Nuova sede per il monumento che ricorda i caduti piacentini in Russia

Dallo spazio verde situato tra il liceo Respighi e il Pubblico Passeggio, si affaccia ora verso via IV novembre sempre in adiacenza all’edificio scolastico

Il monumento

Sono praticamente ultimati i lavori di rifacimento e ricollocazione del monumento dedicato ai Caduti Piacentini in terra di Russia, che dallo spazio verde situato tra il liceo Respighi e il Pubblico Passeggio, si affaccia ora verso via IV novembre sempre in adiacenza all’edificio scolastico. 

Giovedì mattina alle fasi di completamento dei lavori erano presenti Rodolfo Bonvini - presidente Associazione Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, Giorgio Forlini - vicepresidente Sezione Alpini di Piacenza con il past presidente Bruno Plucani, lo storico Ippolito Negri, l'architetto Benito Dodi che ha portato a termine il progetto, gli incisori della pietra Marco Mazzi, Giorgio Forlini e Valerio Marangon. 

Il presidente Bonvini ha ringraziato l'Amministrazione comunale per la costante collaborazione avuta nel portare a termine i lavori esprimendo l’auspicio che in tempi ravvicinati l’andamento della pandemia coronavirus, consenta di trovare una data favorevole all'inaugurazione ufficiale dell’opera. Dei 640 piacentini caduti in terra di Russia durante il secondo conflitto mondiale, ben 300 erano alpini. «Quel monumento è un sepolcro per tanti piacentini che non hanno un posto su cui mettere un fiore perché i propri cari sono rimasti in Russia».

Il corpo base del monumento è ora costituito da una grande pietra piana “Dalla pietra piacentina alla terra di Russia”, dalla quale si innalza l’asta con il tricolore e una stele trasparente con la dedicazione e l’esordio d’una nota composizione letteraria: Frammento, dell’alpino Giuliano Penco, morto in Russia nel 1943: 

Io resto qui.

Stanotte mi coprirà la neve.

E voi che ritornate a casa

pensate qualche volta

a questo cielo di Certkowo.

Io resto qui

con gli amici

in questa terra.

voi che ritornate a casa

sappiate che anche qui,

dove riposo

in questo campo

vicino al bosco di betulle,

E verrà la primavera.

La prima lapide era stata posata nel 2005 nell’area verde all’imbocco del Pubblico Passeggio: una posizione che però si è rivelata poco appropriata perché la stele è stata ripetutamente danneggiata da vandalismi, anche con scritte varie. La situazione era stata, nel 2014, oggetto di un’interrogazione dell’onorevole Massimo Polledri: «Il monumento ha perso non solo bellezza e attrattiva ma rimanda a immagine di degrado e abbandono». Era seguita la decisione di ricercare una posizione più consona che dopo essere stata individuata ha richiesto tre anni di pressing su vari uffici per ottenere tutte le autorizzazioni previste.

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