Polo di mantenimento, fino agli ‘30 la piazza d’Armi ospitò gli eventi fieristici della città

La Piazza d’armi scomparirà nel periodo dal 1936 al 1939, quando l’Arsenale era stato ampliato con la costruzione di nuovi reparti

FOTO DI ORESTE GRANA

La cronaca della visita della società Dante Alighieri all’esposizione museale allestita all’interno del “Polo mantenimento Nord di Piacenza”, della quale questa è la terza puntata, oltre ad averci permesso di sintetizzare in forma divulgativa la storia della moderna azienda industriale militare cui sono conferiti l’aggiornamento, il controllo e la manutenzione di apparati, mezzi e sistemi d’arma e il significativo contributo all’economia sociale del territorio in termini occupazionali - ci permette di conoscere quanto la struttura militare sia intrecciata anche culturalmente con la storia della città.

Reperti e cimeli esposti nelle sale museali documentano come all’interno della struttura militare siano ben conservate anche importantissime testimonianze della storia di Piacenza. Si tratta di cortine di mura con tre bastioni (dei cinque originali) del Castello di Pier viale Malta ieri e oggi-2Luigi Farnese costruito dal 1547 con le mura spesse, le feritoie da cui sparavano i pesanti cannoni ad avancarica dell’artiglieria da fortezza, le bellissime volte, gli scantinati con camminamenti e segrete. Dopo essere stato teatro di rilevanti eventi legati alla storia di Piacenza, quanto rimaneva del Castello militare negli ultimi decenni dell’Ottocento era stato sopraffatto dalla vegetazione spontanea e detriti di vario genere; nel periodo delle due guerre erano poi stati costruiti edifici e tettoie con inevitabili spianamenti e demolizioni. Nel dicembre 1982, il colonnello Gianni Gamberini divenuto capo della struttura con vice il Ten. Col. Eugenio Gentile, a seguito del rinvenimento di alcuni reperti, intuì i segreti di grande rilevanza storica e architettonica che quell’area dismessa celava. Ammaliato da quanto vedeva e immaginava, diventava ricercatore, storico, archeologo e direttore di cantiere con una serie di azioni che porteranno alla luce un monumento unico e sconosciuto anche ai piacentini; citato qua e là nelle pagine di libri stampati dopo l’Ottocento ma ritenuto distrutto per la quasi totalità.

Nel settembre dello stesso anno la morte improvvisa del colonnello Gamberini non compromise il recupero. Destino volle che il ten. col. Gentile, dopo due anni di incarichi lontano da Piacenza, rientrasse all’Arsenale come direttore. La passione trasmessagli da Gamberini, lo portò a costituire una motivata “squadra archeologica”, e a trovare i fondi necessari per riportare alla luce un gioiello unico dell’architettura militare nel cuore della città, non ancora del tutto esplorato. Il tutto è stato ricostruito dallo stesso Gentile nel volume "Il Castello ritrovato di Pier Luigi Farnese", opera del 1990 corredata da documenti e immagini con prefazione di Pietro Castignoli, allora Direttore dell'Archivio di Stato di Piacenza, e con un saggio sul monastero di san Benedetto, o san Marco, redatto dal prof. Armando Siboni. La storia passata e recente del Castello è documentata anche nel recente volume “Vestigia farnesiane. Luci e ombre della grande bellezza piacentina”, anno 2019, edito dalla Tip.Le.Co.

Nel 1872 il Comune aveva chiesto e ottenuto di poter utilizzare l’ampia spianata del Castello farnesiano denominata “Piazza d’armi” per un’annuale fiera del bestiame e per altre manifestazioni espositive. L’Immagine scattata in epoca antecedente la Prima guerra mondiale e la planimetria datata 1912, mostra come gli edifici militari fossero molto arretrati rispetto il fronte dell’attuale viale Malta.

Negli anni della Grande Guerra la Piazza d'armi era già divisa tra Officine di costruzione Artiglierie (poi Arsenale) e Direzione di Artiglieria, come si può vedere dalla stessa piantina.

La Piazza d’armi scomparirà nel periodo dal 1936 al 1939, quando l’Arsenale era stato ampliato con la costruzione di nuovi reparti che venivano ad affacciarsi sulla arteria che dal 1943 è denominata viale Malta ma he prima era Viale del Castello, toponimo che comprendeva anche la via che da Piazza Borgo scende all’attuale via Malta.

Il recupero del Castello farnesiano è solo parte delle benemerenze della compagine militare verso Piacenza. Notevole è stato infatti l’apporto dei suoi tecnici e delle sue maestranze al restauro e alla conservazione di insigne opere monumentali della città che avremo modo di documentare in un prossimo articolo.

Continua…

la piantina del 1912-2

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