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Giovedì, 9 Dicembre 2021
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Tanti gli effetti personali delle vittime Covid ancora in ospedale. «Vogliamo ridarli ai parenti»

All'ospedale di Piacenza sono conservati ancore numerosi oggetti appartenuti alle persone decedute durante le ondate pandemiche dello scorso anno

Da Pasqualina a Giovanni, da Giovanni a Pasqualina. Sono questi i due nominativi incisi su un paio di fedi nuziali ancora conservate dai sanitari dell'ospedale di Piacenza, destinate a diventare simbolo del duro distacco tra i pazienti ricoverati e poi purtroppo deceduti a causa delle ondate covid, e dei loro parenti che non hanno più potuto rivederli e salutarli un ultima volta, nemmeno dopo la morte.

L'ospedale ha ora l'obiettivo di restituire alle famiglie (pochissime volte ai diretti interessati) gli effetti personali delle persone ricoverate per Covid-19 nei primi mesi, quelli più terribili, dell’emergenza. Molti di loro, purtroppo, non ce l’hanno fatta.  Non ci sono solo le fedi, che nessuno ha mai richiesto e di cui non si è riusciti a trovare un proprietario. 

«Abbiamo provato in tutti i modi a rintracciarli, come anche abbiamo fatto per una fotografia, che potrebbe avere un grande valore affettivo, ma che non sappiamo a chi riconsegnare». L’immagine ritrae tre persone in un momento felice ed era accompagnata da un post-it giallo, con un messaggio scritto a mano che ancora oggi fa scintillare gli occhi dei sanitari: «Ciao mammona, stai tranquilla. Ci vediamo presto. Un bacione».

«Ce l’abbiamo messa tutta per restituire gli oggetti, oltre 500 grandi sacchi con indumenti e oggetti e un centinaio di buste più piccole, contenenti valori, alcuni molto preziosi, come orologi e gioielli, altri che invece hanno avuto un grande significato affettivo per chi ha perso un genitore, un coniuge o un familiare», spiegano Gabriella Di Girolamo (Direzione delle professioni sanitarie), Elisabetta Tinelli e Manola Gruppi (Affari legali Ausl). «Ci sembrava etico fare ogni sforzo possibile e siamo andati incontro ai parenti con il massimo impegno, anche se tutto questo percorso ha richiesto tempi lunghissimi e sollevato ancora tantissimo dolore per tutti. Ma era doveroso».
Al gruppo di lavoro hanno contribuito anche i professionisti della Camera mortuaria (coordinati da Anna Nassani) e la direzione sanitaria, con Paola Cella.

«La stragrande maggioranza degli oggetti è stata restituita, qualcosa – ne siamo consapevoli – è andato probabilmente perso nella concitazione dei primi momenti dell’emergenza o nei passaggi tra i vari reparti o strutture sanitarie». 

Rimangono però ancora alcune storie a cui manca un finale: quella delle fedi è la più emblematica, il biglietto giallo (nella sua affettuosa semplicità) fa tremare il cuore. E c’è anche una scatolina bianca, che contiene un piccolo ciondolo, evidentemente un simbolo di affetto che un caro ha forse voluto che il paziente avesse con sé, magari in un momento critico.

«Noi ci speriamo ancora: se qualcuno riconoscesse questi oggetti e volesse richiederli, ovviamente fornendo una descrizione utile per identificarli, può contattarci tramite l’Urp. Non ci arrendiamo e continueremo a cercare».

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