre - loro e così tutti noi - la speranza di far emergere un’immagine ben più determinante di una playlist dei favoriti: una bozza d’identità. Da qui, penso oggi, l’input al rigore nel compiersi di quel rito, con successiva categorizzazione del mondo per generi musicali, interpreti e seguaci - sempre giusti e sbagliati, “venduti” o non - più look e abitudini annessi. Esigenza di appartenenza mista a lotta all’omologazione - qualunque fosse quella percepita - la ricerca si svolgeva per forza in esterna e nel confronto, ancora ignara della “bolla di filtraggio”, tutta digitale, autoalimentata dalle proprie preferenze.

È ancora così? «Secondo me un tempo c’era un approccio più serio alla musica, o meglio, una passione più riscontrabile perché c’era meno dispersione; adesso, siccome la si può acquisire in tanti modi, quasi sempre gratuitamente e con una scelta infinita, il fruitore le dà un po' meno importanza, anche se  c’è ancora chi ascolta musica come si deve, con il giusto peso. La nostra è una clientela variegata, fortunatamente ci sono molti ragazzi e forse sono quelli più attenti e appassionati; un ricambio generazionale c’è stato» risponde Curtoni, unico socio fondatore del negozio tuttora presente (attualmente l’attività ne conta cinque) a tempo pieno dietro al bancone di cd, vinili, giradischi e dvd. Con lui, dal 2013, anche Paolo (Cecco) Rebecchi -  «appassionatissimo di musica e cinema, requisito indispensabile per poter far parte della nostra famiglia»contributor di primo piano nell'innovazione dell'immagine del negozio, nella gestione dei profili social e nell'organizzazione dei concerti.

Cos’è cambiato in questi quarantuno anni? «Quando abbiamo aperto eravamo giovanissimi e inesperti, ma anche pieni di entusiasmo, per i tempi la proposta era davvero innovativa; abbinare musica, libri, manifesti d’arte e iniziative culturali, con nomi importanti». Ne ripercorre alcune delle più significative: le mostre dei fotografi Guido Harari e Franco Fontana, i concerti dell’etichetta Windam Hill, con musicisti come il compositore Mark Isham o il chitarrista Michael Hedges.

«Era un negozio ma anche un centro di ritrovo, di discussione e lo è ancora» sottolinea Curtoni. «Facciamo spesse iniziative, soprattutto concerti, il sabato e la domenica. Oggi è più difficile coinvolgere il pubblico, un po’ per questa dispersione degli interessi. Le persone hanno sempre meno tempo e sono sempre più bersagliate da stimoli, un caos che, a mio parere, non fa bene alla fruizione».

Cos’altro incide in negativo? «La vendita on line e la musica liquida; un tempo c’era il download selvaggio, adesso si ha a disposizione con una serie di servizi digitali. Ma se uno viene qui da noi è perché cerca qualcosa di diverso: un’atmosfera, un incontro, la possibilità di dialogare e condividere. Svolgiamo anche un servizio sociale non indifferente, le persone, anche più fragili, qui si sentono accolte».

Ora al posto dei libri in vendita ci sono i film: «Poter scegliere tra vari titoli che t’interessano, portarteli a casa, guardarli come vuoi, quando vuoi, poter accedere ai contenuti speciali: il vero cinefilo fa così e per fortuna ne abbiamo ancora; quest’anno abbiamo venduto lo stesso numero di articoli dello scorso anno». La differenza sta anche in altro, ricorda, a partire dalla citazione sull’algoritmo di un’acquirente. «“Mi hai consigliato dei film che non sapevo potessero piacermi”. Abbiamo clienti abituali che ormai conosciamo bene e che si fidano ciecamente di noi, prendono a “scatola chiusa”. Se mi rivolgo alle piattaforme mi consigliano invece quello che alla fine conosco già; la famosa “bolla”»

Che obiettivi si pone oggi un’attività come questa? «Innanzitutto, la sopravvivenza. Nel corso degli anni abbiamo mantenuto sempre un risultato minimo che ci consentiva di sopravvivere e tutt’oggi resistiamo. Abbiamo clienti dal Lodigiano, da Cremona, Brescia e Milano. Qualcuno fa anche molti chilometri per venire qui; negozi come questo sono sempre più rari e difficili da trovare. La parola d’ordine è proprio resistenza».

Servirebbe un sostegno maggiore per realtà come la vostra, storiche e quasi in via d’estinzione? «Senz’altro, sarebbe piuttosto urgente. Ad esempio, per organizzare i concerti e portare qui dei nomi importanti. Queste iniziative sono sempre gratuite, non facciamo pagare il biglietto».

Come vi immaginate nel futuro? «Ci siamo adeguati a tempi andando sui social e modificando anche l’offerta. Immaginiamo Alphaville sempre attento alle innovazioni, alle correnti, ma anche sempre molto fedele a sé stesso; mantenere un'autenticità è quello che ci ha tenuto in salute finora, anche perché se uno viene qui è sicuro di trovare quello che cerca».

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