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Nuove ipotesi in Santa Maria di Campagna sull’esatta collocazione del “pozzo dei martiri”

Le teorie emerse nelle sessioni di studio che la Banca di Piacenza ha promosso per l’organizzazione degli eventi per la celebrazione della ricorrenza dei 500 anni dalla fondazione della Basilica, che cadrà l’anno prossimo

Nuove teorie, da approfondire, emergono nelle sessioni di studio che la Banca di Piacenza ha promosso per l’organizzazione degli eventi per la celebrazione della ricorrenza dei 500 anni dalla fondazione della Basilica di Santa Maria di Campagna, che cadrà l’anno prossimo.

L’attenzione si è concentrata sul cimitero cristiano sottostante la Basilica, ancora da indagare sotto diversi profili. Sono stati scoperti nuovi punti di accesso ai sepolcri, si studia la posizione del pozzo dei martiri - forse oggi celato dai canali dell’aria del riscaldamento degli anni ’60 - si approfondiscono le coesistenze e sovrapposizioni della pianta dell’attuale Basilica, come disegnata da Alessio Tramello, con l’antica chiesuola di Campagna. 

I punti di partenza storici sono consolidati e fanno riferimento - in primis -  agli scritti di Padre Corna che ha ripercorso, nei primi del ‘900, nella sua importante opera “Storia ed Arte in S. Maria di Campagna”, le principali fonti riguardanti la fondazione della Cappella dedicata alla vergine Maria che, in quanto fuori città, venne chiamata Santuario di Santa Maria di Campagnola e le cui prime notizie risalgono al 1030.

In realtà, il luogo riporta a una devozione ancora più antica che si fa risalire alla persecuzione dei cristiani da parte di Diocleziano nel ‘303-‘305 e alla sepoltura del corpo dei martiri che furono gettati in un pozzo. Gli storici - e lo stesso Padre Corna - ipotizzano che il pozzo si trovasse all’interno dell’antico Santuario di Santa Maria di Campagnola, che fu eretto sul terreno stesso: si trattava, probabilmente, di un sepolcro ipogeo accessibile da un’imboccatura a base circolare, simile a quella di un pozzo. La tradizione narra - tra l’altro - delle virtù taumaturgiche dell’olio miracoloso che scaturiva dal sepolcro dei martiri che, tuttavia, lo stesso Padre Corna riconduce all’uso di utilizzare, a fini medico-devozionali, l’olio delle lampade votive poste sulle lastre di marmo che chiudevano il loculo.

Ancora oggi una lastra con l’incisione ferunt hic condi martyres ne segna la presenza. La posizione è tuttavia ampiamente all’interno della primitiva pianta della Basilica disegnata da Alessio Tramello, cioè all’interno del perimetro della croce greca. Anche Padre Fortunato da Borgonovo, testimone oculare dei lavori di ristrutturazione sostanziale dell’abside della Basilica nei lavori realizzati nel 1791 su progetto di Lotario Tomba, descrive una situazione che merita di essere approfondita.  Sovrapponendo le testimonianze degli scritti di Padre Corna e Padre Fortunato ci si è chiesti, infatti, dove fosse effettivamente posizionata l’antica chiesuola e, di conseguenza, il pozzo dei martiri. Gli studi proseguono per trovare qualche nuova risposta.  A guidare gli studi, l’affermazione di Ferdinando Arisi all’inizio del capitolo settimo della sua magnifica pubblicazione su Santa Maria di Campagna, in cui affronta il tema della distruzione della cappella del santuario antico: “Innegabili il fascino delle rovine, il rimpianto d’un bene perduto”.

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