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Nuova tariffazione servizi socio-sanitari, «Aggravio economico insostenibile per famiglie di persone disabili»

La Fondazione Pia Pozzoli scrive al sindaco Patrizia Barbieri per esprimere la propria contrarietà al nuovo sistema: «A parità di Isee l’utente che esprime un maggior bisogno assistenziale paga di più»

(repertorio)

«Un aggravio economico insostenibile per le famiglie di persone disabili». La Fondazione Pia Pozzoli scrive al sindaco Patrizia Barbieri per esprimere la propria contrarietà al nuovo sistema di tariffazione dei servizi socio-sanitari. Nella lettera, firmata da oltre 100 persone, si sottolinea come la nuova disciplina preveda una compartecipazione delle famiglie, calibrata in ordine dell’Isee: una novità che la Fondazione ritiene essere “calata dall’alto” e con elementi di iniquità, determinando un aggravio economico insostenibile, in un momento in cui, causa covid, le famiglie di persone disabili si sentono maggiormente trascurate dalle istituzioni.

La lettera inviata al sindaco Patrizia Barbieri - Egr. Sindaco, la Fondazione “Pia Pozzoli – Dopo di Noi Onlus” insieme agli enti che ne fanno parte ed altre associazioni con cui si è avviato un confronto sul tema che intendiamo proporle, si rivolge a Lei facendosi portavoce dei familiari di persone disabili che fruiscono di servizi socio-sanitari a titolarità comunale, relativamente al Distretto di Piacenza. Il problema che vogliamo rappresentarle, oggi tocca in modo grave ed urgente alcune delle nostre famiglie, ma, più in generale, coinvolge tutto il settore della disabilità e, crediamo, interpelli fortemente l’intera comunità piacentina. Facciamo riferimento alla riformata “disciplina delle tariffe per la fruizione di beni e servizi per il triennio “2020-2022”, introdotta con delibera di Giunta Comunale del 23/12/2019, in sostituzione del previgente Regolamento emanato con atto del Consiglio Comunale n.7 del 28 maggio 2015. Nello specifico la nuova disciplina rivede i criteri per la compartecipazione degli utenti ai servizi in oggetto, per vincolarla ai parametri Isee, recependo (questa è la motivazione che informa il provvedimento) la sentenza del Consiglio di Stato del 13 novembre 2018, che afferma l’illegittimità di una tariffazione fissa non legata all’Isee stesso, così come invece previsto dal Regolamento comunale rimasto finora in vigore. Pur non contestando, in sé, l’introduzione di un principio di compartecipazione progressivo in funzione dell’Isee, siamo tuttavia ad esprimere forte contrarietà rispetto alla modalità scelta dalla Giunta da Lei presieduta per la concreta attuazione del richiamato principio di contribuzione selettiva. In sintesi sottolineiamo le principali criticità che abbiamo riscontrato in merito al provvedimento: Innanzitutto va rilevato un problema di metodo: la nuova disciplina è stata “calata dall’alto”, senza l’avvio di un percorso preliminare di discussione e concertazione con i fruitori dei servizi e le loro famiglie e con gli enti gestori dei servizi sul territorio i quali svolgono la funzione di esattori delle somme dovute dagli utenti stessi a titolo di compartecipazione : in altri termini “ci mettono la faccia”. Ciò in palese contrasto con i principi di concertazione e co-programmazione sanciti dalla Legge Quadro nazionale in materia di servizi socio-sanitari (L.388/2000) e dai successivi provvedimenti attuativi a carattere nazionale e regionale. Venendo poi al merito ed ai contenuti del provvedimento, appare molto discutibile l’introduzione di un meccanismo di compartecipazione basato sulla percentuale del costo di riferimento dell’utente e non su valori e cifre assolute, in quanto lo stesso genera un legame di proporzionalità diretta tra quota a carico dell’utente e livello di gravità dello stesso; in altri termini a parità di Isee, l’utente che esprime un maggior bisogno assistenziale, paga di più! Ciò a fronte di un preciso orientamento regionale di segno contrario, laddove nello stesso “Sistema di remunerazione dei servizi socio-sanitari accreditati”, approvato con Giunta Regionale del 29 febbraio 2016, si afferma, testualmente che “..nei servizi per disabili CSDR e CSSR la diversa valutazione dei bisogni assistenziali ed educativi non può essere elemento di differenziazione dei criteri e della quota di compartecipazione della spesa a carico degli utenti che pertanto deve rimanere la medesima per i vari livelli assistenziali ……”.

Al di là di ciò sono riscontrabili ulteriori elementi di forte iniquità: nelle fasce Isee adottate e nella loro combinazione applicativa: si prevede infatti un massimale di importo molto basso (8.000 €); manca un ragionevole tetto massimo di contribuzione, si prevede una compartecipazione dell’utente anche per un valore di Isee pari a zero; nella mancanza di modularità: non si fa chiara distinzione tra i servizi effettivamente fruiti dall’utente (es: servizio mensa, trasporto, ecc..); nella generazione di un effetto di disparità territoriale tra utenti di Piacenza ed utenti con medesime disponibilità economiche, frequentanti lo stesso Centro e che fruiscono degli stessi servizi ma che risiedono in comuni diversi da Piacenza, ai quali si applicano discipline tariffarie di compartecipazione alla spesa significativamente più favorevoli. L’applicazione della nuova disciplina prospetta per alcune nostre famiglie un carico economico francamente insostenibile, ponendole nella drammatica alternativa di privare i loro “ragazzi” di un servizio ad oggi fondamentale ed insostituibile, ovvero di mettere in seria difficoltà gli enti che gestiscono i servizi stessi. In alcuni casi, infatti, la nuova quota di compartecipazione risulta maggiorata di oltre cinque volte quella attuale e, nella maggioranza delle situazioni, l’aggravio risulta comunque significativo. A ciò si aggiunge la pretesa della “retroattività”, ovvero la richiesta di corrispondere le quote stabilite con i nuovi criteri a partire dal mese di gennaio del 2020, termine di decorrenza previsto dalla delibera di Giunta. Richiesta quanto mai inopportuna, in generale, se non addirittura viziata da illegittimità, nei casi in cui essa è pervenuta in termini molto differiti. Infatti, è bene sottolineare che la comunicazione della modifica della disciplina delle tariffe – a causa della sospensione e ritardi del servizio di Poste italiane durante l’emergenza Covid del 2020 – non era stata recapitata a tutte le famiglie interessate, le quali hanno ricevuto notizia della predetta solo alla fine dello scorso anno, quasi senza preavviso. A tal proposito, non si può non ricordare il particolare momento in cui tutta la vicenda si colloca. Non occorre soffermarsi oltremodo sulle conseguenze della crisi economico-sociale che sta investendo anche la nostra comunità in conseguenza della pandemia: in questo senso, ci limitiamo a ricordare le autorevoli parole espresse recentemente dal presidente del Consiglio Draghi: «Questo è un anno in cui non si chiedono soldi, si danno soldi». Al di là dell’aspetto economico, certamente importante, vorremmo esternarle anche il nostro forte disagio, a livello psicologico, nel sentirci trascurati se non addirittura penalizzati dalle istituzioni, proprio in un momento in cui avremmo particolare bisogno di protezione e vicinanza. Certamente Le è noto quanto i soggetti più fragili e con essi i loro caregivers abbiano sofferto e continuino a soffrire le privazioni ed i limiti imposti dall’emergenza Covid. Per tutto ciò che si è espresso le chiediamo , non appena Le sarà possibile, la disponibilità ad un incontro, dove potremo esprimerle più compiutamente le nostre ragioni nella prospettiva di giungere ad un’ immediata revisione della nuova disciplina, eliminandone gli effetti distorsivi prima menzionati, pur mantenendo il condivisibile principio della progressività. Certi che la Giunta da Lei presieduta sia disponibile a rivalutare quanto deciso e fiduciosi nella Sua sensibilità ad accogliere le succitate istanze, La ringraziamo per l’attenzione in attesa di un cortese riscontro.

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