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«Pensiamo a una società di persone che non “bevono” dal calice del pensiero unico»

Sforza Fogliani ha chiuso la quinta edizione del Festival della cultura della libertà

«Dobbiamo pensare a una società di apoti (inventata da Prezzolini, aiutato da Gobetti), cioè formata da persone che non “bevono” quello che raccontano le autorità, che non “bevono” dal calice del pensiero unico, completamente artefatto in funzione di determinati orientamenti». Così Corrado Sforza Fogliani ha chiuso dalla Sala Panini di Palazzo Galli (gentilmente concesso dalla Banca di Piacenza) la quinta edizione del Festival della cultura della libertà (tema, “Quali strategie per la libertà? Dalla cultura alla politica, dall’imprenditoria al diritto”) quest’anno esclusivamente in diretta streaming. Festival, ha annunciato Sforza - ideatore e anima della manifestazione - i cui aironi torneranno a volare su Piacenza il 29 e 30 gennaio 2022, con la speranza di poterlo svolgere in presenza, mantenendo però anche la modalità streaming, per far sì che venga seguito da tutta Italia, come è stato per questa edizione: «Il nostro Festival - ha osservato Sforza - è sempre stato apprezzato, ma non avrei mai creduto che le persone che si sono collegate potessero essere tante: abbiamo infatti toccato picchi superiori ai mille spettatori».

Dopo aver ricordato Luigi Einaudi, di cui quest’anno ricorrono i 60 anni dalla morte - e in particolare i suoi aforismi («uno per tutti: “Conoscere il presente è preparare il futuro”») che il Corriere pubblicò per convincere gli italiani a sottoscrivere i prestiti nazionali a sostegno dello sforzo bellico della Prima Guerra mondiale («prestiti volontari e irredimibili, non forzosi che avrebbero favorito l’inflazione») - Sforza ha passato in rassegna i vari momenti del Festival e gli argomenti trattati, compiendo una riflessione amara sulla situazione economica: «Il grave stato in cui si trova il Paese è solo l’anteprima di quello che deve capitare. Finita l’emergenza sanitaria ce ne sarà una economica drammatica, grazie anche alle misure del Governo che hanno distrutto il ceto medio e i lavoratori autonomi in particolare». «Nel nostro Festival - ha chiosato Sforza - abbiamo rinverdito le nostre idee, che ora sta a noi diffondere: idee di libertà, verità e di rispetto dei nostri diritti».

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