Piacenza città triste? «No, riservata, ma con la voglia di far capire tutto il suo valore»

Piacenza “sotto la lente” per conto di Conad (attraverso l’istituto di ricerca Aaster) nel suo grande viaggio lungo gli straordinari territori e le città italiane. Ne emerge un territorio dove la ripresa economica è più lenta di quanto non accada nel resto dell’Emilia-Romagna

Piacenza “sotto la lente” per conto di Conad (attraverso l’istituto di ricerca Aaster) nel suo grande viaggio lungo gli straordinari territori e le città italiane; ne emerge una città dove la ripresa economica è più lenta di quanto non accada nel resto dell’Emilia-Romagna. Ma l’uscita dal tunnel- sostiene la ricerca presentata dal sociologo Aldo Bonomi del Consorzio AASTER nella Sala dei Teatini (per un dibattito incentrato sul tema “Piacenza, persone, comunità e valori”, un evento che si inserisce nell’ambito dell’iniziativa Conad Il Grande Viaggio Insieme) - si intravede e porta il “marchio” della grande industria manifatturiera e metalmeccanica, e soprattutto della logistica.

Nel settore trova infatti lavoro il 15 per cento degli occupati e qui hanno sede i centri per la movimentazione merci di player internazionali come Amazon e Ikea. Una collocazione “naturale” se si pensa che Piacenza da sempre rappresenta uno snodo strategico tra Nord e Sud del Mediterraneo, e conta non a caso ben sette caselli autostradali. A questa vocazione si affianca quella agroalimentare: il piacentino è terra di Grana Padano e di salumi tipici a marchio Dop, ed è il solo distretto amministrativo europeo a vantare tre specialità, la coppa, la pancetta e il salame. Agroindustria, manifattura e servizi incrementano gradualmente la quota di occupati e il Pil. E se le percentuali di crescita restano più contenute rispetto al resto della regione, la vera sfida è tenere insieme tutte queste identità e affermarle per farne vero driver di crescita.

«Fare in modo - come ha ribadito l’a.d di Conad Francesco Pugliese - che “l’isola Piacenza” diventi un arcipelago, contribuendo ad unire sempre più tutti i protagonisti del territorio. Se c’è una comunità che prospera- ci ha detto a margine del convegno- si può fare business, ma noi vogliamo che questa comunità possa progredire; Piacenza vive quasi un’epoca barocca, con tante splendide singole realtà, ma dove manca ancora una visione collettiva; tante individualità, tante eccellenze che noi, anche con questo viaggio, vogliamo mettere insieme». E poi, per celia, nel dibattito, ha affermato che «Piacenza non è sfrontata come Parma ma è contraddistinta da una “sobrietà operosa”». teatini1-2

Un concetto condiviso dal vescovo mons. Gianni Ambrosio secondo cui non «va confusa la riservatezza con la tristezza. Dentro il cambiamento ci si rende conto di ciò che si perde, ma poco di ciò che si acquista. Dobbiamo avere la consapevolezza che il territorio è nelle nostre mani e c’è la corresponsabilità di tutti. Dobbiamo occuparci di chi non è del territorio, fare il bene per far bene, far avvertire l’esigenza di una comunità. La povertà ci può far comprendere l’importanza delle relazioni. Piacenza ha fatto molto con forme collaborative ed assistenziali. La crisi appare superata, ma c’è ancora di cultura e di visione. Bisogna averla verso il futuro, nutrire nei cuori la speranza». Per Giangiacomo Schiavi, giornalista di Corsera, «Piacenza non è fotogenica, ha difficoltà a riconoscersi; quella di decenni fa era orgogliosa e consapevole di sé, oggi appare dimessa e smarrita; deve perciò coniugare “coppa ed Amazon”, deve farsi conoscere e darsi un’identità di squadra, di costume, diventare la “nazionale del buon cibo”; servono immagini, deve darsi da fare sulla visibilità».

A parere di Bonomi «c’è anomia, ovvero non si è in grado di trasformare i cambiamenti in valori condivisi. Piacenza è densa di opportunità, è un territorio attraversato da flussi; deve ritrovare una propria identità, allargarsi alla nuova composizione sociale, trasformare i valori socialmente condivisi, rendersi conto che non c’è cambiamento senza lacerazioni». «La nostra - ha ribadito il sindaco Patrizia Barbieri- è una comunità che lavora “a testa bassa”, concreta; non è triste, è riservata, ed a volta non ha piena consapevolezza delle proprie potenzialità. Ma è orgogliosa del proprio territorio, delle tradizioni; è come una grande ricetta con ingredienti fantastici, ma manca ancora il cuoco che amalgama; il nostro limite è che non sappiamo capire le esigenze dei turisti; non possiamo imporre le nostre chiese, monumenti, palazzi, cucina, se prima non costruiamo insieme il “prodotto Piacenza”».

Il sindaco Patrizia Barbieri ha ricordato la straordinaria potenzialità della logistica (5 milioni di metri quadrati), la forza delle piccole e medie imprese che hanno permesso di superare, senza dilaceranti conflittualità, la crisi. «Dobbiamo lavorare di più - ha ribadito - sulla nostra identità, far capire il nostro lavoro. Da noi la qualità della vita è buona; molti che vengono per lavoro nella nostra città, poi ci restano». Costantino Vaia direttore generale del Consorzio Casalasco ha ricordato che Piacenza «è la capitale del pomodoro, un primato di storia e qualità, che ha saputo mantenere e valorizzare, evolversi adattandosi ai cambiamenti del tempo. Casalasco ha amalgamato territori diversi, ma affini, ha contribuito a riqualificare un’agricoltura che tutti ci invidiano, attenta all’ambiente ed alla qualità della vita; ora si tratta di fare un ulteriore salto culturale».

Il sindaco di Cerignale e coordinatore della Consulta Anci Piccoli comuni Massimo Castelli ha detto che «noi viviamo una dimensione diversa; guardiamo alla montagna come una comunità che può dare un grande contributo a tutto il territorio; la politica deve anticipare e dare risposte e soprattutto, guardare al domani». Sono intervenuti anche due studenti del Liceo Scientifico “Lorenzo Respighi”, che hanno riportato le loro impressioni e riflessioni su due grandi problematiche locali, ovvero la delinquenza giovanile, anche alla luce dei recenti episodi di risse tra coetanei e l’integrazione in una provincia ricca di emigranti. Insomma un dibattito franco ed aperto per aiutare Piacenza e crescere, un contributo essenziale derivato dal “grande viaggio Conad” attraverso paesi e città, una grande azienda per la quale “ci sono sempre persone oltre le cose”.

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