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L'annuncio / Ottone

Ottone, il sindaco Beccia tenta il tris: «Porto a termine i progetti iniziati»

Il primo cittadino uscente: «Secondo piano della casa di riposo, spogliatoi e facciata del municipio già finanziati». Sull’impegno amministrativo: «Crea problemi, per un anno indagato (e poi archiviato) a causa di una segnalazione di una persona alla quale non stavo simpatico»

«Una decisione rimuginata, anche per una valutazione con i cittadini. Ma ora ho deciso di ricandidarmi per il terzo e ultimo mandato». Il sindaco uscente di Ottone, Federico Beccia, si ricandida alle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno.

«Mi candido perché abbiamo dei progetti da ultimare - spiega lui stesso - come la facciata del municipio e gli spogliatoi, già finanziati, e il secondo piano della casa di riposo. Voglio portare a termine questi progetti, poi lasciare il posto a qualcun altro». La squadra sarà confermata? «In parte sì, con qualche integrazione. Trovo normale che dopo un mandato qualcuno abbia impegni familiari, professionali che lo portino a rinunciare all’attività amministrativa. Ci sarà qualche novità nella lista, persone che lotteranno insieme a me, se verremo eletti».

Guardando ai suoi dieci anni da primo cittadino ottonese, Beccia si dichiara «felice». «Ero venuto da queste parti a fare il medico, non avrei mai pensato di diventare il sindaco di questa comunità. Sono stati dieci anni belli, duri, un’esperienza indimenticabile e che segna. La rifarei, infatti mi ricandido per il terzo e ultimo mandato».

L’ultimo mandato ha visto il territorio dell’Alta Valtrebbia alle prese con diverse emergenze. Beccia nella fase pandemica ha affrontato l’emergenza nella duplice veste di sindaco e medico di famiglia della zona. «È stato un momento buio - ricorda - di disorientamento generale che ha colpito tutti. Ho preso decisioni “medievali”, cercando di chiudere il più possibile il territorio, evitando il contatto con l’esterno. Queste decisioni mi sono costate molte critiche da parte dei proprietari delle seconde case a Ottone. La strategia, però, ha pagato in termini di contagio: abbiamo limitato al minimo i problemi per i nostri anziani».

Negli ultimi cinque anni anche altre due battaglie: quella per la riapertura della Statale 45 a Ponte Lenzino e per la difesa della guardia medica. «Un sindaco in montagna - aggiunge - deve comunque avere lo spirito battagliero, perché purtroppo la tendenza è quella di eliminare sempre di più i servizi periferici per trasferirli ai livelli centrali. Nella sanità questa è una strategia sbagliata: meglio funzionano i servizi periferici, meno andiamo a congestionare quelli centrali. L’Ausl inizialmente ha preso decisioni errate sulle guardie mediche, noi abbiamo lottato per difendere il presidio».

Voltandosi indietro, Beccia ritiene che la scelta di fare l’amministratore pubblico «può provocare, a livello personale, molti problemi». A cosa si riferisce? «Faccio un esempio pratico. Una persona alla quale non stavo simpatico ha presentato un esposto in Procura contro di me, segnalando che avrei utilizzato le auto di servizio per “i cavoli miei”. Sono stato un anno sotto indagine, poi la Procura ha archiviato il caso perché non ha riscontrato alcun tipo di violazione. Sono vicissitudini che ti fanno dire: “a me chi me lo fa fare?”. Poi, in realtà, le motivazioni vengono fuori ugualmente. Pensi a quello che si riesce fare in una comunità di montagna come la nostra, se ci si mette impegno, e viene la voglia di proseguire».  

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