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Foto di Carlo Mistraletti

Foto di Carlo Mistraletti

"Piacenza, le sue frazioni ed altre storie", il nuovo libro di Carmelo Sciascia

Sala gremita a Biffi Arte per la presentazione del nuovo libro-diario di Carmelo Sciascia, "Piacenza, le sue frazioni ed altre storie"

Sala gremita a Biffi Arte per la presentazione del nuovo libro-diario di Carmelo Sciascia, "Piacenza, le sue frazioni ed altre storie", edito da Youcaprint. In copertina un quadro dell’autore che raffigura la chiesa di Santa Maria Bambina a Bosco dei santi e che, nelle oltre cento pagine successive, presenta la nona raccolta di riflessioni, di opinioni e considerazioni su alcuni eventi del 2018: alcune già pubblicate sul nostro quotidiano on line o su Libertà, altre inedite. «Carmelo - ha evidenziato il giornalista Gaetano Rizzuto - è sempre in viaggio e vive da Racalmuto, dove è nato, a Piacenza e da Piacenza a Racalmuto dove ha la mamma e tanti amici. Laggiù e qui i suoi interessi culturali». Questo nuovo libro è diviso in due parti: la prima nasce come reazione ad un libro di Mauro Molinaroli dedicato alle frazioni (da qui il titolo Piacenza e le sue frazioni). E' una parte critica ma anche propositiva. La seconda accusa la politica, ma ci offre anche delle prospettive, analizza temi ed arriva a fare delle proposte col suo linguaggio profondo, pieno di citazioni, ricco di cultura e anche di politica, quella vera. Non manca la parte siciliana. E qui ci sono capitoli molto belli, come quello sulla caduta della casa Camilleri a porto Empedocle, sulla marcia Terrasini-Cinisi per i 40 anni del delitto Impastato, sul teatro di Siracusa e la brava Emma Dante, sulla Salsa Day, il pomodoro che collega Piacenza a Racalmuto, sulla festa di San Giuseppe sui monti sicani. «In genere - ha detto chi scrive dopo la lettura del suo testo che apre il libro di Sciascia - amiamo poco leggere fino in fondo articoli di giornalisti e opinionisti che esprimono concetti che non condividiamo, di Carmelo invece leggiamo tutto e spesso le sue argomentazioni ci fanno provare il piacere di cambiare opinione». L’attrice Tiziana Mezzadri ha reso ancor più dinamica la presentazione leggendo con voce calzante agli argomenti via via trattati, alcuni capitoli del libro che hanno poi fornito a Rizzuto l’opportunità di un articolato dialogo con l’autore dal quale proponiamo la risposta alla domanda “Lo sviluppo di Piacenza è davvero legato alla logistica ?”.

Il pretesto a formulare le considerazioni espresse nel libro, sono stati i viaggi preelettorale dei politici nelle frazioni. Questo non è stato un fatto nuovo, perché ad onor del vero, gli incontri, prima come candidati e poi come sindaci, da parte degli amministratori della Città, ci sono sempre stati. Ad inizio millennio nelle “prime dieci cose importanti da fare” (sindaco Reggi) ci doveva essere anche la soluzione dei problemi delle frazioni. Oggi si attendono fatti concreti come riscontro a “subito delle risposte” (sindaco Barbieri) di chi, per ultimo, ha programmato un mese di incontri con le borgate.  Come il sistema politico inglese che nonostante l’alternanza tra conservatori e liberali ha comunque mantenuto nel tempo la stessa politica economica interna e la stessa politica estera espansionistica, così è avvenuto nel tempo con le nostre amministrazioni cittadine: ad una iniziale presa di distanza dell’opposizione, seguiva poi nella realtà, quando raggiungevano la maggioranza, il proseguimento della stessa politica territoriale delle forze che erano già state, prima di loro, al governo della città: è avvenuto con Borgo Faxhall, con la logistica, come per la politica nei riguardi delle frazioni.

Allora io invece che dalle promesse elettorali sono partito dalla considerazione che diverse frazioni di Piacenza sono stati comuni autonomi, e se è vero  - e lo è - che ogni comune di questa nostra terra ha una propria peculiarità, allora risulterà evidente come nel parlare di queste frazioni si dovrà fare riferimento, ogni volta, a duemila anni di storia. Se l’Italia è la terra dei campanili, Piacenza è la città delle Chiese, delle Caserme e dei Conventi. Molti di questi edifici sono sorti nelle frazioni. Borghi storici e nuove frazioni si alternano nel disegnare oggi un territorio disarmonico e variegato. Ma nel complesso armonico nella sua disorganicità. Anche perché mentre le altre città hanno delle periferie frutto di un’espansione edilizia a macchia d’olio, costituita tutta da nuovi insediamenti, più o meno popolari, più o meno residenziali, Piacenza ha una periferia costituita in gran parte da borghi antichi. Vecchi borghi dove si è continuato però a costruire: praticamente ad un nucleo storico, prevalentemente di origine medioevale, si sono alternate villette a schiera, abitazioni di edilizia popolare e residenziale oppure capannoni per la logistica.

La superficie occupata dai capannoni supera quella di tanti Comuni della nostra Provincia. Non credo che la ricaduta in termini economici sulla collettività sia superiore ai costi che la stessa deve sopportare per traffico, inquinamento, degrado ambientale. Non mi risulta ci siano nella stessa frazione giardini, parchi, verde ed illuminazione, decentramento dei servizi, l’insieme di quelle strutture che tendono a migliorare la qualità della vita e ricompensare in qualche modo dei disagi patiti dai residenti. Anzi, ogni tanto, come una spada di Damocle sulla testa degli abitanti di altre frazioni attigue, come ad esempio Roncaglia, si affaccia la minaccia dell’estensione dell’area preposta alla logistica.  Le Amministrazioni dovrebbero prestare più attenzione alla collocazione di attività produttive, soprattutto a quelle che, con le loro opere effettuano trasformazioni ambientali rilevanti. Maggior controllo sugli insediamenti industriali che incidono sulla qualità dell’aria con le loro emissioni. La Pianura Padana è stata desertificata, prima da un’agricoltura intensiva ed estensiva poi dall’estensione continua dei capannoni per la logistica.

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