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Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

«Solo cinque giorni di lavoro in quasi un anno, viviamo sospesi»

Il musicista Paolo Bertoli dell'omonima orchestra: «Temiamo di essere gli ultimi a riprendere a lavorare. Per una ripartenza nei prossimi mesi balere dimezzate e ballo di coppia con la mascherina per tenere in piedi il settore»

«Solitamente tra giugno, luglio e agosto ho sempre fatto tra le 75 e le 80 serate. Da marzo a oggi, in quasi un anno, la mia orchestra dei sei musicisti ha lavorato solo in cinque occasioni, la scorsa estate». Paolo Bertoli, dell’omonima orchestra di liscio, da quasi 30 anni fa questo mestiere. Nato in Galles, originario di Bedonia (Parma), vive nella nostra città e lavora in tutto il Nord Italia, con qualche puntata anche all’estero.

«Il nostro è un lavoro come un altro – spiega Bertoli - non un hobby. Siamo delle imprese che vivono gli stessi problemi di tutti. Dall’inizio della pandemia, e anche adesso, ci siamo sentiti dimenticati. All’inizio per noi, rispetto ad altre categorie, non arrivavano gli aiuti del Governo. Tutti hanno dovuto darsi fare, al di fuori di questo settore, per tirare avanti». La sottovalutazione delle istituzioni potrebbe derivare dal fatto che molta gente può pensare che questo sia un hobby, una passione, e non una professione. «Quando mi chiedono che mestiere faccio – esprime Bertoli – e rispondo “musicista”, spesso mi sento dire: “Sì, ok, ma che lavoro fai per vivere?”. Eppure il mondo della musica, fatto anche di tanti sacrifici, ci occupa pienamente le nostre giornate. Non è un’occupazione normale: quando gli altri si divertono, noi lavoriamo. Quando sarebbe l’ora di dormire, siamo ancora in viaggio per l’Italia».

L’orchestra di Bertoli è una cooperativa. «La cassa integrazione ci è arrivata a fine settembre-inizio ottobre. Due mesi senza stipendio puoi andare avanti, ma più di così diventa veramente dura per chiunque». Il mondo dello spettacolo e della musica è variegato. «Oltre ai musicisti – precisa Bertoli - ci sono i tecnici, i gestori di locali, gli impiegati, gli editori, i manager, i service e tanti altri. Abbiamo ricevuto molto poco e chissà per quanto rimarremo fermi, anche perché quando ci sarà una ripartenza temiamo di essere tra gli ultimissimi a riprendere».

Sperate in un’estate quasi normale? «Nel nostro settore si tende a programmare tutto con largo anticipo. Al termine di un’estate si pensa già a quella successiva. Siamo quasi a febbraio e non sappiamo cosa accadrà, quando si potrà tornare a suonare e ballare, se le sagre di paese e le feste verranno messe in piedi dagli organizzatori. Difficile in quattro e quattr’otto organizzare qualcosa, per motivi burocratici ed economici. Qualcuno si sta muovendo in anticipo sperando che tutto vada bene. Noi, intanto, viviamo sospesi nel limbo».

Per Bertoli, per una ripartenza, si può dimezzare la capienza delle balere e ballare con la mascherina, ovviamente soltanto con il proprio partner. «Nelle pochissime occasioni in cui abbiamo suonato la scorsa estate ha funzionato. Il ballo liscio per tanti anziani è l’unico “sport” praticato, la sola attività fisica…Muoversi un po’ sulla pista da ballo – in condizioni di sicurezza - fa bene dopo mesi passati al chiuso».

Il problema riguarda tutta la musica nazionale, anche i “big” della canzone italiana. Tiziano Ferro ha fatto notare che se lui non è in grado di organizzare un tour, il problema economico non è tanto suo, ma dall’attrezzista che monta il palco e non ha quindi lavoro. Mancava un'associazione ad hoc: da poco è nata l’Unione orchestre ballo italiano spettacolo (Obis). «Siamo stati molto dimenticati – commenta Bertoli - il mondo della musica – che per noi è la nostra vita - è un traino importante per l’economia, eppure non c’è considerazione. La stessa cosa vale per il teatro, il cinema, la danza. L’unica cosa positiva del momento è che dopo 50 anni le orchestre si sono organizzate per farsi sentire».

In tutti questi mesi fermi cosa avete fatto per rimanere impegnati? «Sono andato in studio a registrare con il collega Alberto Kalle e Matteo Bensi e altri colleghi piacentini – conclude Bertoli -  e i miei musicisti. Ci siamo messi avanti per un repertorio nuovo. Abbiamo tanta voglia di riprendere, per rivedere la nostra gente e suonare in pubblico. Speriamo che, quando tutto questo sarà finito, la gente torni volentieri. A mio giudizio c’è tanta voglia di uscire, divertirsi, ballare».

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