Perché la “scienza biodinamica” è incompatibile con Scienza e Università

«Con questo documento desideriamo illustrare ancora una volta i motivi che rendono l’Agricoltura Biodinamica un tema scientificamente inaccettabile perché completamente estranea ai principi di verifica sperimentale e ripetibilità richiesti dal metodo scientifico»

Con inquietante frequenza l’università italiana si trova a dover affrontare le incresciose incursioni dell’Agricoltura Biodinamica che cerca di trovare spazio e riconoscimento all’interno del mondo accademico. A nulla sono serviti i numerosi e vibranti interventi a mezzo stampa, che si sono susseguiti in questi anni, volti a segnalare che i principi caratterizzanti del biodinamico fanno riferimento alla sfera delle pseudo-scienze e, pertanto, sono del tutto estranei al metodo scientifico.

Uno per tutti, l’articolo: L’appello della scienza: Fuori dagli atenei l’agricoltura biodinamica, a firma di sei autorevoli membri della FISV – Federazione Italiana Scienza della Vita, pubblicato nel gennaio dello scorso anno sull’inserto Agrisole del Sole24ore.

Ciononostante con distratta superficialità qualche Università italiana prosegue in una deriva antiscientifica che offende quanti, con grande serietà e nonostante le risorse finanziarie inferiori di oltre il 50% rispetto agli altri paesi industrializzati, riescono a mantenere alto nel mondo il valore della ricerca italiana.

Due recenti episodi:

- l’autorizzazione da parte del Senato Accademico dell’Università di Bologna alla costituzione di un’associazione per la gestione di un progetto sull’agricoltura biodinamica;

- il workshop organizzato dalla Scuola di Agraria dell’Università degli Studi di Firenze per il lancio dell’Associazione Italiana di Agroecologia, in cui viene dato ampio risalto alle pratiche biodinamiche; hanno riportato l’attenzione sul tema suscitando anche questa volta una accesa reazione a mezzo stampa:

Con questo documento desideriamo illustrare ancora una volta i motivi che rendono l’Agricoltura Biodinamica un tema scientificamente inaccettabile perché completamente estranea ai principi di verifica sperimentale e ripetibilità richiesti dal metodo scientifico. Al fine di evitare l’accusa di interpretazioni capziose e preconcette, ci affideremo a quanto scritto nel sito web www.biodinamica.it, dove sono enunciati con grande chiarezza i principi e le linee guida del pensiero biodinamico, e che di seguito sono testualmente riportati in “corsivo virgolettato”.

 Nella parte introduttiva vengono esposti i fondamenti concettuali dall’Agricoltura Biodinamica e qui apprendiamo che la nascita dell’Agricoltura Biodinamica è attribuita a “Rudolf Steiner, filosofo, ricercatore e fondatore dell’Antroposofia”.

Per i più ai quali tale disciplina è sconosciuta riportiamo testualmente la definizione dell’enciclopedia Treccani:

Dottrina teosofisica alla base di un movimento internazionale promosso da R. Steiner ……. Concepisce la realtà universale come una manifestazione divina in continua evoluzione. ….. L’a. si fonda su una ‘scienza occulta’, vale a dire su una serie di esperienze reali, di ordine psichico e spirituale …… capaci di porre l’uomo a contatto del mondo soprasensibile.

Ecco, quindi che, nella visione biodinamica, l’azienda agricola è posta in relazione non solo ”con l’ambiente circostante” ma anche ”con la Terra intera e infine con il cosmo dei pianeti e costellazioni”, dal che deriva che “spesso la pratica tecnologica, che si esprime con analisi quantitative e con soluzioni empiriche dagli apprezzabili risultati, non riesce ad andare di pari passo con la scienza e la stessa conoscenza.”

La lontananza della “scienza biodinamica” da verifiche sperimentali e analisi di laboratorio è ulteriormente ribadita dove si afferma che “L’Agricoltura Biodinamica è una metodologia agricola fondata su solide conoscenze scientifiche, anziché su accidentali constatazioni tecnologiche” per poi giungere alla conclusione che per la “scienza biodinamica”: “L’applicazione di concetti ed esperienze derivate dall’approccio sperimentale della chimica e della fisica di laboratorio, ha il limite di costituire un solo punto di vista parziale. L’operare con le forze che generano e muovono la vita si trova spesso ristretto dall’uso degli strumenti derivati dalla chimica e dalla fisica.”

E’ quindi ben chiaro che l’Agricoltura Biodinamica non solo si muove sui binari dell’esoterismo planetario, ma addirittura reputa il rigore dell’approccio sperimentale un grave limite perché “L’agricoltura biodinamica invece ritiene di dover lavorare con le forze che afferrano le sostanze e le organizzano, di dover quindi tenere conto maggiormente dei processi e dell’aspetto più finemente qualitativo delle sostanze.”

Dove, con buona pace di Isaac Newton, cui si deve il nome dell’unità di misura della forza nel Sistema Internazionale di misura, il concetto di “forza” dei biodinamici nulla ha a che vedere con la sua definizione di grandezza vettoriale il cui modulo è definito dal prodotto di una massa per un’accelerazione.

Se questi sono i principi generali su cui poggia la teoria dell’Agricoltura Biodinamica, nella pratica operativa essa si articola nelle due componenti “bio” e “dinamica” che ne definiscono il nome.

Per quanto riguarda la prima, vengono seguiti i principi di buona coltivazione organica praticata nel passato, prima dell’introduzione delle innovazioni legate allo sviluppo delle tecnologie chimiche introdotte con la rivoluzione verde nella seconda metà del secolo scorso. Si tratta di un importantissimo patrimonio culturale e scientifico del nostro passato che, laddove possibile, va certamente salvaguardato e valorizzato, e sul quale è in corso un ampio dibattito sul suo possibile contributo alla sostenibilità dei processi agricoli e alla salvaguardia ambientale.

Sotto tale aspetto l’Agricoltura Biodinamica riprende pienamente i principi dell’attenzione alla conservazione della fertilità del suolo, alla biodiversità, alla rotazione colturale, ecc. propri dell’Agricoltura Biologica con differenze limitate e certamente non caratterizzanti, sì che ne costituisce un inutile doppione di cui non si coglie la necessità.

Dove, invece, il biodinamico si differenzia e caratterizza è nella componente “dinamica” nella quale trovano corpo e applicazione i principi esoterici e astrali precedentemente riportati e sulla base dei quali sono concepiti i ”preparati biodinamici” . Questi costituiscono la vera essenza dell’Agricoltura Biodinamica, in quanto aspetto operativo fondamentale grazie ai quali “il cosmo dei pianeti e costellazioni” e “le forze che afferrano le sostanze e le organizzano” e “generano e muovono la vita” possono estrinsecare i loro straordinari effetti.

Da quanto sopra esposto è di tutta evidenza che i principi fondanti dell’Agricoltura Biodinamica sono null’altro che l’espressione del pensiero personale del suo fondatore e, quindi, completamente ed esclusivamente attinenti al mondo delle pseudoscienze. Pertanto, pur nel rispetto della libertà di chiunque di seguire le ideologie in cui crede e di praticare l’agricoltura che vuole, riteniamo inaccettabile che l’Agricoltura Biodinamica possa essere in qualsiasi modo e a qualunque titolo considerata all’interno dell’Università e della Ricerca italiana e, tantomeno, all’interno delle leggi che regolano la vita della Repubblica.

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