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«Nuova ondata di cemento sui nostri fiumi», se ne parla all'auditorium della Fondazione

No Tube, Legambiente, Fipsas ed Italia Nostra nella serata del 4 ottobre alle 21 all’auditorium della fondazione di Piacenza , lanciano l'allarme “Assalto ai Fiumi”, «un grido di dolore per quello che sta succedendo sui nostri corsi d'acqua, il Trebbia in particolare»

No Tube, Legambiente, Fipsas ed Italia Nostra nella serata del 4 ottobre alle 21 all’auditorium della fondazione di Piacenza , lanciano l'allarme “Assalto ai Fiumi”, «un grido di dolore per quello che sta succedendo sui nostri corsi d'acqua, il Trebbia in particolare». Si legge in una nota.

«Si stanno concretizzando - scrivono - una serie di progetti che stravolgeranno completamente alcuni dei tratti più belli del basso Trebbia. Il primo progetto che purtroppo è già stato approvato è il rifacimento del sistema di derivazione di Case Buschi.  Questo sistema che prevedeva di derivare l'acqua di superficie con semplici barriere di ghiaia che annualmente venivano fatti, oggi viene sostituito con un'opera imponente che occupa tutto l'alveo del Trebbia, in quel punto lungo più di 300 metri, che a differenza del precedente deriverà prevalentemente l'acqua di sub-alveo, quella consistente circolazione di acqua che scorre nel sottosuolo e che alimenta le falde sotterranee da cui tutti gli acquedotti di pianura prendono l'acqua. Qui siamo in presenza non solo di un'opera che impatta pesantemente sul paesaggio, ma soprattutto mette a rischio l'alimentazione della falda e quindi la qualità dell'acqua di questi serbatoi naturali da cui prendiamo l'acqua dei nostri acquedotti». 

«Non tanto per la quantità, ma soprattutto per la qualità. L'acqua del Trebbia infatti serve a diluire l'inquinamento che dalla superficie infiltra le falde acquifere mettendo a rischio la qualità dell'acqua che beviamo. Tutto questo senza che i comuni a valle delle derivazioni ed il gestore dell'acqua siano stati coinvolti. A questo si aggiunge il progetto che su vuole realizzare appena a valle di Rivergaro. Anche qui un sistema di barriere di ghiaia viene sostituito con una diga in cemento armato che sbarra l'intero corso d'acqua per più di 100m metri per un'altezza di 3 metri. Tutto questo per derivare una modesta quantità di acqua, poche centinaia di litri al secondo».

«Quest'opera, oltre che impattare pesantemente del paesaggio a valle di Rivergaro, rende meno sicuro quel tratto di fiume con l'aumento dei livelli di piena. Questo comporterà un maggior rischio di allagamenti, in caso di piene importanti, sia sul versante del comune di Travo, che quello di Rivergaro. A questi problemi si aggiungono i costi che questi interventi comporteranno. Per il progetto di Mirafiori, quasi 9 milioni di euro, mentre per quello di Rivergaro, poco più di 7 milioni di euro. In totale più di 15 milioni di euro totalmente a carico delle casse dello sto, e quindi di tutti noi».

«Tutto questo - proseguono - senza che all'agricoltura piacentina venga fornito un solo litro in più di acqua per l'irrigazione. La cosa peggiori è che questi progetti vengono motivati, non con lo scopo di aumentare la disponibilità di acqua, ma per migliorare le condizioni economiche ed ambientali delle derivazioni.  Siamo all'assurdo: si devasta l'ambiente del basso Trebbia e si sperpera denaro pubblico per migliorare l'efficienza del sistema irriguo, miglior efficienza che non mette a disposizione nanche un litro in più di acqua. Se ne parlerà giovedì 4 ottobre all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vige regionevano alle 21 . Approfondiranno I temi della serata Fabrizio Binelli di Legambiente/No Tube e il Prof.Giuseppe Marchetti di Italia Nostra».

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