Giovedì, 23 Settembre 2021
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«Per 1 studente su 5 scuola più impegnativa di quella consigliata, il 35% poi non supera il primo anno»

Sono alcuni dei punti emersi dalla ricerca condotta da Politecnico di Milano e Piacenza Orienta, sui fattori di successo o insuccesso scolastico a Piacenza e provincia

Uno studente su cinque sceglie una scuola superiore più impegnativa di quella consigliata e il 35% poi non supera il primo anno: sono alcuni dei punti centrali emersi del Progetto “Fattori associati al successo/insuccesso scolastico degli studenti di Piacenza e provincia alla fine del primo anno di Scuola secondaria di Secondo grado”, organizzato dal Politecnico di Milano e svolto in collaborazione con la Rete Piacenza Orienta. «Da circa venti giorni si sono concluse le iscrizioni per gli studenti che a settembre inizieranno un nuovo percorso scolastico, compresa quella alle scuole Superiori, che si inquadra come una delle fasi più complesse della vita dell’adolescente e della famiglia» sottolinea la Rete. «Una schiera di ragazzi ha appena deciso la nuova strada da intraprendere e già un’altra leva di giovani della secondaria di primo grado - classi seconde - tra poco inizierà a confrontarsi sul tema della scelta, tra giornate di open day (sempre più anticipate rispetto ad un tempo) e incontri formativi. Tali fenomeni sono studiati, posti sotto la lente d’ingrandimento da parte di “addetti ai lavori”, che supportano la scelta attraverso ricerca e analisi. A tale proposito, alcune settimane fa, in modalità on line, si è tenuto un webinar di presentazione dei risultati del Progetto “Fattori associati al successo/insuccesso scolastico degli studenti di Piacenza e provincia alla fine del primo anno di Scuola secondaria di Secondo grado”, organizzato dal Politecnico di Milano e svolto in collaborazione con la Rete Piacenza Orienta. Relatore il professor Tommaso Agasisti del Politecnico di Milano. L’incontro, a cui hanno partecipato Dirigenti scolastici, referenti della Provincia, referenti dell’Orientamento, rappresentanti dei Centri educativi e degli Enti di formazione, si connota come uno dei momenti più importanti nello studio di questi processi. La dottoressa Simona Favari, dirigente scolastica del liceo Respighi, si è fatta in prima battuta portavoce dell’esperienza, evidenziando l’importanza di far conoscere i risultati della ricerca, determinanti per il lavoro di Piacenza Orienta, dei Progetti provinciali e regionali di antidispersione, reti che nelle scorse due annualità si sono mosse con azioni rivolte agli allievi, alle famiglie, ai docenti, al fine di formare una rete orientativa il più possibile proficua e consona alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie. La ricerca del professor Agasisti e del suo team si è incentrata, appunto, sulle azioni qualificanti, innovative e conseguentemente valutative delle attività di orientamento e di promozione del successo formativo. Mediante analisi di dati (provenienti dalle Scuole di Primo e Secondo grado) e resoconti Invalsi, statistiche descrittive, modellizzazione del successo/insuccesso scolastico si è data risposta a due quesiti: Qual è il valore del consiglio orientativo? Quali sono i fattori che “predicono” il successo o l’insuccesso?».

Piacenza Orienta evidenzia i punti centrali nessi in luce dalla ricerca: «la scelta delle Scuole Superiori da parte degli alunni e delle famiglie è risultata spesso in controtendenza con il consiglio orientativo dato dai docenti delle Scuole di Primo grado; le valutazioni delle Scuole di Secondo grado sono tendenzialmente più basse di quelle del Primo. Uno studente su 5 – afferma il Professor Agasisti – sceglie una scuola più impegnativa di quella che gli viene consigliata. Il 35% di questi alunni - dati emersi dalla ricerca – non ha superato il primo anno delle Superiori». «Quale suggerimento dare? Decidere quale scuola frequentare non deve essere vissuto come un salto nel vuoto. Tale momento va condiviso con chi – vedi i docenti delle scuole di primo grado - ha conosciuto le attitudini e vagliato le abilità dei ragazzi, con i referenti Orientamento e con chi sta percorrendo nuove strade di ricerca che aiutino i nostri figli e nipoti a guardare con fiducia al futuro».

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