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Piacenza lato Nord da ripensare nel suo insieme

In piazza Cittadella o nell’area ex Acna il bosco urbano per le vittime del Covid promesso dal Comune? Il fronte nord di tutta la città va rivisto nella sua globalità

L’area ex Acna non può rimanere tale per sempre. Qui ci sta il parcheggio sotterraneo con in superficie il nostro Hyde Park o Central Park? Può essere una soluzione. Ci sarebbe rivitalizzazione e nuova vivibilità creando una specie di accessi diversi verso il centro città. Potrebbe esserci un itinerario “verde” ai bordi del centro storico, arricchito da un tratto verso via del Pontiere. Qui o in piazza Cittadella potrebbe trovare sede il bosco delle vittime del Covid-19 con essenze piacentine. Una progettualità così ampia integrata completa e motivata possa trovare consenso nei diversi comitati perché non è più un palliativo e marginale che da adito a interpretazioni. Occorre una visione concreta, ampia, lungimirante.

Credo che la sindaca Barbieri possa rappresentare il tempo e la figura per prendere una decisione. Ha ragione a meditare, ascoltare, far parlare tutti, vedere anche i disegni e le misure prese da ingegneri e architetti: tutto serve dopo tanti anni di errori e di scelta troppo settoriali. E’ stato giusto fare la tangenzialina piuttosto che chiedere – doverosamente visto il contratto degli anni ’70 – una tangenziale autostradale-cittadina fuori l’area urbana oltre il fiume Po? Capibili i vincoli di Genova, ma non quelli di Piacenza. Altri tempi. Finanziamenti più facili e nessun scrupolo su bellezza e rispetto.

Sarebbe importante iniziare a rimediare, a dare una visione ampia di questo lato del quadrilatero dell’urbe. Tanti anni fa ebbi modo di ascoltare sindaci e assessori. Resto della mia idea. Il fronte nord di tutta la città va visto nella sua globalità sarebbe un altro errore grave porrete una “toppa” su una area vasta che ha troppe mancanze ma che ha avuto qualche piccola rivoluzione negli ultimi anni. Sul tappeto c’è sempre la stessa domanda al tempo della giunta Vaciago: Piacenza vuole dare una immagine di sé attraente e di forza vitale? Il lato N della città è quello più in vista? Stranieri e foresti, investitori e turisti, le opportunità arrivano in città dalla Lombardia?

L’arco dal convento di santa Maria di Campagna fino al torrione Fodesta abbisogna di una cura e attenzione. Le mura vanno salvate e messe in risalto in primis, non alla maniera delle Clementine costate fior di soldi buttati, come il parcheggio grigliato con piantine dentro l’argine del Po e sotto il ponte ferroviario, senza illuminazione, telecamere, cartelli indicatori e panchine divelte, oltre ai rifiuti. Meglio valorizzare porta Borghetto e Fodesta che il bastione. Meglio aprire spazi e percorsi fra via Maculani e i chiostri di San Sisto. Dare luminosità e profondità e visione intera del Farnese, il suo cortile, piazza Cittadella direttamente dal ponte stradale sul Po. Importante è un collegamento di servizi da piazza Cavalli all’argine del Po, magari una pista ciclabile pedonale attrezzata. Via Maculani deve essere un altro Facshall. C’è una visione politica ambientale architettonica attraente vivibile che comprenda anche l’arena Daturi e piazza Cittadella e via del Pontiere? In Torrione Fodesta può nascere un mostra permanente del fiume Po, della storia dell’acqua e dei rivi antichi, dei vecchi porti fluviali. Una storia millenaria che Piacenza ha dimenticato…ha voluto dimenticare?

Il Politecnico potrebbe trovare spazio/tempo di un nuovo modello di museo interattivo-digitale dal paesaggio alla coltivazione dalla bonifica alla geologia insieme a quello di Castell’Arquato. Esiste quello del vino a Bordeaux frequentato da centomila persone l’anno. E’ evidente che la gestione è più determinante della realizzazione: chi vince il bando, gestisce per forza. L’asse lato Nord coinvolge anche l’ex San Marco, punto di riferimento musicale e espositivo, e porta Borghetto, salvabile con qualche camouflage degli interventi edili già fatti, può essere un luogo della storia del cibo piacentino. Sarebbe il “benvegnù” proprio in questa area centrale da rendere attrattiva, con boutique di vendita e assaggio e di cultura. Meglio che a Le Mose. Lo spazio ha bisogno di un arredo e di essere attrattiva come biglietto da visita, dando più sicurezza civica e politica, meno auto all’arrembaggio nelle strade limitrofe, valorizzazione dei monumenti e strutture storiche, snellimento della viabilità verso l’esterno città, allontanamento dal centro del traffico per non inquinare, più pedonalizzazione, meno autobus enormi e inquinanti.

Dopo di che il progetto di lungo periodo più importante diventa quello di spostare la autostrada A21: ricordo che quando fu costruita ci fu una sollevazione popolare enorme, compreso allora i 5000 soci delle due canottieri e Map. Fu assicurato – allora – che sarebbe stata una circonvallazione nord gratuita per sempre per i piacentini! Un pugno nell’occhio… ma non nel borsellino. Connubio sbagliato purtroppo. Purtroppo oggi con costi aggiuntivi. Chi se li deve accollare per legge e per contratto vista anche la fonte inquinante di azoto e Co2? 

Giampietro Comolli

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