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«Piacenza non dimentica», scoperta la targa sulla casa natale di don Borea

In via Roma 48 la targa che segnala la casa natale di don Giuseppe Borea. Il sindaco Barbieri: «Tributo di riconoscenza dell’intera comunità piacentina»

“L’Amministrazione comunale rende oggi il tributo commosso e partecipe di Piacenza a uno dei suoi tanti figli caduti per la libertà, martire nel nome della pace, dell’amore e della carità cristiana. Perché questa casa possa diventare un’ulteriore tappa di consapevolezza e gratitudine, nel ripercorrere il cammino della nostra storia”. Così il sindaco Patrizia Barbieri ha concluso il suo discorso, stamani, in occasione dello scoprimento della targa che indica, al civico 48 di via Roma, l’abitazione in cui venne alla luce, il 4 luglio 1910, don Giuseppe Borea.


Nella ricorrenza del 77° anniversario della Liberazione di Piacenza, una cerimonia raccolta e profondamente sentita è stata l’occasione per ricordare il giovane sacerdote vittima del nazifascismo, che fino all'ultimo istante ebbe parole di comprensione nei confronti dei suoi aguzzini: "Perdono di cuore coloro che mi hanno fatto del male e anche voi che state per sparare", fu l'ultima cosa che disse. Era stato condannato a morte, poi fucilato nel febbraio 1945 a seguito di accuse infamanti e calunniose che furono, in un processo giudiziario iniquo e successivamente inficiato, il pretesto per stroncare il suo infaticabile impegno sociale, la sua testimonianza di fede e la sua presenza di forte, generosa umanità accanto agli ultimi e ai sofferenti, senza distinzioni di parte. “Quella figura esile e altruista – ha sottolineato Patrizia Barbieri – capace di non tirarsi mai indietro laddove poteva farsi strumento di pace, faceva paura più delle armi”.


Fu la stessa volontà di essere d’aiuto, di offrire sostegno morale e spirituale, a spingerlo ad arruolarsi come cappellano militare della 38° Brigata della Divisione Val D’Arda nel giugno 1944, ma già due anni prima aveva chiesto – senza ricevere il permesso – di essere inviato al fronte, ovunque fosse stato necessario, per portare conforto ai soldati nelle ore più difficili della loro vita. In quei lunghi, durissimi mesi in cui la brutalità del conflitto irruppe nelle vallate piacentine, la canonica di don Borea, a Obolo di Gropparello, rimase sempre aperta per chiunque bussasse alla porta. Pregò accanto ai detenuti e ai prigionieri di guerra, ricompose i poveri resti dei partigiani e ne celebrò le esequie nonostante fosse proibito, cercò costantemente la via del dialogo – come sempre aveva fatto, sin dal suo insediamento in parrocchia – e non negò mai ascolto e supporto a chi ne aveva bisogno, al di là di ogni appartenenza politica.


“Ciò che contava, per lui – ha rimarcato il sindaco – era l’umanità delle persone che chiedevano una parola di fede, un gesto d’amore o, semplicemente, quella pietà che era venuta a mancare”. Nel rievocarne “l’esempio altissimo e luminoso, nel solco del contributo determinante che il mondo cattolico diede alla Resistenza italiana”, Patrizia Barbieri ha espresso un ringraziamento sentito anche al nipote, Giuseppe Borea, per l’impegno nel tutelare e promuovere la memoria.

''Desidero ringraziare di cuore – ha detto Giuseppe Borea - anche a nome dei famigliari e del Gruppo Spontaneo di Ricerca sulla figura di don Borea la Sindaca avv. Patrizia Barbieri, la Vice avv. Elena Baio, la Giunta Comunale in rappresentanza dell' intera comunita' piacentina, per il tributo di riconoscenza rivolto al martire don Giuseppe Borea. In questi anni abbiamo seguito i suggerimenti prima del Vescovo Gianni e poi quelli del Vescovo Adriano, supportati nelle nostre azioni anche da tanti sacerdoti diocesani di oggi che, come quelli che avevano operato il proprio ministero in quel tempo oscuro e sconvolgente che scateno' la guerra civile in Italia, tengono alti i valori della fede cristiana, compiendo tanti sacrifici poco noti ai piu'. Oggi piu' che mai c' e' molta devozione vs don Giuseppe Borea, noi speriamo che venga avviata la causa di beatificazione, non tanto per lui, perche' lui e' sicuramente nella Gloria di Dio, ma perche' don Giuseppe Borea possa diventare un riferimento, un esempio per tanti.''

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