Orchestra Cherubini: «Ci piacerebbe che il nome di Piacenza non fosse frammischiato a mille altre parole»

Fa piacere leggere l’attaccamento del maestro Muti a Piacenza. Sicuramente l’orchestra Cherubini è un fiore all’occhiello nazionale, non regionale, non solo emiliano e romagnolo. E’ vero che la formazione per giovani musicisti è eccelsa, è vero che tanti suonano ad alto livello, è vero che il trinomio Muti-Cherubini-Piacenza è un plus assoluto, è vero che piccole città tedesche o austriache o svedesi hanno orchestre locali molto apprezzate; credo però che la questione sulla “opportunità” di un impegno esistente da 15 anni, voluto a Piacenza con lungimiranza e acume, si debba configurare e inquadrare in una ottica più dettagliata, più diretta, più legata al “bene” di Piacenza. Piacenza, a parità di Parma, se non di più, ha la musica nel sangue: il Teatro Municipale è un gioiello, abbiamo il teatro della Filodrammatici, ma anche Fiorenzuola e Castello hanno un teatro. Piacenza ha una anima musicale grazie a Toscanini, Votto, Illica, Verdi, Zanella… tanti altri più o meno noti. Piacenza ha il Conservatorio Nicolini una rarità, una eccellenza internazionale. Quindi non si può dire che Piacenza abbia mancato, anzi c’è stato un impegno economico e anche molto trasparente sia quando è nata la sede estiva di Ravenna, sia quando si è trattato di “puntare” quasi solo, in termini si sponsor, contributi e ricerca finanziamenti, sia quando Piacenza ha voluto “legarsi” alla Cherubini.

Così succede in Germania, in Austria, in Svezia, in Giappone: la città fondativa è sempre presente in tutti i titoli, cartelloni, eventi, opere…e questo vuol dire “puntare a un legame”, come la Sinfonica di Chicago, la Filarmonica di Vienna tanto per citare due esempi noti a tutti. E’  vero anche che il maestro Muti può decidere “come, dove, quando, perché…”, ma , come piacentini, come innamorati della musica piacentina, ci piacerebbe che anche l’ufficio stampa fosse ogni tanto dalla parte emiliana e non solo romagnola, che il nome di Piacenza non fosse frammischiato a mille altre parole  dei programmi di sala, buono ma non sufficiente.

E’ vero anche che nel portale web dell’orchestra, “la piacentinità” è molto velata, da ricercare affannosamente, ma se si clicca sulla pagina ”sostenitori” è ben chiara la presenza di Associazione industriali, Fondazione cassa risparmio, Camera di commercio…. Per esempio, clicca “cherubini” nel web: oltre ad apparire al 7° o 11° gradino, nella schermata leggi “orchestra cherubini Ravenna”, e basta! Provare per credere!   Attenzione: nessuna critica alle persone, nessuna polemica futile….semplicemente se Piacenza è sede fondante, sostiene l’orchestra in vari modi oltre ad altre fonti finanziarie nazionali, appare doveroso chiedere che un piccolo o grande ci piacerebbe che anche l’ufficio stampa fosse ogni tanto dalla parte emiliana e non solo romagnola .

Due parole per stigmatizzare l‘intervento dell’assessore alla cultura: caro Papamarenghi  il ruolo dell’Assessorato della  cultura di Piacenza non deve essere assoggettato a nessun potere  esterno , non si può accettare , fatto certamente a fin di bene , il dictat di Riccardo Muti quando , paventa lo spostamento della cherubini da Piacenza. Gradiremmo che l ‘ Assessorato alla cultura di Piacenza, avesse la stessa sensibilità nei confronti di un  altra  struttura con sede a Piacenza  con valenza mondiale e mi riferisco , al segretariato mondiale premi Nobel per la Pace , con la quale ha sottoscritto un protocollo di collaborazione , a  tal proposito, vorrei sottolineare , che non è che il Segretariato debba attuare un programma di eventi per manifestazioni culturali piacentine , ma deve essere ,secondo me esattamente il contrario ,forse non si è ancora capita l’ importanza e il ruolo di Piacenza attraverso il segretariato coordinato dal dott, Marzio Dallagiovanna. Ci fa piacere  constatare , che  l’ assessore intende proteggere la Cherubini , perché ha dei costi irrisori, all‘ incirca tra i 20000,00 e i 25000,00  euro annui, ritenuti dall’ assessore un costo sostenibile Caro Papamarenghi, mentre da una parte sostieni che i  20-25 mila euro sono sostenibili, dall ‘ altra parte, i 18 mila euro annui per alcune mense scolastiche piacentine sono stati trovati grazie all‘ intervento del Sindaco e dopo alcune infuocate assemblee con i genitori. Il sig. Aldo Benedetti, scriveva su Libertà “Piacenza dimentica anche il Nobel”, non vorrei che questa profezia si avverasse. 

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Federico  Scarpa, Centro studi Piacenza

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