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Venerdì, 30 Settembre 2022
Professioni / Borgonovo Val Tidone

Notaio a 27 anni, la seconda più giovane d’Italia: «Io figlia di operai, premia la meritocrazia»

Sharon Fummi, piacentina classe 1993, nel marzo scorso ha avviato il proprio studio a Borgonovo: «Nessun timore reverenziale nei miei confronti, mi sento più vicina ai cittadini»

«Mi avevano detto che il liceo classico era difficilissimo, “impossibilissimo” ecc. e l'ho fatto tranquillamente, diplomandomi con il massimo dei voti, stessa cosa per la facoltà di giurisprudenza; devo dire che questo tema non me lo sono mai davvero posta».

Il tema è quello dei possibili ostacoli da superare per raggiungere il traguardo tagliato pochi mesi fa. Ma dei tentativi di dissuaderla dal lungo percorso diretto a una professione, che il luogo comune più diffuso vuole accessibile solo a certe condizioni, Sharon Fummi ha fatto spallucce. Diversamente, non avrebbe superato, all’età di 27 anni, l'ultima prova prevista, diventando la seconda notaio più giovane d’Italia, con studio a Borgonovo e sede secondaria a Piacenza, città dove è nata e oggi vive.

Il concorso nazionale l’ha sostenuto a Roma, l’ok è arrivato nel marzo 2021 - il decreto di nomina è stato formalmente emanato poi nel mese di dicembre - dopo tre anni e mezzo di scuola notarile: «Della classe del 1993 eravamo in quattro - racconta Fummi - e visto che non c’erano persone del 1994, in questo momento dovrei essere il secondo notaio più giovane d’Italia, la prima è nata quattro giorni prima di me».

Quando ha deciso di intraprendere questa professione? «Al primo anno di università, dopo aver sostenuto l'esame di diritto privato».

Cosa l'ha colpita? «L’essere una professione che opera sulla fisiologia ed evita la patologia. L'avvocato o il magistrato operano tutti nella fase successiva, io volevo evitare che sorgessero i problemi, anche caratterialmente sono fatta così; è un mestiere che mi rispecchia molto».

Una scelta complessa da perseguire o comunque una opzione per pochi, come si sente spesso dire?

«Non ho mai avuto di questi problemi» spiega, facendo riferimento all’impegno negli studi, come detto sopra. «L’unico che mi ero posta, ed è una “balla fotonica”, riguardava il sentir dire che sono tutti figli di notai. Mi dicevano “non ce la farai perché al di là della difficoltà il concorso ti preclude in qualche modo se non hai degli agganci”. Assolutamente no. Io non ho nessun notaio in famiglia, sono figlia di due operai e adesso ho uno studio. Se posso esprimere la mia posizione, è un concorso che premia la meritocrazia. Che poi ti metta alla prova psicologicamente è chiaro, per via dei tempi molto lunghi, dell’incertezza e nel mentre devi avere le sostanze per andare avanti. Io devo ringraziarli molto i miei genitori, perché non è da tutti potersi permettere di non lavorare fino a 28 anni. Il concorso però, a mio parere, è proprio l’esempio di come sia il merito a consentire di superarlo. Mi piacerebbe che la mia esperienza avvicinasse i giovani a questa professione».

Lei è riuscita a vincerlo al primo tentativo, ci contava? «No, sono sincera. Chi mi ha sostenuto, la mia famiglia, mio marito, chi mi ha fatto fare pratica, dicevano che ce l’avrei fatta al primo colpo, ma io non ci ho mai creduto. L’ho fatto, ma era assolutamente fuori statistica, non avevo speranze effettive. È stata una bellissima sorpresa».

Ora è notaio, o forse notaia, è in uso questo termine? «Alcuni dicono notaio, altri anche notaia, io non la vedo come una questione molto problematica. Quando me lo chiedono rispondo “vada pure con notaio”, non mi toglie qualcosa».

                                       Sharon Fummi1-2

A Piacenza il settore conta una buona percentuale femminile.

«Sì, siamo circa “cinquanta e cinquanta”, la stessa presidente del consiglio notarile è una donna. Non è più come una volta, dal mio punto di vista è anche un tipo di studio che si approccia bene alla metodologia femminile, perché è “goccia dopo goccia”, serve molto costanza».

I clienti si stupiscono di trovarsi di fronte a una figura così giovane? «Sì, però non mettono in discussione la mia competenza. Io stessa sono rimasta sorpresa, mi ero detta “chissà, sono abituati ad immaginare in altro modo la figura del notaio”, ma ho avuto un bellissimo riscontro, soprattutto sulla piazza di Borgonovo. A Piacenza, dove ci sono molti altri colleghi, è più difficile emergere».

Come mai ha scelto Borgonovo? «Ho fatto il tirocinio da un notaio di Castel San Giovanni e quindi ho avuto modo di vedere come fosse la vallata, anche lavorativamente. Mi sono trovata bene, per di più mia nonna è nata lì, quindi è un posto che conosco. Tra le sedi uscite mi sembrava quella più interessante. Sto lavorando bene e tanto, sono molto contenta».

C’è anche un aspetto umano nella professione? «A Borgonovo molto. A Piacenza nessuno arriva senza appuntamento, mentre qui se hanno bisogno entrano tranquillamente, c’è un rapporto molto più stretto. Ed è anche il bello secondo me; il fatto che la gente ti prenda come punto di riferimento è quello che il notariato sta cercando di perseguire. Ancor più bello, per quanto mi riguarda, è che essendo così giovane le persone non hanno timore reverenziale nei miei confronti e questo ci avvicina molto. La maggior parte dei colleghi con cui ho parlato ha molta vocazione pubblicistica e di prestare servizio ai cittadini, spesso purtroppo non viene percepita, ma è davvero la volontà di tutti noi».

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